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La biologia del ciclismo: il corpo in movimento

Giuseppina Tucci

Giuseppina Tucci

Laureanda in Scienze Biologiche con esperienza lavorativa nella cura e salute della persona, si occupa di divulgazione scientifica attraverso articoli che possano essere utili a tutti i lettori per una maggiore consapevolezza del proprio corpo e del corretto utilizzo delle risorse che il nostro mondo ci offre. Una donna dalla grande razionalità che nasconde un cuore gentile e passionale.

La biologia del ciclismo: il corpo in movimento

Ha da poco preso il via il Giro d’Italia 2025 che ha toccato, con la 6° tappa, la nostra provincia e quale occasione migliore per esplorare le basi scientifiche che rendono il ciclismo una disciplina così affascinante.

La biologia del ciclismo: il corpo in movimento

Il ciclismo

Il ciclismo è molto più di una semplice attività fisica: è una sinfonia complessa di adattamenti biologici e fisiologici che permettono al corpo umano di ottimizzare la prestazione e la resistenza. Dalla biomeccanica alla fisiologia muscolare, fino alla biochimica dell’energia, ogni pedalata è una dimostrazione del perfetto equilibrio tra natura e scienza.

L’energia del ciclista: il motore umano

Il movimento ciclistico è alimentato da un meccanismo biochimico straordinario: la conversione dell’energia chimica in energia meccanica. L’energia necessaria proviene principalmente dalla respirazione cellulare, che sfrutta i nutrienti, carboidrati e grassi, per produrre adenosina trifosfato (ATP), la vera “moneta energetica” del corpo.

La biologia del ciclismo: il corpo n movimento

Metabolismo energetico

Durante l’attività ciclistica, il corpo utilizza tre sistemi energetici principali:

  • il sistema anaerobico alattacido, ideale per scatti brevi e intensi, che si basa sulle riserve di creatina fosfato nei muscoli fornendo energia immediata, in assenza di ossigeno, senza produzione di acido lattico;
  • il sistema anaerobico lattacido, negli sforzi prolungati di alta intensità, che utilizza la glicolisi anaerobica, per degradare il glucosio senza ossigeno, producendo acido lattico e causando affaticamento muscolare;
  • il sistema aerobico, fondamentale per le lunghe distanze, che sfrutta carboidrati e grassi per produrre ATP in presenza di ossigeno, garantendo un flusso costante di energia e una maggiore resistenza.

Questi sistemi lavorano in sinergia, adattandosi alle esigenze del ciclista per ottimizzare la prestazione nel tempo. 

Ma cosa succede quando il corpo del ciclista è in movimento? 

Possiamo rispondere a questa domanda analizzando la pedalata dal punto di vista biomeccanico, ossia analizzando il modo in cui muscoli, articolazioni e forze interagiscono per massimizzare l’efficienza e ridurre il dispendio energetico. La pedalata è, infatti, un gesto biomeccanico raffinato e l’efficienza della pedalata è determinata dalla cadenza, dalla tecnica e dall’economia del movimento.

La pedalata segue un ciclo suddiviso in due fasi principali: la fase di spinta e la fase di risalita, durante le quali vengono attivati diversi gruppi muscolari.

Nella fase di spinta, il muscolo quadricipite femorale e il gluteo lavorano per generare forza verso il basso; nella fase di risalita, il muscolo ileopsoas e i muscoli posteriori della coscia, aiutano a riportare la gamba in posizione iniziale, riducendo il dispendio energetico. In particolare, il gluteo contribuisce a generare potenza e stabilità mentre il gastrocnemio e il soleo, muscoli del polpaccio, sono responsabili di mantenere il piede stabile e di trasmettere la forza ai pedali.

La biologia del ciclismo

Muscoli attivati durante la pedalata

Con l’allenamento regolare, il numero e la dimensione delle fibre muscolari aumentano, migliorando la capacità di resistenza e forza, inoltre, il ciclismo favorisce lo sviluppo delle fibre muscolari di tipo I (rosse), che sono altamente resistenti alla fatica.

Un fattore cruciale nella biomeccanica del ciclismo è la cadenza, ovvero il numero di pedalate al minuto (RPM), che, secondo alcuni studi, ottimizza l’efficienza muscolare e riduce l’affaticamento se è compresa tra 80 e 100 RPM, infatti, pedalare a una cadenza troppo bassa comporta un maggiore stress sui muscoli mentre una cadenza troppo alta può ridurre la potenza erogata.

