Elettrificazione. Questa la parola d’ordine. Mass media, case automobilistiche, riviste di settore ed istituzioni ogni giorno ci ricordano con ogni mezzo che il futuro della mobilità è solo ed esclusivamente “alla spina”. Sarebbe folle affermare il contrario dato che, ce lo dicono i dati dell’inquinamento, se non verranno ridotte le emissioni di CO2 entro pochi anni, potremmo ritrovarci nel 2050 con una situazione di surriscaldamento globale tale da rendere il pianeta invivibile. Nonostante gli sforzi fatti negli ultimi anni per favorire una mobilità green e sostenibile, al giorno d’oggi risulta ancora difficile portarsi a casa un’auto elettrica. Le ragioni sono varie, dai costi d’acquisto ancora elevati alla scarsa autonomia delle batterie passando per la scarsa reperibilità di colonnine di ricarica sulla rete stradale. Per comprendere meglio il fenomeno di cui si sta parlando è necessario fare un ulteriore passaggio. La pandemia ha paralizzato completamente il mercato dell’auto che, nonostante gli sforzi delle case automobilistiche, sembra non voler ripartire in nessun modo. La scarsa reperibilità dei microchip, componenti oramai essenziali per il funzionamento delle automobili, unitamente all’aumento dei costi di produzione hanno reso il mercato del nuovo pressoché nullo. Questa situazione ha generato una frenetica corsa all’usato da parte delle concessionarie, le quali, pur di sopravvivere, si sono dovute rivolgere ai privati, facendo schizzare le quotazioni delle auto di seconda mano, dando vita ad una vera e propria bolla speculativa. A tutti questi fattori, che certamente non favoriscono il processo di elettrificazione del parco auto, va aggiunta anche una infruttuosa gestione degli incentivi per i veicoli a basse emissioni. Non ci sono sempre, se ci sono finiscono subito e quando finiscono non si sa come e quando verranno rinnovati. A fare da cornice c’è poi una larga fetta di automobilisti che, vivendo fuori dai grandi centri urbani, ancora non vede l’utilità dell’acquisto di un veicolo a corrente. Nonostante le enormi difficoltà i nostri governi continuano ad elaborare normative antinquinamento sempre più stringenti, molto spesso non tenendo conto dei bisogni di una larga fetta della popolazione, che a stento riesce a far quadrare i conti alla fine del mese. Il rischio a cui andiamo incontro è di ritrovarci nel 2035, anno in cui le auto con motore termico non potranno più essere commercializzate, con una flotta di circa 40 milioni di veicoli termici in circolazione, oramai obsoleti, che pur di continuare a sopravvivere subiranno le modifiche più disparate e stravaganti. L’immaginario che ci si para davanti richiama alla mente quello che oggi è visibile per le strade di L’Avana, dove vecchie Chrysler anni ’50 incantano i turisti, celando sotto il cofano i propulsori più improbabili e strampalati. Potrebbe essere una trovata geniale per incentivare i villeggianti a visitare il nostro Paese…

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