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Attenti a quei due

Maria Paola Battista

Maria Paola Battista

Conoscere e capire. Amo leggere e scrivere e proporre a me stessa nuovi itinerari da percorrere.

Attenti a quei due, le coppie del cinema italiano, è il titolo del libro scritto da Domenico Palattella per Eif edizioni. Attenti a quei due è stato presentato il 28 febbraio ad Avellino presso il Caffè Hope di Avellino e ha visto la presenza dell’Autore, di Elvira Napoletano, Pasquale Luca Nacca, Maria Ronca, Ciro Borrelli, Rosa Bianco e Gianluca Amatucci.

Attenti a quei due copertina

Attenti a quei due copertina

È intervenuto, invitato a parlare, anche il giornalista Fiore Carullo.

Un pomeriggio che ha visto, quindi, tante opinioni mettere in relazione il cinema con la letteratura, con la realtà e con la storia.

È Pasquale Luca Nacca, dell’Associazione Insieme per Avellino e l’Irpinia, ad aprire l’incontro salutando e presentando l’Autore. Domenico Palattella ha un lungo curriculum di tutto rispetto come saggista, giornalista dell’ODG Puglia, critico cinematografico SNCCI, è espero e docente di Storia del Cinema Italiano, ha scritto diversi saggi cinematografici ed è vincitore del Primo Premio assoluto nella categoria “Saggistica Cinematografica” alla X ed. del prestigioso International Tour Film Festival. Potrei continuare ancora per molto ma tutto questo è già sufficiente per far comprendere ai lettori di Plus Magazine come al caffè Hope si sia incontrato un personaggio di spicco.

Palattella, Nacca, Borrelli

I saluti ufficiali vengono da Elvira Napoletano responsabile dei progetti all’estero di Avellino per il Mondo, l’APS che gestisce il bar sociale Hope.

Maria Ronca, sociologa e presidente dell’Associazione Il Bucaneve, esprime i suoi complimenti all’autore e agli organizzatori perché cinema, storia e letteratura rappresentano la società e la realtà che essa vive. Il cinema mette in scena una realtà che sempre più ci spinge alla riflessione sull’attualità e non solo sul passato. Invitare alla visione di un buon film significa “istruire” sulla nostra società che è molto dinamica e si proietta verso sfide. Viaggiando con il divenire della società il cinema si associa ai suoi cambiamenti. Quindi ben vengano pubblicazioni come quelle di Palattella che mostrano in maniera efficace il connubio tra cinema e letteratura.

Il giornalista Fiore Carullo sottolinea, innanzitutto, l’impegno di Pasquale Luca Nacca nel portare ad Avellino un giovane scrittore di talento che, con la sua opera proficua, dimostra che i giovani possono costruire tanto e bene. Il ricordo va ai grandi della terra d’Irpinia, al Festival del Laceno d’Oro, la rassegna cinematografica nata alla fine degli anni ‘50 dall’idea dei giovani intellettuali irpini Camillo Marino e Giacomo D’Onofrio. La sede iniziale della manifestazione, il Laceno nel comune di Bagnoli Irpino, fu suggerita da Pier Paolo Pasolini che rimase affascinato dalla bellezza paesaggistica dei luoghi.

Ciro Borrelli, è scrittore e critico teatrale e cinematografico, cura la rassegna sul cinema che si tiene presso il Club Napoli di Monteforte Irpino ed è ideatore del format ospitato dalla pagina Ci vuole Costanza riguardante sempre il cinema. Secondo Ciro Borrelli il libro ha diversi pregi in quanto, innanzitutto, fa un’analisi di ben un intero secolo di “coppie” del cinema, coinvolgendo non solo le coppie famose ma anche quelle meno conosciute nonché quelle insolite come, ad esempio, Aldo Fabrizi e Peppino De Filippo i quali, come coppia appunto, sono poco associati mentre, invece, hanno girato ben diciotto film insieme. Anche gli stessi fratelli Peppino e Eduardo, sebbene a partire da un certo momento si separarono sulle scene teatrali, al cinema continuarono a lavorare insieme.

Anche Alberto Sordi e Vittorio Gassman ne La grande guerra e, in seguito, in Crimen di Mario Camerini recitarono insieme ma poi non continuarono.

La prima domanda di Borrelli a Palattella riguarda proprio questi due ultimi grandi attori e sul come mai si siano separati come coppia sulla scena.

«Probabilmente entrambi si sentivano molto “prime donne” e non furono molto amici, come invece poi accadde a Gassman con Tognazzi. Questi ultimi avevano soprattutto un rapporto di amicizia, c’era molta complicità e simile stile interpretativo. Anche in vecchiaia i due sono stati accomunati da depressione senile e qualche volta hanno pianto insieme.» Alcune coppie di attori sono stati, quindi, innanzitutto grandi amici. Il riferimento, ad esempio, è a Fernandel e a Gino Cervi nell’interpretazione di Don Camillo e Peppone. Quando Fernandel morì, Gino Cervi rifiutò di continuare a girare l’ultimo dei loro film.

