EditorialeScienze umane e sociali

David Lynch: Ritorno a Twin Peaks

Adriano Russo

Adriano Russo

Sociologo, specializzato in criminologia critica, prevenzione e sicurezza sociale. Docente, formatore e progettista in ambito sociale e nei servizi integrati, adotta un approccio umanistico e sociologico nella scrittura e nella progettazione. "Credo nella trasparenza degli animi e delle coscienze".

David Lynch

David Lynch

Sconcertante, delirante, il maestro e visionario David Lynch sembra quasi essere “peggiorato” con l’avanzare del tempo. Inutile riflettere troppo su singoli particolari, scene, sequenze o sull’agire dei personaggi. Cercare una linea guida è vano: non esiste. Lynch è pura dispersione cognitiva ed emotiva.

Twin Peaks (la serie televisiva 2017)

Magari un nesso logico nella trama esisterà pure, ma non conviene insistere troppo nell’inseguirlo anche perché l’effetto shock ci sarà comunque e si percepirà in molte scene della serie.
Twin Peaks è un gioco di contrasti continuo. C’è spesso il tentativo di mettere ordine per giungere ad una situazione di sollievo e di armonia finale. Alcune situazioni complicate tendono infatti lentamente ad attenuarsi, seppur con qualche perplessità, concedendo a tratti un effetto placebo rassicurante In Twin Peaks quasi sempre da una situazione di routine e di calma apparente si passa alla dimensione della confusione e dell’ignoto.

 

Lynch compie questo percorso attraverso una sequenza di immagini inquietanti, scomposte e prive di senso. L’elettricità, elemento caotico, diventa generatrice di male e figure oscure. Quello di Lynch è forse soltanto un modo “altro”, spinto e contorto, di leggere ed interpretare la realtà, in particolare la dicotomia mai risolta tra il bene e il male. Tutto questo si svolge sempre in una dinamica confusa di interazioni e sequenze di immagini distorte e indecifrabili. Identità multiple e sdoppiate inserite in contesti spazio-temporali confusionari in un ibrido tra sogno e realtà. Strettamente connessa è infatti la dimensione onirica legata alle cornici percettive dell’agente Cooper. “Noi viviamo all’interno di un sogno”.

Così si percepisce ancora ed ancora l’ignoto, l’incertezza dell’essere e il caos elettrico. Si tratta del solito universo lynchiano che ancora una volta riesce a scuotere con uno stile narrativo e descrittivo appassionante e sconvolgente perché rafforza e legittima stati d’animo contrastanti in un misto di contraddizione, ambiguità, ambivalenza (se è vera una cosa è vero anche il suo contrario, bene e male, vita e morte, passato e futuro, terreno e ultraterreno). Sembra di essere in una configurazione che travalica l’opposizione tra caratteri razionali e dimensioni irrazionali Lynch è indeterminabile e forse quindi scrutabile proprio soltanto nella sua indeterminatezza. Così mentre ti “malediciamo”, “aspettiamo” con ansia l’avvento della nuova stagione.

 

Twin Peaks. Il dossier finale, un libro di Mark Frost del 2017

Mark Frost, come del resto David Linch, riescono sempre a sorprendere. Così accade anche per Twin Peaks. Il dossier finale che è una sorta di rivisitazione della terza stagione della serie televisiva. Lo scopo dell’autore, almeno apparentemente, è quello di far luce sulle vicende accadute a Twin Peaks dopo un lungo silenzio durato venticinque anni. Alcuni nodi in effetti sembrano venire al pettine relativamente alla storia ed alla storicità di alcuni personaggi che compaiono nel film in modo confuso, frammentato, estemporaneo.

In realtà la ricerca di chiarezza è soltanto un’illusione. Il libro è incentrato sulla descrizione di un dossier scritto dall’agente Tamara Preston proprio nel corso del suo recente viaggio di ritorno dalla cittadina di Twin Peaks. Ancora fortemente sconvolta e turbata dagli ultimi strani e bizzarri avvenimenti, l’agente cerca invano di risalire in modo lucido e professionale ad eventi quali sparizioni improvvise, sdoppiamenti di personalità, apparizioni di personaggi strani e di luoghi surreali, loggia nera.

David Lynch

Estratto dal libro.
DATA: 6 settembre 2017
DA: TAMARA PRESTON, Agente speciale
A: GORDON COLE, Vicedirettore

Caro Vicedirettore Cole,
in seguito alla sua richiesta dello scorso anno, al termine della mia indagine sul Dossier dell’Archivista, le sottopongo il mio rapporto conclusivo.
L’archivio – che terminava bruscamente il 28 marzo 1989, con l’improvvisa scomparsa del maggiore e la sua presunta morte – ci ha lasciato con molteplici piste investigative da seguire. Come mi ha suggerito lei stesso quando mi ha affidato l’incarico, ho condotto la mia indagine “fin dentro ogni più piccolo anfratto e ogni nicchia” in cerca di risposte. Per dirlo con parole più semplici, ora “l’Archivista” sono io.
Inoltre, come da lei richiesto, ho iniziato questo progetto nella città di Twin Peaks, tentando di aggiornarla sulle vicende di molti residenti della cittadina – parecchi dei quali lei conosce personalmente – nei decenni intercorsi. Ho appreso parecchie cose sorprendenti – le sue parole, “questi boschi sono pieni di segreti”, mi appaiono immediatamente un chiaro eufemismo – mentre tante altre riflettono lo stupefacente tasso di cambiamento che ogni comunità, grande o piccola che sia, affronta nel corso di un quarto di secolo di storia.

La descrizione del dossier lascia trasparire una richiesta di aiuto da parte dell’agente Tamara Preston nel tentativo di risolvere enigmi che non solo non trovano risposta, ma al contrario aprono nuovi scenari di non senso. Anche la ricostruzione stessa delle vite dei personaggi di Twin Peaks non sembra aiutare nel percorso di chiarificazione generale e questo ci riconduce alla consueta sensazione di smarrimento e di sospensione tra sogno e realtà, sacro e profano, sensazioni alle quali Lynch e Frost ci hanno da sempre abituati.

tw

Ricompare allora nel lettore la dimensione dell’ignoto, il senso di panico, l’ambivalenza, l’inquietudine, l’elettricità, la drammaticità ironica e surreale, il caos dispersivo. Da questo punto di vista il libro non fa altro che riattivare e alimentare le ansie e le inquietudini che si percepiscono costantemente nella serie televisiva, forse perché la specialità di Lynch e di Frost è proprio quella di far leva sulle ansie e sulle inquietudini individuali percepite dal lettore o dallo spettatore.

Questo è ciò che accade ogni qualvolta ritorniamo con la mente e con lo spirito a Twin Peaks, uno sconvolgimento emotivo e cognitivo che turba e che ammalia, ma che piace da matti, tanto è vero che si attendono con ansia altre stagioni di libri e altre stagioni di film. Almeno sono queste le speranze e le illusioni degli spettatori e dei lettori.

E così, tra sogni, visioni e silenzi, Twin Peaks continua a parlarci di ciò che non possiamo spiegare.
Scopri altre storie su Plus Magazine.