Aspre critiche alla manovra
Confindustria, Banca d’Italia e CGIL per una volta si ritrovano unite per lo stesso motivo aspre critiche alla Manovra 2025.
L’ultima legge di bilancio varata dal Governo Giorgia Meloni è stata oggetto di approfondite critiche da parte sia della Banca d’Italia che della Confindustria, le quali ne hanno messo in luce diverse debolezze strutturali.
La Banca d’Italia, pur riconoscendo l’impostazione prudente della manovra, ha segnalato numerosi rischi e incongruenze. In primo luogo, ha sottolineato che il Documento Programmatico di Finanza Pubblica (DPFP) associato alla manovra fornisce informazioni insufficienti per valutare con precisione le singole misure previste.
In secondo luogo, viene criticato l’uso prevalente di interventi temporanei o “una tantum”, che possono avere effetto immediato ma aumentano l’indebitamento pubblico e risultano difficili da eliminare nel tempo.
Inoltre, la Banca richiama l’attenzione sul fatto che la manovra non incide in misura significativa sulla crescita: le stime per il PIL restano basse, e l’elevato debito pubblico continua a esporre l’Italia a rischi sul versante della credibilità finanziaria.
Infine, viene evidenziata la distribuzione delle risorse: secondo l’analisi, una parte consistente del taglio dell’IRPEF andrà alle famiglie con redditi medio-alti, contribuendo solo in modo marginale alla riduzione delle disuguaglianze.
Per quanto riguarda Confindustria, il suo giudizio è sostanzialmente negativo: l’associazione degli industriali sostiene che la manovra dedica scarsa attenzione a lavoro, crescita e competitività del sistema produttivo italiano. Ad esempio, è stato rilevato che solo una minima parte delle risorse va alle imprese e agli investimenti, mentre la maggior parte riguarda trasferimenti al reddito.
Confindustria segnala inoltre che la crescita nazionale è “anemica” e che manca un piano strategico di rilancio industriale: l’Italia avrebbe bisogno di misure strutturali, non solo interventi temporanei, per aumentare produttività e occupazione.
Infine, gli imprenditori evidenziano che la spesa pubblica resta elevata e che intervenire solo con misure fiscali e trasferimenti non è sufficiente per generare nuovo sviluppo.
Ultima ma non per ordine di importanza arriva al stoccata dall’Istat che racchiude in due punti fondamentali.
Come primo punto segnala che l’intervento della manovra potrebbe avere un “effetto positivo” sul PIL, limitato, più esattamente nel triennio 2025-2027: “di poco inferiore a due decimi di punto nel 2025 e nel 2026, e di poco superiore ai due decimi nel 2027” secondo; il miglioramento dei conti pubblici: ad esempio, il rapporto deficit/PIL è rivisto al ribasso e il debito pubblico correttamente stimato.
Il Governo prenderà spunto dai rilievi mossi, darà importanza alle aspre critiche alla manovra? Scopritelo continuando a leggere Plus Magazine sulle nostre pagine social,