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Sulle ali del longboard
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LA POTENZA DEL PHIGITAL PER L’IMPREDITORE CONTEMPORANEO
Eurochocolate 2024
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Alice nel paese …

SMAILL
SMAILL

La scoperta delle risorse importanti che ciascuno possiede e che la scuola deve favorire attraverso percorsi personalizzati e qualificati: questo il messaggio veicolato dalla ottava fiaba contemporanea contenuta nella raccolta intitolata Oltre la fiaba di Elena Opromolla, edita dalla Multimage.

C’era una volta un bambino apprendista inventore, disegnatore creativo, sempre sorridente, allegro e divertente.

In casa quando c’era lui non si capiva mai niente; amava fare tanti esperimenti con la farina, il sale, lo zucchero, il cacao, la segatura, la cera molle e tutto quanto gli capitava a tiro.

Tutti i giorni andava a scuola nel paese di Adultilandia. I compagni di scuola di Smaill erano felici solo quando c’era lui. Le maestre però non esultavano, perché le sue risate, i suoi gridolini e la sua euforia deconcentravano gli alunni e rendevano più pesante il loro lavoro.

Adultilandia era un paese freddo ed innaturale, pieno di palazzi e senza spazi verdi e, così freddi, erano diventati i suoi abitanti. Tutti erano nervosi e assorti in mille pensieri; pronti a rispondere con malagrazia; sempre a correre per arrivare primi, fino al punto da non guardarsi più in viso, per accorgersi se una persona era triste o allegra; senza più guardare il cielo, per scoprire s’era uggioso o sereno.

Solo Smaill riusciva a divertirsi e a divertire i suoi compagni, perché era molto amato dai suoi genitori, rapiti da quei suoi sorrisi disarmanti, ma questo le sue insegnanti, davvero un po’ stanche, non riuscivano a capirlo.

Un giorno Smaill perse il sorriso e tutto intorno si colorò di grigio. Durante i giorni felici e solari della bella stagione, Smaill si era occupato di un gattino un po’ spelacchiato e, a dir la verità, malandato; gli aveva portato il cibo ogni sera e, quando non aveva potuto farlo, aveva incaricato due anziani coniugi inglesi dirimpettai, affettuosi e disponibili con Smaill.

Spesso il bambino aveva chiesto alla mamma ed al papà di portarlo in città, ma il giorno della partenza i suoi genitori furono determinati a dirgli di no, perché Smaill aveva già una gattina a cui badare: Chicca.

La scuola iniziò e finalmente in classe tutto procedeva regolarmente.

Nessuno più disturbava: le lezioni si susseguivano, ma i bambini sbadigliavano, mentre le maestre spiegavano.

Smaill era triste e non divertiva più nessuno e, piano piano, le sue insegnanti cominciarono a preoccuparsi per lui.

Si diedero un gran da fare per aiutare il loro alunno: parlarono con i genitori; chiamarono alcune persone specializzate per i problemi dei bambini; gli organizzarono una festa, ma niente di tutto questo valse a fargli fare il minimo sorriso.

Smaill sembrava ormai perso nei suoi pensieri, in un mondo che solo la sua passione per il disegno riusciva ad illuminare.

Infatti, quando disegnava, si concentrava a tal punto che nulla più lo distraeva. Era bello guardarlo, finalmente, quieto, stabile, sereno; lui che non si stava mai fermo, quando disegnava s’incantava,

e trasferiva sul foglio immacolato le sue fantasie, le sue visioni infantili, i particolari della realtà

che ad un adulto sfuggivano.

Spesso mostrava ad un vicino di casa i suoi piccoli capolavori ed il Signor Ammirato

lo lodava e sorrideva, vedendo in lui, forse, quei nipotini che spesso non poteva incontrare.

Un giorno gli regalò dei pennarelli pregiati ed un album, sul quale lui stesso aveva scritto: – All’artista in erba -.

