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Dentro Gomorra : “il sistema” di devianza e criminalità

Adriano Russo

Adriano Russo

Sociologo, specializzato in criminologia critica, prevenzione e sicurezza sociale. Docente, formatore e progettista in ambito sociale e nei servizi integrati, adotta un approccio umanistico e sociologico nella scrittura e nella progettazione. "Credo nella trasparenza degli animi e delle coscienze".

Devianza e criminalità in Gomorra (la serie)

Undici anni dopo il primo episodio, Gomorra resta un fenomeno che divide: capolavoro di realismo sociale o pericolosa glorificazione della malavita? Dietro le sparatorie, i tradimenti e le faide tra clan, la serie nasconde un laboratorio perfetto per studiare come nasce un criminale. Non per patologia, non per destino, ma per scelta razionale. Un’analisi  sociologica che cerca di guardare oltre lo stereotipo del criminale “cattivo”.

Il fenomeno che ha diviso l’Italia

A più di dieci anni dalla sua uscita, Gomorra continua a essere la serie “evento” che più ha fatto parlare di sé per il forte impatto riscontrato nell’opinione pubblica italiana. Nata dal libro-inchiesta di Roberto Saviano del 2006 e approdata in tv nel 2014, la serie Sky Atlantic ha raccontato per cinque stagioni processi di socializzazione e rituali di strada, codici simbolici che riguardano la rappresentazione del “criminale”, dinamiche di potere all’interno della camorra napoletana. Gomorra parla di paranze e manovalanza, di chi dirige le fila e di chi esegue, di organizzazioni criminali con gerarchie ferree ma anche di cani sciolti che seguono codici differenti o non seguono alcun codice.

Scampia come palcoscenico dell’anomia

Gomorra nasce e si sviluppa in un contesto di anomia sociale, intesa come interiorizzazione problematica di norme e valori di riferimento. È proprio questa frattura tra le regole della società “legale” e quelle del sistema criminale a generare comportamenti devianti sregolati e inusitati da parte degli attori criminali. Cresciuti nei quartieri di Napoli, Scampia e Secondigliano, i protagonisti della serie apprendono fin da adolescenti i meccanismi di reclutamento legati al controllo del territorio, alle piazze dello spaccio, ma soprattutto alla costruzione di una reputazione criminale di rilevo all’interno del proprio clan o quartiere. L’ingresso nel sistema avviene per diritto di nascita (figlio, nipote o stretto parente di un boss) oppure per status acquisito attraverso l’affiliazione. In entrambi i casi, si tratta di percorsi che plasmano l’identità fin dall’adolescenza.

 

Quando il crimine è una carriera

In chiave criminogenetica, l’apprendimento di una condotta sociale criminale all’interno di una subcultura può rappresentare la base di un piano strategico per diventare un outsider: colui che rifiuta i mezzi leciti e socialmente accettati per raggiungere mete di prestigio sociale. Questo processo può avvenire attraverso un calcolo utilitaristico e deterministico delle situazioni favorevoli o sfavorevoli: costi, rischi, guadagni vengono soppesati nella costruzione e negoziazione di un percorso individuale di ascesa criminale. Il contesto sociale rappresentato in Gomorra è sicuramente un trampolino di lancio importante per l’intraprendimento di una carriera criminale, ma non si tratta dell’unica variabile. Esistono altri fattori, non necessariamente legati all’essere nati e cresciuti in quartieri poveri e degradati.

 

La teoria della scelta razionale

Ed è qui che entra in gioco la teoria della scelta razionale, centrale per comprendere i personaggi di Gomorra. Secondo questa prospettiva sociologica, le persone non commettono reati perché sono malvage o patologiche, ma perché sono “normali”. La devianza e la criminalità vengono intese come manifestazioni legate ai meccanismi di apprendimento sociale da una parte, e di scelta razionale dall’altra. Sono forme espressive perfettamente calzanti con il carattere e l’identità dei personaggi della serie: Ciro, Genny, Patrizia non sono “mostri”, ma individui che hanno fatto una scelta basata sul contesto in cui sono cresciuti.

 

Boss si nasce o si diventa?

Bisogna però precisare che soltanto pochi eletti diventano affermati boss e comandano per via gerarchica su tutti gli altri. Questi personaggi eccellono per particolari abilità carismatiche e per un fiuto speciale negli affari, riuscendo a inserirsi nell’imprenditoria che conta e a operare tra le fila dei colletti bianchi, nell’economia del sommerso, nel confine informale tra legalità e illegalità. Si tratta di giochi di ruolo inseriti in una lotta di potere strategica e spietata che non fa sconti a nessuno: neanche se si tratta di eliminare boss conclamati, sovvertendo continuamente l’ordine consolidato del sistema, o di decretare l’uccisione di donne e bambini di clan rivali. La serie mostra con crudezza questa realtà: il potere si conquista, si mantiene e si perde in un ciclo continuo di violenza e tradimenti.

Emulazione o denuncia? Il dibattito infinito

C’è una questione ampiamente dibattuta nell’immaginario collettivo su Gomorra: quella relativa al rischio dei processi emulativi e della produzione di stereotipi sociali. La percezione degli eventi, delle scene, dei ruoli degli attori e del contesto criminale appare indubbiamente a volte amplificata e romanzata. Si tratta pur sempre di una serie che vuole i suoi effetti speciali e la propria spettacolarizzazione.

Tuttavia, lo scopo principale dei registi e degli ideatori di Gomorra è quello di raccontare e descrivere, evitando il più possibile giudizi di valore, uno spaccato reale della vita criminale di Napoli. E da questo punto di vista, la serie riesce a mantenere un livello di fedeltà significativo alla realtà che rappresenta.

Il sistema che ci riguarda tutti

Gomorra è un sistema sociale criminale che presenta al suo interno diverse alternative e possibilità di scelta per gli individui che vi fanno riferimento.

Si tratta di un “sistema anomico” che si può scegliere di:

  • Ignorare, assumendo un atteggiamento di indifferenza e sfiducia
  • Marginalizzare, restandone ai margini e isolandosi
  • Accettare passivamente, adattandosi e trovando una forma di equilibrio sociale
  • Negoziare, partecipandovi attivamente e traendone vantaggi personali
  • Ribellare, producendo alternative variabili di senso e opponendosi al sistema

La cosa certa è che, in ogni caso, si tratta di un sistema che riguarda tutti noi da vicino. Non solo perché esiste geograficamente nelle nostre città, ma perché pone domande fondamentali sui meccanismi di esclusione sociale, sulle opportunità mancate e sulle scelte che una società compie collettivamente. Gomorra non offre risposte facili. Ci mostra uno specchio in cui riconoscere le fratture del nostro tessuto sociale, forse lasciando a noi il compito di decidere come agire.

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