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Bello onesto emigrato Australia: film Sordi-Cardinale del 1971

Luca Polito

Luca Polito

Autore di +Plus! Magazine

Quanti di noi, almeno una volta nella vita, hanno sentito i nostri genitori o i nostri nonni dire: “Ai miei tempi era meglio!”. Tutti probabilmente. Molti di noi, cresciuti con questo mantra scolpito in testa, hanno iniziato a pensarlo davvero, cercando continuamente conferme negli aspetti della nostra vita che non vanno, liquidando frettolosamente le paure e le difficoltà che ci attanagliano con un generico e liberatorio: Avrei preferito nascere in un’altra epoca, magari quella dei miei.

L’immaginazione e l’idealizzazione di epoche passate non vissute è un fenomeno sempre più frequente tra i giovani, infatti, in parecchi sono a sentirsi fuori luogo, di non appartenere alla loro epoca. Il buon Cicerone, con il suo imperituro brocardo “Historia magistra vitae”, ci viene in aiuto sottolineando l’importanza di trarre attraverso lo studio della storia, di quel passato che non abbiamo vissuto ma che sentiamo vicino, i giusti insegnamenti per il presente, perché è importante ricordare che ogni epoca ha la sua bellezza, e per questo degna di essere vissuta.

La riflessione che oggi vogliamo proporvi parte dalla disamina di un’opera cinematografica del passato, ma che racconta con sorprendente lucidità il presente, fornendo ai lettori uno spunto prezioso per meglio ricomprendere dinamiche sociali quanto mai attuali.

Bello onesto emigrato Australia

Il film in questione è Bello, onesto, emigrato Australia, sposerebbe compaesana illibata diretto da Luigi Zampa, uscito nelle sale italiane nel lontano 1971, più di cinquant’anni fa, ed avente come protagonisti una bellissima Claudia Cardinale e uno straordinario Alberto Sordi. Quest’opera, perché così merita di essere chiamata, sconosciuta alla maggior parte dei giovani lettori, è infatti molto più che una commedia all’italiana ambientata sullo sfondo dell’emigrazione.

È un piccolo specchio della psiche umana, ancora sorprendentemente attuale nella sua capacità di raccontare la disillusione, il bisogno, la proiezione e il compromesso.

Nel film, Amedeo, emigrante italiano in Australia, si affida ad un sacerdote, italiano come lui, per trovare una moglie. Dopo vari goffi tentativi si ritrova a corrispondere epistolarmente con Carmela, una ex prostituta che gli si presenta come una “compaesana illibata”. Entrambi sono immersi in una rete di illusioni e idealizzazioni. Carmela mente sul suo passato per sperare in una nuova vita mentre Amedeo costruisce un’immagine perfetta di moglie, più vicina al suo sperato incastro ideale che alla realtà.

Ma cosa ci dice questa vicenda oggi? Spesso, molto spesso ci innamoriamo non delle persone, ma delle proiezioni mentali che ci creiamo di loro. Le neuroscienze confermano che l’innamoramento attiva aree del cervello legate alla ricompensa e alla dopamina, e non sempre è la realtà della persona a farci innamorare, ma la narrazione che costruiamo. Quando questa narrazione s’infrange con la realtà, può sopraggiungere frustrazione, rifiuto, proprio come accade nel film, una forma di adattamento che a volte chiamiamo amore.

Bello onesto emigrato Australia

Il bisogno affettivo, sociale, sessuale s’intreccia con la solitudine, con l’idea di fallimento personale, con la pressione culturale del “costruire qualcosa”. E allora, pur di non restare soli, cerchiamo l’altro anche se non lo vogliamo veramente, e quando lo troviamo iniziamo a cambiarlo dentro la nostra testa.

Ma anche noi, come Carmela, spesso ci mostriamo come crediamo che l’altro ci voglia, e non come siamo davvero. Non è un inganno cattivo: è una strategia inconscia di sopravvivenza emotiva.

Il film sembra dirci che ci si può voler bene anche a partire da una menzogna, ma non senza conseguenze. I due protagonisti, pur nella finzione iniziale, imparano a vedersi per ciò che sono. E in fondo, non è ciò che succede in molte relazioni moderne? Ci si incontra da mascherati, ci si riconosce da smascherati. E solo allora si può decidere se restare o andare.

A distanza di oltre cinquant’anni, questo film resta tremendamente attuale. Perché? Perché i desideri delle persone non cambiano con le generazioni, cambiano solo le cornici. E nel grande bisogno d’amore, di conferma, di casa, c’è ancora oggi chi si illude, chi inganna, chi spera, chi scappa. E poi c’è chi, come Carmela e Amedeo, alla fine, nonostante tutto, sceglie comunque di restare.

Bello, onesto, emigrato Australia dimostra come le dinamiche umane attraversino i decenni immutate, cambiando solo il palcoscenico su cui si rappresentano. Forse è proprio questo il potere della settima arte: farci specchiare nelle storie altrui per riconoscere le nostre.

Se questo viaggio nel cinema del passato ti ha incuriosito, non perderti i nostri altri approfondimenti. Scopri gli articoli su Plus Magazine.