Un giorno Smaill, vide in suo disegno, un uccello variopinto, dalla coda lunga e soffice, uscire dal foglio e volargli accanto, per poi volteggiargli sul capo; il bambino lo seguì con gli occhi, mentre una piccola tartaruga fece capolino fuori dal foglio colorato, e, guardandolo sorpresa, fece qualche passo sfiorandogli il piedino; Smaill emise un grido, ma poi le si avvicinò e le accarezzò il guscio robusto ed affascinante; gli sembrava di dura plastica modellata, simile a qualche suo giocattolo.

La testa da vecchierella della testuggine lo guardò con quella sua aria sonnolenta e gli sbadigliò sul viso il desiderio di un pisolino, dopo quella escursione nel mondo degli umani.

L’uccello, intanto, gli si posò sulla spalla e, cinguettando, gli parlò. -Domani ti porterò il tuo gattino e così lo potrai vedere ogni volta che vorrai!

Detto ciò rientrò nel foglio e vi rimase immobile, mentre la madre, urlando per l’ennesima volta, lo chiamò per il pranzo:

-Smaill !!! A tavola!!!

II bambino un po’ intontito raggiunse la cucina col viso stranito, consumò il pranzo e ritornò a disegnare animali di ogni tipo, mischiando ali, zampe e creste. Passò quella giornata e giunse l’indomani.

Questa volta a scuola Smaill, durante la lezione di matematica, terminati gli esercizi, scarabocchiò un disegno nell’angolo del foglio, mentre sempre più lontana udiva la voce stridula dell’insegnante. L’uccello variopinto riapparve, uscito quasi per magia dal solco nero della matita, si fermò questa volta sul banco, seguito poi da una lucertolina, un serpentello, un riccio, una libellula e una rana.

Uscirono in fila indiana e camminarono sul banco, si guardarono intorno per nulla intimoriti da tutti quei bambini, che però non si accorsero di loro.

All’improvviso dal foglio bianco uscì, miagolando, anche il gattino spelacchiato e un po’ malandato che gli disse: – Perché  te ne sei andato?

Smaill allora sorrise raggiante, afferrandolo e stringendolo forte a sé senza badare più a niente, senza seguire più la lezione. Le maestre lo trovarono così, addormentato, mentre sul foglio a quadretti, apparvero disegnati tutti quegli animaletti, fatti così bene da sembrare veri.

Allora le insegnanti ebbero un’idea: “Perché non costruire, nel giardino della scuola, un’area verde attrezzata con recinti e voliere per accogliere, gattini, cagnolini ed uccelli smarriti o abbandonati?” II signor Ammirato fu interpellato e per Smaill avrebbe fatto di tutto, poiché l’amava come un nipotino; parlò con il direttore, con il dottore e l’ispettore, poiché era del settore, per realizzare quel favoloso progetto.

Un giorno Smaill andò a scuola e vide nell’area verde che la circondava tante voliere, recinti ed un laghetto pieni di animali e la sua gioia fu così grande che ritornò a sorridere, mentre i suoi compagni ripresero a studiare con piacere, soprattutto perché le scienze furono studiate all’aperto.

L’omino di ferro
L’omino di ferro
Lo scoiattolo e l’orsetto
Lo scoiattolo e l’orsetto
La mela canterina
La mela canterina

Arte

A BISACCIA LA MOSTRA DI PITTURA POP DI MARIA RAGAZZO
A BISACCIA LA MOSTRA DI PITTURA POP DI MARIA RAGAZZO

A Bisaccia la “Mostra” di Pittura “Pop” di Maria Ragazzo.

Secondo appuntamento Artistico Culturale al Castello Ducale di Bisaccia con la Personale dell’Artista irpina Maria Ragazzo dal titolo “Life IS POP”

Continuano gli appuntamenti artistico- culturali che il Comune di Bisaccia propone con un ricco programma di eventi artistici previsti per il 2024 nella splendida cornice del Castello Ducale di Bisaccia. Il secondo di questi appuntamenti, vede protagonista questa volta l’artista irpina Maria Ragazzo con la sua mostra personale dal titolo “Life IS POP” ispirata a personaggi di rilievo del cinema e della musica.

