Billy Milligan: Osservazioni sull’identità multipla
Negli ultimi anni, il caso di Billy Milligan è tornato alla ribalta grazie a documentari, podcast e opere cinematografiche ispirate alla sua storia. Figura enigmatica e controversa, Milligan è stato il primo imputato nella storia degli Stati Uniti a essere assolto per infermità mentale in un processo penale, a causa di un disturbo dissociativo dell’identità. L’opera letteraria di Daniel Keyes e il film Split hanno contribuito a mantenere viva l’attenzione su una vicenda che sfida le definizioni convenzionali di normalità, giustizia e identità.
Una stanza piena di gente, il libro
Non c’è alcun dubbio che Daniel Keyes, autore del libro Una stanza piena di gente, sia stato alquanto coraggioso, ambizioso e geniale nell’affrontare uno dei temi psicologicamente più complessi e discusso: il disturbo dissociativo dell’identità (DDI), comunemente ma erroneamente associato al bipolarismo. Nel caso del protagonista, William Stanley Milligan — noto come Billy — si parla della coesistenza di ben 24 identità distinte, ciascuna con proprie abitudini, competenze, valori e visioni del mondo.

Nell’ottobre del 1977, Billy viene arrestato a Columbus, Ohio, con l’accusa di stupro e rapina ai danni di tre studentesse dell’Ohio State University. Nonostante le prove schiaccianti, evita la prigione grazie a una perizia psichiatrica che certifica la presenza di un grave disturbo dissociativo dell’identità. Sottoposto a perizia psichiatrica, gli viene diagnosticata una “schizofrenia acuta”: «Sente delle voci; gli dicono di fare delle cose e quando non obbedisce gridano e lo insultano. Milligan dice di credere che queste voci siano di persone venute dall’inferno per tormentarlo. Parla anche di persone buone che periodicamente si impossessano del suo corpo per combattere quelle cattive».
Durante i numerosi ricoveri, nei diversi ospedali del paese, emergono progressivamente le diverse identità tra cui: Tommy, Allen, Adelana, Regen, David, Denny, Arthur, Kevin, Philip, e quella del Maestro, una sorta di entità integra, rappresenta la somma di tutte e 24 le identità messe insieme, la loro fusione. È proprio il Maestro a permettere la narrazione completa e raccontare le tappe fondamentali della vita di Billy, i momenti salienti in cui sono iniziate a comparire le varie personalità, le violenze e gli abusi subiti da parte del padrino durante la sua adolescenza.