La fisica del ciclismo

Anche la fisica è coinvolta nell’attività ciclistica in quanto la bicicletta è un capolavoro ingegneristico che sfrutta diverse leggi fisiche. Per esempio, la legge di conservazione della quantità di moto gioca un ruolo chiave: una volta avviato il movimento, l’inerzia aiuta il ciclista a mantenere la velocità senza dover applicare ulteriore forza.

Un altro aspetto importante è l’aerodinamica. La resistenza dell’aria aumenta proporzionalmente alla velocità, diventando il principale ostacolo a partire da circa 25 km/h. I ciclisti professionisti adottano posizioni aerodinamiche, riducendo la superficie frontale e migliorando l’efficienza del movimento.

Fisica del ciclismo

Il concetto di attrito è essenziale nel ciclismo: l’attrito statico tra il copertone e il suolo è ciò che permette di spingere la bicicletta in avanti senza slittamenti, mentre l’attrito interno nei mozzi e nella trasmissione deve essere ridotto per garantire il massimo rendimento.

Il ciclismo e la fisiologia del corpo in movimento

Dal punto di vista fisiologico, il ciclismo è uno degli sport più salutari e accessibili. È un’attività aerobica che migliora la capacità cardiorespiratoria, rafforzando il cuore e aumentando la capacità polmonare. Anche il consumo energetico è significativo tanto che un ciclista amatoriale può bruciare tra 400 e 1000 kcal all’ora, a seconda dell’intensità dello sforzo.

Il ciclismo migliora la coordinazione neuromuscolare, aiutando a sviluppare riflessi rapidi e migliorando la propriocezione, ovvero la consapevolezza della posizione del corpo nello spazio e induce cambiamenti fisiologici che migliorano il trasporto dell’ossigeno e la resistenza. Aumentando quindi la capacità polmonare, il ciclismo migliora la respirazione e l’ossigenazione del sangue.

Ciclismo e benessere

Ancora, il ciclismo stimola la produzione di endorfine e serotonina, riducendo stress, ansia e depressione e contribuisce a una mente più lucida e concentrata, migliorando la salute mentale con effetti duraturi. Studi dimostrano anche che il ciclismo regolare può aumentare l’aspettativa di vita, riducendo il rischio di malattie croniche come diabete di tipo 2, ipertensione e alcuni tipi di cancro.

Infine ma non meno importante, l’attività ciclistica come le altre attività fisiche regola i ritmi circadiani e aiuta a dormire meglio, prevenendo disturbi del sonno e favorendo un riposo più profondo e ristoratore nel lungo termine.

La biologia del ciclismo e il sistema cardiovascolare

Uno degli aspetti più affascinanti della biologia del ciclismo riguarda il sistema cardiovascolare. I ciclisti di alto livello sviluppano adattamenti significativi, in particolare si osserva:

  • un aumento del volume sistolico per cui il cuore diventa più efficiente pompando una maggiore quantità di sangue ad ogni battito;
  • un incremento della capillarizzazione nei muscoli favorendo un migliore afflusso di ossigeno e nutrienti; una riduzione della frequenza cardiaca a riposo al di sotto di 50 bpm;
  • un aumento della capacità di utilizzo di ossigeno con miglioramento della resistenza aerobia.

La biologia del ciclismo

Questi adattamenti permettono al ciclista di sostenere intensi sforzi per lunghi periodi senza compromettere la prestazione.

La termoregolazione e l’importanza dell’idratazione

Come abbiamo visto in precedenza, durante l’attività ciclistica, il corpo genera calore, che deve essere dissipato per evitare il surriscaldamento e ciò avviene attraverso la sudorazione che permette al corpo di raffreddarsi ma che può portare a una significativa perdita di liquidi ed elettroliti.

Per evitare questa perdita, i ciclisti devono mantenere un’adeguata assunzione di acqua e sali minerali in modo da non compromettere la prestazione e diminuire il rischio di crampi e fatica precoce.

L’idratazione

Si impara da piccoli ad andare in bicicletta e certo non ci si chiede cosa si nasconda dietro quella piccola conquista di indipendenza ed è per questo che comprendere la biologia del ciclismo, da grandi, non solo aiuta a migliorare le prestazioni ma anche ad apprezzare il miracolo del corpo umano in movimento. Ogni pedalata è il risultato di un’affascinante danza tra muscoli, cuore e mente, un viaggio in cui la scienza incontra la passione.

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