La sua notevole produzione artistica nel corso degli ultimi anni è stata protagonista di svariate Mostre ed Eventi culturali e, tra questi, di certo da segnalare la partecipazione alle iniziative artistiche “Car’artè” e “Art’ernative”, organizzate dall’Associazione La Torre a Caramagna Piemonte (CN), nella quale Maria si aggiudica il primo premio per la categoria pittura, scultura e design, che nel 2018 ripropone ad Aquilonia, suo paese natale.

L’artista nasce il 13 Marzo 1989 ad Aquilonia in provincia di Avellino. Muove i suoi primi passi in ambito artistico frequentando l’Istituto Statale d’Arte “S. Scoca” di Calitri, presso il quale consegue il diploma nel 2008, ed in seguito decide di perfezionare i suoi studi in ambito artistico ad Urbino, dove frequenta per tre anni il corso di Conservazione e Restauro dei Beni Culturali per poi spostarsi all’Accademia di Belle Arti, sempre ad Urbino, dove consegue il diploma triennale ad indirizzo Scultura. Al termine degli studi decide di stabilirsi nelle Marche ed attualmente risiede a Gradara (PU).

La Mostra di Maria Ragazzo sarà aperta al pubblico e visitabile a partire dal 1 al 31 Marzo 2024 negli orari 11:00 – 13:00 e dalle 17:00 – 19:00 dal Martedì alla Domenica presso lo spazio espositivo del Castello Ducale di Bisaccia.

Vernissage 1 Marzo 2024 ore 18:00 dove sarà presente l’artista.

SALERNO. LE STANZE DELL’ARTE A PALAZZO FRUSCIONE
SALERNO. LE STANZE DELL’ARTE A PALAZZO FRUSCIONE
AL CASTELLO DI BISACCIA LA MOSTRA DI CAROTENUTO
AL CASTELLO DI BISACCIA LA MOSTRA DI CAROTENUTO
I CUNICOLI LONGOBARDI DI AVELLINO COME NON LI AVETE MAI VISTI
I CUNICOLI LONGOBARDI DI AVELLINO COME NON LI AVETE MAI VISTI

Libri

Dove non mi hai portata di Maria Grazia Calandrone Edizioni Einaudi
Dove non mi hai portata di Maria Grazia Calandrone Edizioni Einaudi

Un libro inchiesta che si libra in una visione lirica dell’accaduto. L’autrice Maria Grazia Calandrone affronta un viaggio retrospettivo in una dimensione temporale antecedente la sua nascita, per cercare di ricostruire le vicende che hanno caratterizzato le vite dei suoi genitori: Lucia e Giuseppe, di cui non ha ricordo.

Il suo è un viaggio dolorosissimo a ritroso che la conduce ad ” incontrarli” finalmente attraverso la testimonianza di chi li ha conosciuti; un percorso che arriva fino all’infanzia stessa delle persone che le hanno dato la vita. Gli Anni Quaranta, Palata in Molise e gli orrori dell’Ultima Grande Guerra fanno da sfondo e riportano il lettore in una dimensione temporale oscura e violenta.

Lucia, la madre di Maria Grazia Calandrone, subisce le decisioni della famiglia in merito a chi lei debba amare e poi sposare: siamo in un Medioevo culturale e retrogrado non troppo lontano dall’oggi.

Giuseppe, l’uomo amato da Lucia, che diverrà poi il padre naturale dell’autrice, ha fatto la guerra ed è molto più grande di lei.

Maria Grazia nasce da quest’amore disperato e profondo, che all’epoca è considerato reato. Lucia e Giuseppe vivono l’emarginazione, l’isolamento e l’esilio verso Milano, dove però non riescono ad inserirsi nel mondo del lavoro. Il suicidio di entrambi, come ultima spiaggia, è il frutto di un ragionamento estremo e lucido, che li porta a pianificare la loro stessa morte, per poter assicurare un futuro alla figlia di appena otto mesi, adagiata sui prati dei giardini di Villa Borghese a Roma, prima di lasciarsi morire nel Tevere.

Maria Grazia Calandrone, compie insieme a sua figlia Anna, questo delicato e illuminante viaggio nella memoria dei luoghi e dei dati raccolti, per riappropriarsi della consistenza e del vissuto delle due persone che le hanno dato la vita, rinunciando alla propria per amore e solo per amore di lei.