Il Maestro è colui che possiede i ricordi di ciascuna delle personalità, riesce ad agevolare la regressione con la quale i dottori cercano di comprendere le origini e le cause dello sviluppo delle diverse personalità di Billy, così come facilita il tentativo di una fusione parziale delle personalità per fare in modo che tutte loro collaborino durante il processo. Lo scopo è fare emergere il vero Billy, quello non fuso, non integrato. La testimonianza del Maestro ha reso possibile la stesura di questo libro.
Split, il film
Nel film Split di M. Night Shyamalan (2016), viene proposta una libera interpretazione cinematografica del disturbo dissociativo dell’identità. Sebbene ispirato in parte al caso Milligan, il film ne prende ampie libertà narrative, accentuando la componente thriller e soprannaturale. La sequenza narrativa è più composta ed equilibrata nella descrizione e nella presentazione delle 24 personalità di Billy Milligan, qui nelle vesti di Kevin Krumb (interpretato magistralmente da James Andrew McAvoy). La trama è unilaterale e decisamente meno contorta e le personalità emergenti di Kevin sono in linea di massima sempre le stesse.
Quella del bambino sempre spaventato Hedwig, dello stilista Barry (l’identità più equilibrata), l’inquietante Patricia, quella di Dennis, compulsivo e violento, che organizzerà il rapimento di tre studentesse. Tutte le identità appaiono nel corso del film canalizzate verso l’emergere inevitabile della personalità più pericolosa detta la “bestia”, la personalità Killer che compierà una serie di efferati omicidi. In Split la vita e le avventure “multiple” di Billy Milligan e delle sue personalità principali cedono il passo ad un aspetto predominante, quello dei traumi subiti e delle manifestazioni di violenza che le contraddistinguono. Costante nel film la presenza della figura della psicologa Karen Fletcher, (interpretata dall’attrice Betty Buckley) che in terapia dialoga a turno con Barry o Kevin per cercare di tenere a freno l’identità problematica di Dennis e soprattutto la fuoriuscita della “bestia” che sarà responsabile anche della sua stessa uccisione.
In Split si assiste in sostanza ad una riduzione delle complessità situazionali e identitarie dei personaggi nella loro dimensione irrazionale e introspettiva. Una dimensione che conduce verso un finale di film comunque degno di un brillantissimo thriller. L’aspetto riflessivo e “dispersivo” della storia è però forse meno intenso particolarmente nella suggestione cognitiva ed emotiva che invece coinvolge appieno il lettore del libro, Una stanza piena di gente.
Identità multipla: follia o strategia?
Nel caso di Billy Milligan non si parla di bipolarismo, ma di un’identità multipla che contempla l’esistenza di 24 personalità e persino di personalità annidate in altre personalità. Alcuni tracciati encefalografici condotti su pazienti campione avrebbero mostrato attività cerebrali differenti all’interno dello stesso individuo, confermando l’identità multipla come una patologia mentale reale e documentabile. Gli alter ego dei soggetti con personalità multiple(DID) presentavano caratteristiche diverse sia gli uni dagli altri, rispetto alla personalità dominante. Il test diagnostico eseguito su Billy non sembra lasciare spazio a troppi dubbi sull’esistenza in lui di tale patologia.

Senza addentrarci troppo nel campo medico, lo sviluppo di personalità multiple potrebbe derivare da diversi fattori: traumi gravi vissuti durante l’infanzia, una socializzazione primaria disfunzionale o da un disagio esistenziale dovuto ad esperienze problematiche di vita, oppure, ancora, da un’interiorizzazione anomala di norme e modelli comportamentali. Ciò non esclude che la configurazione delle diverse personalità possa essere avvenuta a seguito di un apprendimento sociale identitario, anche strategico. Ciò avvalorerebbe lo scetticismo di quella corrente di pensiero che sostiene in sostanza che i criminali come Billy Milligan alla fine la fanno sempre franca semplicemente perché si fingono pazzi.
Se dunque la personalità multipla dipendesse da un gioco di ruoli identitario strutturato grazie allo sviluppo di un potenziale straordinario da parte di chi lo mette in atto? Si tratterebbe certo di un potenziale eccelso, unito ad una capacità straordinaria di apprendimento fuori dal comune. Billy Milligan diventerebbe così un attore sociale, un mercante morale, un negoziatore della verità, un artista del raggiro proprio come Allen, una delle sue 24 personalità, e sarebbe anche un vero outsider del crimine.
Parliamo della rappresentazione sociale e teatrale perfetta costruita ad hoc per raggirare forze dell’ordine, medici, magistrati e opinione pubblica.Non ci è dato sapere come sia andata veramente nel caso di Billy Milligan, ma leggendo la sua storia forse è lecito azzardare che nell’uomo non c’è un’unicità dell’essere e che in lui esistono tante parti e tanti ruoli più o meno autentici, più o meno costruiti. Billy Milligan è forse l’espressione massima della rappresentazione delle molteplici parti dell’essere che pensano e agiscono “materializzandosi” in modo frammentato, estemporaneo, liquido. Ciò avendo comunque consapevolezza della validità medica e scientifica di questa patologia
Le molteplici identità di Billy Milligan, sospese tra realtà clinica e rappresentazione narrativa, sollevano un interrogativo sottile ma profondo: quanto è fragile, in fondo, l’idea stessa di identità? E se volessimo davvero spingerci oltre questa soglia, potremmo ritrovarci immersi in un’altra storia, fatta di mistero, sogni e doppie vite, nell’universo visionario di Twin Peaks — di cui abbiamo parlato in questo articolo.