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Domenico Paolercio: Maestro della Luce nel Cinema Neorealista

La Redazione

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Autore di +Plus! Magazine

Domenico Paolercio

Il 24 maggio ad Avellino, Paolo Speranza svela il genio fotografico irpino che ha illuminato il neorealismo italiano attraverso pellicole storiche come “La Donnaccia”.

L’appuntamento imperdibile per gli appassionati di cinema e fotografia si terrà venerdì 24 maggio alle ore 17:30 presso il Circolo della Stampa di Avellino. L’incontro, curato dallo storico del cinema Paolo Speranza, esplorerà il legame tra fotografia e neorealismo attraverso l’opera di Domenico Paolercio.

Nato ad Andretta, Paolercio ha tradotto in immagini la poetica neorealista con un uso sapiente della luce, lavorando in pellicole significative come “La donnaccia” (1964), interamente girata a Cairano. Il prestigioso periodico francese Télérama definì questo film un potenziale capolavoro paragonabile alle opere di Rossellini, Fellini o Visconti.

Paolo Speranza, direttore di “CinemaSud” e autore del libro “Un’avventura neorealista. Il film La donnaccia a Cairano”, analizzerà il linguaggio visivo di Paolercio, che ha catturato con straordinaria sensibilità la vita quotidiana e i paesaggi dell’Irpinia del dopoguerra.

L’evento rappresenta un’importante occasione culturale per riscoprire un capitolo fondamentale della cinematografia irpina e il contributo artistico di uno dei suoi protagonisti più significativi.

L’incontro consentirà di approfondire come il fotografo, attraverso il suo magistrale utilizzo della luce, abbia saputo documentare visivamente un’epoca cruciale di trasformazioni sociali nell’Irpinia del dopoguerra, creando un linguaggio cinematografico di straordinaria intensità emotiva.

In un’epoca dominata dall’immagine digitale e dai sofisticati effetti speciali, riscoprire l’arte primordiale della luce attraverso l’opera di Domenico Paolercio ci riconnette all’essenza stessa della fotografia cinematografica. Il suo sguardo, forgiato nelle terre irpine e sublimato nelle pellicole neorealiste, rappresenta non solo un capitolo fondamentale della nostra cinematografia, ma un patrimonio visivo che trascende il tempo.

La maestria dell’artista ci ricorda come, prima di ogni algoritmo e manipolazione digitale, esistesse un artigianato della luce capace di trasformare la realtà quotidiana in poesia visiva. Un’eredità che merita di essere riscoperta non come esercizio nostalgico, ma come fonte d’ispirazione per le nuove generazioni di visual storyteller.

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