Psicologia – Anche questa settimana torna la nostra Mini-Rubrica “SorprendenteMente” che continua sul filone del difficile rapporto con la malattia ed oggi parleremo delle azioni e delle reazioni relative all’aiuto.

Per molti pazienti è difficile accettare l’aiuto degli altri nelle attività quotidiane: come abbiamo detto, essi desiderano mantenere la loro autosufficienza altrimenti cominciano ad emergere sentimenti d’impotenza e di umiliazione che provocano rabbia, aggressività, tristezza e dolore.

Alcuni cercano di ridurre al minimo la dipendenza. Altri accettano di affidare ai familiari quelle mansioni che non sono più in grado di svolgere. Altri ancora non riescono a prendere in considerazione tutto ciò di cui hanno bisogno e si trascurano. In ogni caso è necessario un adattamento psicologico che coinvolge l’intera persona e tutte le sue relazioni. Molti pazienti trovano difficile ricevere cure personali che impongono una revisione profonda dei sentimenti di intimità, pudore, vergogna per cui ogni avvicendamento nelle persone che assistono il paziente va preparato pensando alle possibili conseguenze sul piano psicologico ed emotivo.

Alcuni pazienti evitano di chiedere aiuto e trascurano i propri bisogni, hanno la sensazione di rappresentare un peso, si sentono in colpa perché la loro infermità sottrae energie ai loro cari, richiedendo sacrificio e dedizione.

Per evitare questo, il paziente e le persone che si prendono cura di lui dovrebbero formare un gruppo:

-il paziente decide per se stesso quale strada intraprendere, quando lottare e quando rinunciare;

-il medico dovrebbe illustrare tutte le possibilità di cura e rispondere alle domande con sincerità;

-la famiglia dovrebbe sempre rispettare le decisioni del congiunto circa la propria salute; questo comporta fiducia nelle sue capacità e volontà di comprendere le ragioni delle sue scelte.

La reazione della famiglia alla malattia costituisce una variabile importante con la quale l’operatore sanitario si confronta quotidianamente.

 In linea generale si possono individuare alcune modalità principali di reazione:

  1. aggressività e rifiuto: la famiglia non riesce a sostenere il peso della malattia che vive come un pericolo 

 per la sua integrità. Essa tende perciò a rifiutare ed allontanare il congiunto. reazioni regressive di chiusura: il nucleo familiare si isola dalla realtà e dal mondo circostante. Questa reazione espone il nucleo familiare  al rischio di non riuscire più, soprattutto dopo le fasi iniziali di malattia, ad affrontare le emozioni e lE angosce dei componenti;

  • reazioni regressive di dipendenza: può essere facile scivolare nell’accentuazione della dipendenza del malato con un atteggiamento iperprotettivo. L’eccesso di protezione nasconde, in realtà, un atteggiamento profondo di rifiuto, negato e compensato attraverso l’iperprotezione. Poiché la dipendenza genera nel paziente aggressività come normale reazione difensiva contro la perdita della propria autonomia, l’assunzione di un atteggiamento iperprotettivo provoca situazioni di forte tensione e conflittualità. Quest’aggressività è normalmente repressa, ma può esplodere a tratti in modo apparentemente inspiegabile;
  • reazioni costruttive: la famiglia è capace di dosare il proprio intervento e il proprio aiuto, senza costringere il malato alla dipendenza e senza richiedergli prestazioni al di là delle sue possibilità.

Non è semplice, ma l’amore dei cari con l’aiuto dei professionisti ed il buon senso può tanto.

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