“L’amore di Lucia “per me“, a me in persona sicuramente e semplicemente destinato, sta nel non avermi portata con sé nella morte, sta nel dove non mi ha portata e nel suo avermi riconsegnata alla vita. Alla vita di tutti. Facendo, della mia vita, fin dalle sue origini, vita che torna a tutti.”

Lo stile adottato si avvale di due generi letterari, poetico e narrativo, che si sviluppano lungo un filo elicoidale in cui passato e presente si danno la mano per poter rendere soave la narrazione intensa e dolorosa, che rende finalmente giustizia a tutti coloro che sono stati “uccisi” dalla mentalità e dalle convenzioni di una società chiusa ed impietosa.

Libri in Accademia. Continua la rassegna ad Avellino con il libro Un Paese Perfetto
Libri in Accademia. Continua la rassegna ad Avellino con il libro Un Paese Perfetto
Al via la Book Fair 2024
Al via la Book Fair 2024
TU e Il Tuo Alunno: Tutta la verità sulla scuola (De Donato & Költze, 2023)
TU e Il Tuo Alunno: Tutta la verità sulla scuola (De Donato & Költze, 2023)

Politica

Aleksej Naval’nyj – martire o criminale?
Aleksej Naval’nyj – martire o criminale?

Il probabile omicidio del dissidente russo e nemico di Putin riapre il dibattito, Aleksej Naval’nyj era un martire o un criminale?

Politica e dintorni – Aleksej Naval’nyj è morto, o meglio probabilmente è stato ucciso, mentre si infittiscono le cause del decesso i leader di tutto il mondo celebrano il leader dell’opposizione a Putin.

Il personaggio da sempre al centro delle polemiche interne ed esterne per via delle sue posizioni considerate xenofobe e razziste per via di alcuna dichiarazioni molto discutibili Nel 2007 fondò un movimento politico chiamato Narod (Popolo), che aveva come priorità la tematica dell’immigrazione.[31] Il movimento venne criticato per le sue posizioni xenofobe, come quando, in un video dell’organizzazione, lo stesso Naval’nyj paragonava i militanti jihadisti del Caucaso, scuri di pelle, a degli scarafaggi, dichiarando che mentre gli scarafaggi possono essere uccisi con una paletta, per gli esseri umani consigliava di usare le pistole. In un altro video, Naval’nyj sembra sostenere l’idea di una pulizia etnica nonviolenta tramite la deportazione. Vestito da dentista, mentre scorrono degli spezzoni di video di lavoratori immigrati, dice allo schermo: “Nessuno dovrebbe essere picchiato. Tutto ciò che ci infastidisce dovrebbe essere accuratamente, ma inflessibilmente eliminato mediante la deportazione… Un dente senza radice è considerato morto. Un nazionalista è colui che non vuole che la radice “russa” venga cancellata dalla parola “Russia”. Abbiamo il diritto di essere russi in Russia e proteggeremo questo diritto, pensa al futuro, diventa un nazionalista”.

Lo stesso Aleksej Naval’nyj nel 2013 tentò di diventare sindaco di Mosca non arrivando neanche al ballottaggio dando la colpa dell’accaduto all’apparato russo, pian piano il soggetto in questione è riuscito ad acquisire sempre maggiore visibilità e diventando pian piano il principale oppositore del Presidente Vladimir Putin, erigendosi come alternativa al regime dittatoriale di cui Putin rappresenta il vertice, e subendo anche un tentativo di avvelenamento per eliminarlo da un’eventuale concorrenza alla presidenza del Paese.

Aleksej Naval’nyj rappresenta per la quasi totalità del mondo occidentale un martire in nome della democrazia, tuttavia alcune macchie nel suo percorso politico devono essere tenute in considerazione, senza utilizzarle per giustificare i crimini commessi da Putin e soci, come al solito la verità è figlia del tempo, ed il tempo ci dirà se Aleksej Naval’nyj è stato un martire o un criminale.

