Fotografia e arti visive

Danilo Quintarelli e le cicatrici del tempo

Antonia Di Nardo

Antonia Di Nardo

Per me la vita è un continuo stupore, sarà la mia tendenza al surrealismo. Sarà la convinzione, come diceva Frida Kahlo, che "Il surrealismo è la magica sorpresa di trovare un leone in quell'armadio in cui si voleva prendere una camicia.

Ho potuto conoscere Danilo Quintarelli nel 2017, durante il periodo della mostra collettiva Dialoghi ad Avellino presso la Galleria d’arte L’Approdo in Via Matteotti, della gallerista visionaria Elide Rusolo non più tra noi purtroppo. Danilo esponeva delle foto molto particolari, in cui una luce monocromatica, grazie all’ausilio di una lunga esposizione, catturava, in movimento, i corpi delle persone ritratte trasfigurandole. Da questa ricerca sembrava che Danilo cercasse di tirar fuori dei personaggi ritrattai, l’aurea vibrazionale e non la forma statica. Una pura forma mobile di inconscio, che trovava espressioni di temporanea inquietudine o di armonia, in un movimento, che faceva già presagire il dileguarsi della forma ritratta. Quel microsecondo di realtà catturata, già è, in divenire, altra cosa.  Danilo Quintarelli nasce ad Avellino nel 1989. L’istinto artistico giovanile lo porta, da giovanissimo, a cimentarsi come writer ma, quasi subito, è affascinato dal mondo dell’impressione della luce e si iscrive al corso di fotografia dell’Accademia di Belle Arti di Napoli, diplomandosi nel 2015.

Per i lettori di Plus Magazine racconto un po’ della sua storia.

È del 2019 la sua prima personale fotografica, Dietro lo Specchio, presso lo spazio Naima, La libreria di Ludovico, di Montemiletto (AV).

Danilo Quintarelli e le cicatrici del tempo 2

Danilo Quintarelli e le cicatrici del tempo

Poi qualcosa della sua necessità espressiva comincia a cambiare e decide di prendersi una pausa dalla fotografia, dedicandosi esclusivamente alla pittura. Nel 2021 si trasferisce a Roma, dove tuttora vive e lavora. Oltre a lavorare presso una casa d’aste dove ha imparato e riconosciuto logiche e ritorni storici di mercato, ha un suo studio personale in cui si dedica, completamente e con costanza, alla sua attività artistica.  Nel 2022 partecipa a Palermo alla collettiva Ex Voto – artisti per Santa Rosalia, a cura di Andrea Guastella, e nel 2023 espone a Roma presso la galleria-laboratorio “ArtSharing” con la mostra Morfogenesi, a cura di Penelope Filacchione.

Il gesto mosso nell’impossibilità di prevedere ciò che esso produrrà crea significato irrazionale. Un esempio sono le vecchie case abbandonate della mia terra, li dove interi paesi sono stati costretti a fuggire. Ciò che l’uomo ha costruito e più volte modificato è ora consegnato al tempo. Gli intonaci, le finestre, le inferriate e i pavimenti vengono manipolati dalla natura: le stratificazioni di materiale interagiscono modificandosi a vicenda, ogni strato è il prodotto dell’interazione con gli altri strati.
Il risultato è un’opera automatica, ben lontana dall’atto razionale da cui tutto ha avuto inizio. Il tempo si manifesta in questo mutamento, esso è la distanza tra l’atto razionale e il significato irrazionale. Quel significato è arte. È questo che mi aspetto da chi fa arte, uno sforzo sovrumano per allontanarsi dal linguaggio a cui siamo abituati, quello razionale, e divenire il mezzo tramite il quale il fenomeno dell’arte avviene: L’opera è una soglia dove il viaggio dell’artista in qualche modo si con quello del fruitore, le viscere dell’uno si incontrano con quelle dell’altro per dialogare. Con sincerità. In un posto sicuro.
Questa definizione di arte, che troviamo sul sito web dell’Artista, ben descrive il progetto creativo più importante promosso dal 7 marzo al 21 aprile 2024, presso il Museo Carlo Bilotti Aranciera di Villa Borghese, a cura di Andrea Guastella.

Il progetto ripercorre l’identità storica e i cambiamenti dell’edificio dell’Aranciera di Villa Borghese attraverso una serie di dipinti che simulano le sovrapposizioni delle superfici murarie, la “pelle”, come la definisce il curatore, della struttura architettonica, come cicatrici e rughe che testimoniano il tempo e la vita vissuta.

Danilo Quintarelli e le cicatrici del tempo

Ultima produzione Danilo Quintarelli e le cicatrici del tempo

Guardando le opere di Quintarelli, inconsciamente, si percepisce una comprensione collettiva dello spazio tempo. Sia le fotografie della produzione precedente che le opere più recenti, sembrano un monito ad aver cura delle cicatrici del tempo piccole o più importante che siano, come crespe sulla pelle a ricordo di un’emozione cristallizzata, che non c’è più, secondo il tempo come lo calcoliamo con le misurazioni materialistiche, ma che esiste per sempre e da sempre, invece, a livello animico.

La sua sensibilità è sicuramente frutto anche degli anni di studio, in ha approfondito tematiche e autori che condizioneranno il suo lavoro: il rapporto dei surrealisti con l’irrazionale, il cinema “istintuale” di David Lynch, la “notte” di Antoine D’Agata e Francis Bacon e la religiosa astrazione di Mark Rothko.

Oggi Danilo è un autore consapevole del suo percorso personale, con altri progetti che stanno per divenire. Un irpino che ha creduto nell’arte e che ha deciso, nonostante le difficoltà che il mondo di provincia può presentare ad un autore che spesso non sa nemmeno a chi rivolgersi per cominciare, che l’arte stessa sarebbe stata la sua vita.

Oggi sicuramente conosce le dinamiche del mercato e sospira, purtroppo, che forse proprio la fotografia, da cui è partito con tanta espressività, sia ancora in Italia l’arte più bistrattata.