Architettura e Paesaggio

Il Castello d’Aquino

Giuseppe De Pascale

Giuseppe De Pascale

Scrivo di “castelli” perché mi appassiona questa architettura storica e studio per capirne di più. Scrivo anche di architettura e paesaggio guardando cosa vedo quando ci passo o ci sono dentro.

Al Castello d’Aquino a Rocchetta Sant’Antonio, in provincia di Foggia, si arriva entrando in un panorama aperto e con le nuvole che sembrano muoversi parallele alla terra.

Il Castello d’Aquino

La mole del Castello, vista da Sotto in avvicinamento al borgo da Sud

Procedendo verso Nord-Est e lasciato Lacedonia, l’ultimo paese della provincia di Avellino, si scorge da lontano l’abitato di Rocchetta Sant’Antonio con le sue case intonacate da cui emerge la mole del Castello d’Aquino e quella della chiesa dell’Assunzione. I due soli edifici di oggi (integri) che hanno paramenti murari a cromia che richiama la litologia della collina di fondazione.

L’abitato originario, storicamente noto con diversi toponimi: Rocca Sant’Antimo uno tra questi, era sorto con un impianto semi-circolare, cingendo l’altura dove le fonti documentarie attestano il fortilizio normanno di Robert de Torp, signore di Lacedonia dal 1081 al 1120 e dalla vista aerea si nota come quella fortificazione ebbe funzione generante per l’abitato sortole intorno.

«… un esteso latifondo in quella parte ubertosa della Puglia che confina con la Campania e le dà inizio.»

Il successivo Castello d’Aquino svolse una funzione perturbante a questa prima genesi urbana. Il fondatore del  Castello d’Aquino, Ladislao d’Aquino, segnò la data di fondazione (o di completamento) al 1507 sulla lapide apposta all’ingresso della costruzione. Si tratta di un edificio connotato da tre torri cosiddette a mandorla per il loro profilo cuspidale, raccolte intorno a quella pianta triangolare, che rimanda in pieno alla trattatistica militare di fine Quattrocento quando si può affermare che, Il castello in genere, almeno nei primi secoli, non fa parte dell’architettura colta anche se singoli suoi elementi possono rientrarvi.

Il castello che Ladislao d’Aquino fece “costruire dalle fondamenta”, molto verosimilmente nella edificazione  di una delle sue tre torri si avvalse delle strutture di fabbrica di una parte della fortezza medievale divenendone questa, il vertice alto del triangolo isoscele su cui si fonda l’impianto planimetrico. Ed è la torre Ovest, quella più vicina e presumibilmente liminare dell’originario impianto normanno. La più maestosa delle tre che svetta sul resto della costruzione e che si impone nella sua singolare ed elegante architettura, da lontano ma anche ravvicinata, quando emerge alla vista tra il minuto edificato del paese in alto. In questa si rinviene la tensione di quel “dialogo” aperto tra la difesa e l’offesa. Con il suo doppio ordine di redondone (dispositivo difensivo antiscalata); con l’eleganza chiaroscurale delle mensole dei beccatelli, disposti perimetralmente alla “mandorla” (la torre lanceolata); con i dispositivi di offesa costituiti dalle diverse cannoniere aperte a più livelli.

Il Castello d’Aquino

La singolare e dominante torre lanceolata che chiude il vertice N-O dell’edificio castellare e il suo triangolo planimetrico di impianto

Sono questi i manufatti che finiscono per sostituire le  vecchie torri che in tempo dell’uso della polvere da sparo, non possono più garantire utile difesa e per questo se ne costruiscono di nuove e più sporgenti.

Della matrice progettuale del Castello d’Aquino ricorrono studi per la sua attribuzione alla cerchia di allievi e maestranze che conoscevano i disegni e gli insegnamenti del senese Francesco di Giorgio Martini. Che ci ha tramandato quel suo: «Intra le altre figure assai mi piace la triangulare».

Infine è il caso di rimandare alla menzione letteraria della grande casa vicino al castello, quella dove le luci non si erano mai spente neppure a notte fonda. La parte dello scenario costruito di Passaggio in Ombra. Il bellissimo e struggente romanzo di Maria Teresa di Lascia, Premio Strega 1995.

Ho potuto visitare questo castello nell’autunno di qualche anno fa grazie alla gentilezza e all’ospitalità dei suoi storici proprietari i signori, Paolo Piccolo e sua moglie. Le fotografie di castello e paesaggio vengono bene nel mese di maggio.

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