COS’E’ LA CITTA’ VIRTUALE DI LAPIO

Tour Virtuali – La città virtuale di Lapio è un viaggio digitale ed interattivo tra le bellezze storico-culturali del paese di Lapio in Provincia di Avellino. Il viaggio digitale avviene per mezzo della tecnologia del tour virtuale che consente all’utente di passeggiare lungo le strade principali e di accedere all’interno dei luoghi simbolo del territorio lapiano, interagendo con gli stessi per mezzo di strumenti multimediali. In ogni luogo visitabile è presente una guida audio che supporta l’utente nella visita del sito che sta osservando. Allo stesso tempo, sono state implementate descrizioni testuali storico-artistiche dei monumenti virtualizzati, ma anche spiegazioni su elementi di dettaglio, allo scopo di rendere l’esperienza
digitale oltre che emozionale anche pienamente consapevole.

UN PO’ DI STORIA DI LAPIO

  • Toponimo

Il toponimo Lapio ha antichissime origini, anche se non tutti concordano riguardo alla sua derivazione. Secondo alcuni studiosi, tra cui il Bellabona, il nome “Lapio” scaturirebbe dal vocabolo latino “apis” (ape) o da “apicula” (piccola ape), per la facilità con cui le api, attratte dalla dolcezza degli acini d’uva dai quali si ricava il vino Fiano, attaccano il grappolo. Altri, divergono da questa etimologia, ritenendo, invece, che Lapio sia da ricollegare al vocabolo “lapideus” (di pietra). Ciò che è certo è che il primo documento storico che testimonia l’esistenza del paese irpino risale al periodo longobardo (849 d.C.), quando il principe di Salerno, Siconolfo, cedette una sua proprietà sita in “locum qui dicitur Ponte Lapideum” all’abate di San Vincenzo al Volturno. La seconda citazione è contenuta nel Catalogus Baronum (1150-1168) che esplicitamente attesta: “Candida est feudum II militum, Lapigia et arcanellum feudum II militum…”. Il borgo è citato come Lapigia insieme ad Arianiello ed è un feudo di 2 militi.

  • I Romani

Se questo riguarda l’origine etimologica del nome Lapio, la presenza di insediamenti umani nella media valle del Calore è certamente più risalente nel tempo, almeno a quando, nel 181 a.C., i consoli romani Publio Cornelio Cetego e Marco Bebio Tanfilo assoggettarono i Liguri Apuani e nell’anno seguente ne disposero la deportazione nel Sannio e nella parte interna dell’Irpinia, allora facente parte dell’ager publicus non ancora sfruttato. Infatti, c’è chi sostiene che sarebbe da attribuire proprio ai Liguri Apuani la diffusione in queste zone del vitigno Apuano da cui ancora oggi si ricava il celebre vino Fiano.

  • Il Medioevo

Sempre dal Catalogus Baronum (1150-1168), compilato a seguito del censimento, ordinato da Ruggero II di Sicilia, dei feudi e dei feudatari del Regno, si apprende che, all’inizio dell’età feudale, feudatario di Lapio e di Candida era Aldoino Filangieri, figlio di Ruggero figlio di Oldoino delle genti Lortomanne, ovvero Normanne. Dal testo si evince pure che, a causa di dissidi con la Corona, Alduino perse i feudi che furono incamerati tra i beni del Demanio. Quindi, il feudo di Lapio venne venduto a Guido Capece, già signore del feudo di Serpico, mentre il castello di Candida fu venduto a Rogerio, fratello di Guido. Il dominio feudale dei Capece De Serpico su Lapio durò poco, in quanto nel 1191 con l’ascesa al trono di Tancredi d’Altavilla fu ristabilito lo status quo ante Ruggiero II, destituendo i Capece de Serpico dal feudo lapiano e restituendolo alla famiglia Filangieri.

  • I Filangieri

I Filangieri rimasero signori incontrastati di Lapio e ad essi vennero attribuiti poteri molto ampi, al punto tale che accentrarono nelle proprie mani il mero e misto imperio, ossia la giurisdizione civile e criminale, con annessa mastrodottia. Di questi poteri restano tracce anche dal punto di vista architettonico ed artistico, tanto è vero che commissionarono la completa trasformazione dell’antico castello, sito nel cuore del borgo antico, in una sontuosa residenza signorile, riccamente abbellita con porte in legno di castagno, finestre rinascimentali e splendidi affreschi e tempere sull’intera superficie muraria. L’antico Castello cittadino, eretto in Età Normanna e trasformato in Palazzo nobiliare sul finire del XVI secolo, rappresenta una delle testimonianze più importanti dell’Età Rinascimentale in Irpinia. Allo stesso modo è riconducibile alla munificenza dei Filangieri la fondazione della Chiesa di Santa Caterina, di cui esercitarono il patrimonio fino alla fine dell’età feudale. Quando nel 1806 Giuseppe Napoleone abolì i feudi, Lapio si svincolò dalla famiglia Filangieri, che perse gran parte dei beni e delle entrate fiscali di cui erano titolari in paese, e cominciò a muovere i propri passi autonomamente.

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