Arte, Ecologia e Memoria si fondono a Napoli
NAPOLI – Un’immersione che ha saputo unire archeologia, arte contemporanea e un urgente monito ecologico: si è inaugurata giovedì 2 ottobre alle ore 18.00 presso lo storico Acquedotto Augusteo del Serino la mostra TESSUTI UMANI dell’artista Rosaria Corcione. L’evento, a cura di Valentina Rippa e con la direzione artistica e organizzativa di Luisa Corcione, è stato promosso e finanziato dal Comune di Napoli nell’ambito della programmazione di arte contemporanea 2025 “Visioni contemporanee”.
Dallo scarto all’opera: una denuncia contro le microplastiche
Tessuti Umani non è solo una mostra, ma il culmine di un ambizioso progetto di arte partecipata che aveva coinvolto la cittadinanza napoletana per mesi. Il progetto era nato con l’intento di sensibilizzare il pubblico sulla crisi ecologica e, in particolare, sul grave problema dell’inquinamento da microplastiche, dimostrando al contempo come il processo artistico potesse restituire bellezza anche dai materiali di scarto.
Le opere sono state realizzate attraverso la trasformazione di materiali di scarto raccolti collettivamente, diventando così un “viaggio nel cuore della materia e della memoria”, che dalla spazzatura ha saputo generare arte.

Un’esperienza immersiva nel ventre antico della città
L’installazione ha trovato la sua sede ideale nell’Acquedotto Augusteo, suggestivo sito archeologico romano che un tempo accoglieva l’acqua, linfa vitale della città. Qui, Rosaria Corcione ha dato vita a un’opera che evoca lo strato epidermico, la pelle, tessuta con gesti che richiamavano il respiro della materia viva. La trama irregolare e vibrante si è presentata come una “membrana organica” sospesa, un monito sulla fragilità del confine tra vita e dissoluzione.
L’esperienza visiva è stata potenziata da una raffinata composizione elettroacustica di Marco Vidino, che ha tradotto il pensiero dell’artista in un paesaggio sonoro fatto di frequenze e risonanze, e dal video di Upside Production, che ha amplificato il concetto dell’opera con frammenti e sovrapposizioni visive. Il risultato è un’esperienza totalmente immersiva, dove l’acqua è emersa come elemento costante: bacino di inquinanti da trasformare, ma anche vita da preservare.

Gabbie toraciche e la circolarità tossica
Nello spazio espositivo, l’artista ha collocato sculture a forma di gabbie toraciche, che rimandavano al valore della gabbia come luogo di conforto e accoglienza per gli organi vitali, ma anche al fragile confine della vita stessa. L’acquedotto, in tal modo, si è trasformato esso stesso in un microcosmo, un organismo fatto di arterie, vene e ossa.
Un tappeto luminoso ha accompagnato il visitatore, evocando i fondali marini e rendendo tangibile la “circolarità tossica” della plastica: dal mare, ai pesci, fino ai nostri corpi. Le scelte materiche e tecnologiche hanno messo in luce la responsabilità dell’uomo nei confronti della natura, allontanando ogni idealizzazione romantica per mostrare la dura concretezza del conflitto tra essere umano e ambiente.

Informazioni utili e appello alla partecipazione
La mostra Tessuti Umani sarà visitabile dal 3 al 25 ottobre 2025 presso l’Acquedotto Augusteo del Serino, in Via Arena alla Sanità, 5, con orari il venerdì (17.00 – 19.00) e il sabato e la domenica (10.00 – 13.00), o su appuntamento.
L’artista ha inoltre lanciato un appello alla cittadinanza per partecipare attivamente a un laboratorio collettivo in programma per il giorno 10 ottobre, sempre nell’Acquedotto Augusteo, finalizzato alla realizzazione di un’opera collettiva frutto della plastica raccolta nei mesi scorsi. Per partecipare è necessario iscriversi inviando una mail a: [email protected].

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