Oggi la mini-rubrica “SorprendenteMente” torna con l’intenzione di soddisfare una richiesta pervenuta da un assiduo lettore di PLUS! Magazine. Avendo letto l’articolo sui pregiudizi, mi ha chiesto di specificare cosa fosse l’ageismo  “…in quanto non tutti sono a conoscenza dell’esistenza di questo termine né del suo significato”. La definizione di ageismo è stata data dal gerontologo Robert Neil Butler che già nel 1969 utilizzò questo termine riferendosi all’insieme dei pregiudizi basati sull’età con i relativi stereotipi.

Nella società moderna, basata sull’apparire, sulla forza “giovane” e sul rifiuto sostanziale dei segni del tempo, la vecchiaia viene stigmatizzata e le persone anziane considerate sempre più “inefficienti” e addirittura “inutili”. Va da sé che la vecchiaia venga vista da tutti come il passaggio più prossimo alla morte e quindi, di conseguenza, accettata con difficoltà, tuttavia ciò non giustifica le modalità pregiudizievoli e/o discriminanti riservate alle persone anziane.  

Sicuramente la maggior parte di voi, leggendo questo pezzo, adesso penserà “ma io rispetto gli anziani”, tuttavia sono pronta a scommettere che almeno una volta, abbiate agito su base ageista. Sarà sicuramente capitato che, andando di fretta nella frenetica routine quotidiana abbiate addebitato un rallentamento nelle vostre commissioni dovuto alla persona che guidava la macchina che vi precedeva: “l’anziano con la coppola”. Non potete negarlo.

La definizione “anziano con la coppola” è stata volutamente riportata in quanto l’immagine delle persone anziane, in questo caso uomini, vengano classificate per età quindi “anziano” invece che “uomo”. Inoltre, nell’immaginario collettivo, sono associati allo stereotipo con l’accessorio del cappello: solitamente trattasi della cosiddetta “coppola”. Del resto, si ripropone il sottolineare la lentezza degli anziani, la loro mancanza di prontezza di riflessi ed il pretendere che “non debbano più fare” delle cose, come guidare.

Su quest’ultimo punto c’è però da fare una ulteriore considerazione: se le scuole guida danno il benestare per il rinnovo delle patenti con tanto di visita medica, vuol dire che anche gli over 65 siano in grado di guidare senza essere un pericolo per gli altri.  Tuttavia, non basta questo dato ad evitare il pregiudizio e le discriminazioni, che purtroppo non si limitano a quanto finora vitato in quanto il pregiudizio è spesso accompagnato da modalità che tendono al sopruso: basta pensare alle truffe a danno degli anziani, alle violenze, agli abusi fisici, psicologici e finanziari che essi subiscono.

Uno su tutti ci riporta all’esordio della pandemia quando il numero dei decessi era altissimo e colpiva in eclatante maggioranza gli anziani: sconcertanti, a mio avviso, le reazioni dei “giovani” (in tv e sui giornali) che esprimevano indifferenza nei confronti di una realtà che, nei fatti, ha devastato la nostra società e soprattutto del risentimento verso l’attenzione dedicata agli anziani.

I giovani percepiscono le persone anziane come “consumatori passivi delle risorse comuni” alle quali non solo addebitano la frequente necessità di “onerose cure mediche che pesano sul bilancio pubblico”, ma addirittura gli contestano le piccole agevolazioni sociali come per esempio posti riservati, tariffe ridotte, precedenze ecc. Paul W Watzlawick (in “Pragmatica della comunicazione umana”) descriveva l’anzianità contestualizzandola in una particolare fase del tempo di vita ove se da un lato all’anziano era “concessa” una libertà assoluta nei suoi atti, dall’altro ci si scontava con la realtà sociale in cui l’esistenza dell’anziano non era già apprezzata all’epoca.

Ricordiamo, inoltre, che se il numero delle persone anziane è in aumento, è grazie alle aspettative di vita che al giorno d’oggi sono notevolmente migliorate, soprattutto rispetto alla longevità ed anche alla medicina moderna che ha fatto dei passi da gigante ed ha potuto intervenire in tal senso.

Ma è possibile che la visione degli anziani sia solo negativa? nell’ageismo si, negli stereotipi, invece c’è anche “qualcosa di buono”. “L’anziano, infatti, comprende però diverse fasce d’età nonché diverse rappresentazioni e con esse, diversi stereotipi. A tal proposito si può far riferimento agli studi di Brewer, Dull, & Lui, (1981) che hanno categorizzato tre principali sottotipi: 1) la nonna vista con luce positiva in quanto rappresentazione di premura, saggezza ed affidabilità; 2) lo statista senior che incarna l’uomo intelligente, attivo e rispettato; 3)  il/la vecchio/a che rappresenta l’accezione negativa della rappresentazione in quanto rimanda ad ostilità, debolezza ed inattività.

Ebbene tutti abbiamo o abbiamo avuto i nonni a cui siamo/eravamo legati: questi sono una immensa ricchezza, soprattutto per i bambini, in quanto sono la storia e sono i custodi dei racconti più belli, quelli veri, fatti di sentimenti e valori. Pensateci, cari ageisti : ripugnate ancora gli anziani? 

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