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Antonia di Nardo: dalla fotografia simbolica al raduno dei gemelli

Fortuna Addivinola

Fortuna Addivinola

Autore di +Plus! Magazine

Figlia d’arte da generazioni, Antonia Di Nardo si avvicina alla fotografia sin dalla giovane età, sentendo fin da subito un legame profondo con questo mezzo espressivo. La sua ricerca artistica è caratterizzata da una forte attrazione verso la serialità, un elemento che diventa cifra distintiva della sua produzione.

Tra i suoi primi lavori spicca la serie I chiodi di Thor, un progetto in cui vengono fotografati antichi chiodi risalenti a epoche diverse del XIV e del XVII secolo — rinvenuti nelle campagne. In questi oggetti, apparentemente semplici, Di Nardo individua una potente metafora dell’umanità: il chiodo, inizialmente integro e uguale a sé stesso, si modifica nel tempo, piegato dalla ruggine e dagli agenti atmosferici. È un’immagine che, nella sua semplicità, riflette sulla fragilità e sulla trasformazione dell’essere umano.

Il titolo della serie introduce un riferimento simbolico e volutamente ambivalente: Thor è assimilato a Cristo, ma la dimensione religiosa resta più che altro un pretesto per parlare, in termini più ampi, della condizione umana. Il fulcro, infatti, non è il culto, ma l’umanità stessa, osservata attraverso un oggetto industriale e umile, reso poetico dal tempo e dalla materia.

Antonia di Nardo

Alla domanda se la sua attenzione alla serialità sia legata a un interesse per l’arte contemporanea — in cui la ripetizione è spesso un elemento centrale — Di Nardo risponde:

«Amo profondamente sia l’arte classica che quella contemporanea. Tuttavia, ciò che ha veramente acceso in me l’interesse per la serialità è stata la natura stessa della fotografia. Fin da bambina osservavo mio padre, anche lui fotografo, stampare più copie di un’unica immagine. Questo gesto, apparentemente semplice, mi ha colpito nel profondo. La fotografia è per sua natura infinitamente riproducibile, e viviamo in un’epoca in cui la riproduzione non è solo tecnica, ma anche industriale. È da lì che nasce la mia ossessione per tutto ciò che è seriale.»

Nel lavoro di Antonia Di Nardo, quindi, la fotografia diventa non solo strumento di rappresentazione, ma anche riflessione sul tempo, sulla materia e sull’essere umano nella sua complessità. Una ricerca che coniuga rigore concettuale e sensibilità poetica, dove ogni immagine è parte di un racconto più ampio, fatto di dettagli, trasformazioni e memoria.

Antonia di Nardo

Secondo lei, la fotografia ha perso valore con l’avvento dei social media e degli smartphone?

«Non credo affatto che la fotografia abbia perso valore. La considero un linguaggio artistico, e come tutte le forme d’arte, non si esaurisce: si trasforma. L’evoluzione tecnologica — dai social network alla fotografia mobile — ha certamente cambiato le modalità di fruizione e produzione delle immagini, ma non ha intaccato l’essenza del mezzo. I professionisti del settore si adattano, si rinnovano, trovano nuove vie espressive. La qualità, la visione e la sensibilità di chi fa fotografia con consapevolezza si riconoscono sempre. È questo, alla fine, che distingue uno scatto improvvisato da un’opera pensata.»

C’è stato un progetto che l’ha segnata in modo particolare nel corso della sua carriera?

«Tra i molti progetti che ho realizzato, Di/Visioni è certamente quello che più mi ha trasformata, anche sul piano personale. Si tratta di una mostra che considero conclusa, ma che non è ancora stata presentata nella sua interezza. Due delle quarantaquattro opere che la compongono sono già state esposte in occasione della Biennale di Salerno, ma sento la necessità di individuare il contesto giusto, sia in termini di spazio che di tempistiche, per proporla integralmente. In questo sono un po’ fatalista: credo che il momento giusto arrivi da sé.
A differenza di altri miei lavori incentrati sulla serialità, in Di/Visioni non si ripete l’immagine, ma si lavora sul concetto di separazione e moltiplicazione. Le opere non si replicano, ma si sdoppiano o si frammentano.»

«La fotografia, per me, rappresenta un mezzo straordinario per entrare in contatto diretto con l’essere umano. È un’esperienza potentissima, capace di generare relazioni profonde e autentiche. Con il progetto Di/Visioni ho attraversato un passaggio significativo: dall’indagine sull’oggetto inanimato sono giunta a rivolgere l’obiettivo verso la figura umana»

Antonia di Nardo

Come nasce il passaggio dalla fotografia all’organizzazione del Raduno Nazionale dei Gemelli?

«Fotografo gemelli ad Altavilla Irpina fin dai primi anni Duemila. Col tempo mi sono resa conto che in questo piccolo paese c’era un’altissima concentrazione di gemelli — un fatto quasi misterioso, che mi ha subito affascinata. Ancora una volta si trattava, per me, di lavorare sul concetto di serialità, tema ricorrente nella mia ricerca.
L’idea del raduno nasce da uno scatto: una fotografia a due gemelli identici, Carmine e Gianluca Bruno. Chiesi loro di posare con una tazza nera al centro dell’inquadratura, usata simbolicamente come elemento di separazione. Erano vestiti in modo diverso, ma avevano tratti perfettamente speculari. Lo scatto creava un chiasmo visivo, quasi una figura retorica incarnata nell’immagine — una costruzione che ritroviamo anche nelle regole del linguaggio e del pensiero.
Da quell’immagine è nata l’intuizione di riunire tutti i gemelli della zona e, successivamente, di dare vita al primo Raduno Nazionale dei Gemelli. Un evento che è cresciuto nel tempo, diventando occasione di incontro, racconto e riflessione sull’identità.»

Antonia di Nardo

Il primo raduno ha avuto una data molto particolare: il 02/02/2020. Come è nato quel momento?

«Il 2 febbraio 2020, una data palindroma e ambi gramma — leggibile allo stesso modo da entrambi i sensi e persino capovolta — ho scelto di organizzare il primo Raduno Nazionale dei Gemelli. Era un giorno simbolico, quasi magico nella sua simmetria, che ben rappresentava il tema dell’identità doppia e della riflessione visiva che porto avanti da anni.
Il successo fu immediato: l’eco mediatica andò ben oltre ogni aspettativa. Fui contattata da Studio Aperto, La Repubblica e altre importanti testate nazionali. La stampa ne parlò con entusiasmo, e da quel momento capii che dovevo continuare su questa strada. Non era solo un evento: era diventato un progetto culturale, sociale e visivo con un’identità forte e un messaggio universale.»

raduno dei gemelli

Il 4 e 5 ottobre 2025, il Raduno Nazionale dei Gemelli ideato da Antonia Di Nardo vivrà un momento speciale: alcune coppie di gemelli selezionate durante il raduno estivo (in programma a fine luglio) parteciperanno alla NASA Space Apps Challenge, ospitata in via eccezionale all’interno del Vaticano. Si tratta di una maratona creativa globale in cui squadre da tutto il mondo collaboreranno per trovare soluzioni innovative a partire dai dati satellitari forniti dalla NASA.

raduno dei gemelli

Con uno sguardo che unisce memoria, arte e futuro, Antonia Di Nardo continua a trasformare la fotografia in uno spazio di incontro, riflessione e meraviglia. Il suo viaggio, partito da immagini silenziose di oggetti antichi, oggi coinvolge persone, comunità e perfino lo spazio. E questo, forse, è solo l’inizio.

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