La censura ai tempi del festival
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Joe Biden: ennesima gaffe
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L’Aja respinge le accuse di Kiev
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Psicologia

ARTICOLO 18 MISOFONIA

Ben ritrovati con “SorprendenteMente” la nostra mini-rubrica di psicologia che anche quest’oggi tratterà un argomento, a mio avviso, molto interessante. Parleremo della misofonia che , a quanto pare, risulta sconosciuta a molti. Il termine deriva da misos” (μῖσ&omicron), che significa “odio” e “fonos” (φόνος), che vuol dire “suono” o “voce”. È un argomento attualmente molto dibattuto in quanto è accompagnato da numerosi dubbi che, allo stato, non hanno consentito la sua classificazione tra i disturbi acustici. Ma vediamo nello specifico di cosa si tratta. Il termine è stato coniato nel 2001 dal gruppo di lavoro di Pawel Jastreboff che lo riferiva a “pazienti che reagivano negativamente solo verso determinati suoni e non riportavano miglioramenti quando trattati come iperacusici (Jastreboff & Jastreboff, 2014)” il che pose l’accento sull’importanza della reazione avversiva che i soggetti avevano nei confronti della fonte.  La misofonia, infatti, presenta una notevole reazione emotiva che, in risposta a determinati stimoli uditivi, si accompagna a rabbia, disgusto, tristezza, ansia o altro ancora, come reazioni fisiche che comprendono sudorazione, rigidità muscolare o perfino tachicardia. In pratica, il suono funge da “trigger”, mentre la reazione emotiva, legata alla valutazione soggettiva, è condizionata dai vissuti del soggetto, nonchè da una personale attribuzione di significato legata anche a fattori come la cultura e le credenze.

I trigger più comuni sono:

  • suoni cosiddetti “orali” quali il masticare, sorseggiare o succhiare da una cannuccia, sgranocchiare cibi croccanti, digrignare i denti ecc
  • Le voci con particolari caratteristiche come quelle dal tono nasale, ovattato o sibilante, oppure i canti stonati ed i vocalizzi, soprattutto se ad uso intercalare, che comprendono   “ah!”, “eh!”, “oh!” ecc.
  • suoni nasali, come respiri profondi, fischi nasali, il russare, il respiro congestionato, starnuti e il “tirare su” con il naso.
  • suoni degli animali come  l’abbaiare dei cani e/o il latrare, il cinguettio degli uccelli, il gracchiare delle rane, il piagnucolare di cani e gatti ecc.
  • suoni emessi con i movimenti del corpo, come per esempio: lo scrocchio delle articolazioni ome per esempio quello delle dita o del collo,  il rumore emesso dalle unghie che per esempio  battono su un tavolo o il rumore dei tacchi  
  • suoni emessi dai bambini piccoli, come urla, pianti balbettii, verbalizzazioni costanti
  • suoni ambientali, come: il fruscio della carta o lo strappo della stessa; il rumore delle stoviglie che stridono nel piatto o che si scontrano, i suoni delle tastiere dei cellulari eo le suonerie ecc. i clacson, il volume elevato della tv  e/o della radio, ecce cc.

Alcune ricerche, come quella recente effettuata dall’Università di Newcastle, hanno constatato che coloro che soffrono di misofonia presentano dei cambiamenti nella struttura del lobo frontale e nella stessa attività cerebrale ove i meccanismi di controllo emozionale forniscono terreno fertile per sovraccarichi dell’attività al momento dell’esposizione al trigger comportando una risposta psicologica amplificata con tanto di sintomatologia fisica. Il livello di vigilanza psicologica verso i suoni “scatenanti” è iperaccentuata e comporta una diminuzione di tolleranza parallela all’attivazione di processi iperacustici e iperattivazione neurovegetativa

Va da sé che la cosa si rifletta in modo negativo sulle aree relazionali: in ogni caso, se qualcuno vi chiede di abbassare il volume, accontentatelo.

L’ESIGENZA ESPRESSIVA DI UN’ARTISTA AVELLINESE
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IL MURO
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IL VALORE DEI NONNI
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TERZO SETTORE

La figura del volontariato negli Enti del terzo settore
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<strong>Rendicontazione del 5 per mille negli ETS</strong>
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Le raccolte fondi negli Enti del Terzo Settore
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La rendicontazione negli Enti del Terzo Settore – parte 2
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