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Anish Kapoor apre l’Inferno: una stazione tra mito e materia

Fortuna Addivinola

Fortuna Addivinola

Autore di +Plus! Magazine

NAPOLI — C’è una nuova soglia nel ventre di Napoli. Non è solo un ingresso alla metropolitana, ma un varco immaginifico che unisce terra e abisso, materia e spirito. Si chiama Monte Sant’Angelo, è la prima fermata della neonata Linea 7, ed è stata inaugurata ieri, 11 settembre 2025, dopo un’attesa lunga oltre vent’anni. Ma soprattutto, porta la firma di uno dei nomi più autorevoli dell’arte contemporanea: Anish Kapoor, in collaborazione con lo studio londinese AL_A dell’architetta Amanda Levete.

Un’infrastruttura? Non esattamente. La nuova stazione è stata concepita fin dall’inizio come un’opera d’arte abitabile, un gesto scultoreo radicato nel tessuto urbano e culturale della città. Kapoor l’ha chiamata La Bocca: un’apertura monumentale in acciaio corten, dalla forma organica, morbida, che emerge dal terreno come una creatura mitologica o una ferita viva nella pelle della città.

Un tunnel rovesciato

L’idea era quella di capovolgere il tunnel, come un calzino”, ha dichiarato Kapoor nel giorno dell’inaugurazione. “Nella città del Vesuvio e del mitico ingresso all’Inferno di Dante, ho voluto affrontare il significato reale dell’andare sottoterra. Una scala mobile che scendeva mi sembrava perfetta”.

Il riferimento a Dante non è casuale. L’opera evoca direttamente l’immaginario dell’Inferno della Commedia e lo fonde con quello napoletano: un paesaggio stratificato, vulcanico, sotterraneo. Scendere nella stazione significa anche entrare in un altro livello della città, non solo fisico ma mentale. Non a caso l’artista definisce la sua opera come un “passaggio simbolico verso l’ignoto”.

Anish Kapoor

Un doppio accesso: tra teatro e silenzio

La Bocca ha due ingressi distinti, pensati per offrire due esperienze opposte ma complementari. Il primo, realizzato in acciaio corten, è un imbocco teatrale, visibile, scultoreo. Il secondo è più discreto: una fenditura in alluminio lucido, quasi invisibile, incassata nel suolo. Entrambi conducono alla medesima profondità, ma con sensibilità diverse: una più scenica, l’altra più intima.

All’interno, la stazione prosegue nel solco del progetto architettonico sviluppato da AL_A, in cui materia, luce e spazio collaborano per creare un ambiente immersivo, dove il viaggio quotidiano si trasforma in esperienza estetica.

Anish Kapoor

Un sogno nato nel 2002

La genesi della stazione Monte Sant’Angelo è lunga e complessa. Il progetto nasce nel 2002, i lavori iniziano nel 2008, ma vengono presto sospesi a causa di contenziosi burocratici. È solo nel 2016-2017 che la scultura principale, La Bocca, comincia a prendere forma. Oggi, finalmente, la fermata è realtà: un nodo di collegamento tra i Campi Flegrei e la linea Cumana, ma anche tra arte, architettura e mobilità sostenibile.

Anish Kapoor: scolpire il vuoto

Anish Kapoor, nato a Bombay nel 1954, vive e lavora a Londra dagli anni ’70. Artista tra i più influenti al mondo, ha fatto del rapporto tra vuoto, assenza e materia la cifra distintiva del suo linguaggio. Vincitore del Turner Prize nel 1991, Kapoor ha realizzato opere iconiche come il “Cloud Gate” a Chicago e numerosi progetti espositivi in tutto il mondo. È noto per le sue installazioni monumentali che sfidano la percezione dello spazio, e per il suo interesse nel trasformare lo spazio architettonico in esperienza emotiva e concettuale.

Con Monte Sant’Angelo, Kapoor firma la sua prima stazione metropolitana, portando la sua poetica nel vivo della quotidianità urbana.

Anish Kapoor

Le Stazioni dell’Arte: Napoli capitale dell’estetica pubblica

La stazione Monte Sant’Angelo si inserisce nel più ampio progetto delle Stazioni dell’Arte, iniziativa che ha già trasformato la metropolitana napoletana in un museo sotterraneo a cielo chiuso. Oggi si contano oltre 200 opere firmate da più di 90 artisti e architetti internazionali: da Tobia Scarpa a Gae Aulenti, da Karim Rashid a William Kentridge.

Un esempio celebre è la stazione Toledo, più volte premiata come una delle più belle del mondo, con i suoi mosaici blu e l’effetto vertiginoso del cratere di luce. Monte Sant’Angelo raccoglie ora questo testimone, alzando l’asticella dell’ambizione artistica e simbolica.

Una città che scende per risalire

Napoli continua a scommettere sulla bellezza, anche — e soprattutto — sotto terra. Monte Sant’Angelo non è soltanto un punto sulla mappa, ma un luogo mentale, un passaggio, una soglia tra visibile e invisibile. Un’opera che invita a riflettere, a perdersi, a cambiare prospettiva.

Perché a Napoli, scendere non è mai solo una questione di direzione. È un modo per scoprire, attraversare, risalire trasformati.

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