Secondo Borrelli un altro punto di forza del libro è quello di aver dedicato molto spazio anche alle coppie che hanno lavorato nel cosiddetto cinema “spazzatura” che sono quelle degli anni ’80 in cui il cinema veniva a poco a poco soppiantato dalla televisione e le sale si iniziavano a svuotare.

Alla domanda su come vede il futuro del cinema, Palattella risponde che indubbiamente il cinema è in crisi e molte produzioni vanno soprattutto sulle piattaforme. Il merito dei social è quello di far scovare delle coppie, degli attori che altrimenti non sarebbero conosciuti. Magari loro non hanno frequentato nessuna scuola di cinema o di teatro e hanno un’occasione per farsi conoscere grazie ai video. La qualità non è la stessa ma il talento può venire fuori.

Gli operatori del cinema hanno l’obbligo di ricordare di essere al servizio del pubblico e fino a quando si piace si va avanti.

L’Autore racconta di aver dedicato un capitolo del libro a un sondaggio in cui 480 persone divise per fasce di età hanno dato una preferenza su quella che secondo loro è la coppia migliore. A parte le classifiche di settore, quella complessiva ha visto come preferiti per il 21% i mitici Bud Spencer e Terence Hill i quali prima dei loro western famosi e non tanto impegnativi, che li fecero diventare una coppia di spicco, avevano già lavorato insieme in un gruppo. La loro bravura è stata quella di saper sconfiggere il male con la furbizia, l’intelligenza e le “scazzottate”, quindi divennero presto anche i beniamini dei bambini in quanto nei loro film non c’era sangue o violenza.

Nel libro sono presenti anche delle interviste che Palattella ha fatto ad alcune coppie come Gigi e Andrea, i figli di Franco Franchi e di Ciccio Ingrassia (amici anche loro fino alla morte) e a Renato Pozzetto.

Rosa Bianco, napoletana che vive in Irpinia e insegnante a Scampia di Napoli, racconta la sua esperienza presso l’VIII municipalità di Napoli, quando fu realizzato nell’ambito di un progetto di rivitalizzazione urbana un grande auditorium intitolato a De André. Lì si svolgevano cineforum per incoraggiare gli studenti alle attività teatrali e cinematografiche. Si svolgevano incontri e vi era spesso anche la partecipazione di attori e registi importanti.

Per lei il pregio di Attenti a quei due, le coppie del cinema italiano è quello di essere uno specchio dei cambiamenti della società e di mettere in risalto che il cinema può essere strumento di unione.

A Gianluca Amatucci il libro è molto piaciuto perché esprime non solo grande conoscenza ma anche un’impegnativa passione.

A lui l’Autore conferma di aver posto lo sguardo attento sulle coppie che hanno suscitato un’emozione.

Ricollegandomi alle domande di Borrelli e Amatucci chiedo anche io all’autore, andando ancora un po’ più indietro nel tempo rispetto a Gianluca Amatucci, come mai questa passione per il cinema.

«Sicuramente, quando ero bambino, in famiglia la visione di questi film era all’ordine del giorno, quindi mi sono appassionato da piccolo e, crescendo, quei volti dei film sono diventati familiari: per chi il volto di Totò non è di famiglia? Così Peppino De Filippo. Uomini che hanno perseverato verso il raggiungimento del loro obiettivo che era quello di affermarsi. Non era molto facile farlo. Iniziarono negli anni ’20 e ’30 per poi affermarsi definitivamente dopo la guerra. Sono personaggi di esempio e sono diventati eterni perché quel tipo di cinema è rimasto nella memoria collettiva.»

La seconda domanda, invece, si ricollega a una risposta data a Ciro Borrelli sul contributo che i social danno alla nascita di nuovi personaggi che approdano al cinema per il successo riscosso in rete. Allora io chiedo: giacché sappiamo che internet è fugace, c’è il rischio che poi le nuove coppie che si stanno affermando possano diventare delle meteore e che i loro film “scorrano” velocemente come tutto passa su internet mentre noi abbiamo capito che il vero successo è quello di entrare nella memoria collettiva?

«È proprio così, ho visto nel corso di questi anni tanti youtuber che nei loro video, nei loro corti, pubblicati in rete erano incisivi, poi quando sono passati al cinema, quindi al lungometraggio, non sono più riusciti a esprimere la stessa potenza. Questa è la differenza tra la registrazione di un video e fare cinema “come arte” anche se si tratta di un film leggero. Si tratta della problematica di chi non ha studiato cinema il quale è arrivato al successo tramite le visualizzazioni in rete e, grazie ad esse, è stato contattato da un produttore ma che, poi, non ottiene lo stesso successo.

Desidero unirmi anche io al coro del pubblico ringraziando gli organizzatori e facendo i più sinceri auguri a Domenico Palattella.