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Emilio Ricciardi presenta il suo nuovo libro

La Redazione

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Autore di +Plus! Magazine

Il 4 Dicembre all’Archivio di Stato di Avellino è stato presentato il nuovo libro di Emilio Ricciardi: “Angelo Maffucci e la ricerca medica nell’Ottocento”. Un libro basato su un’approfondita ricerca documentaria sulla figura di Angelo Maffucci, un ricercatore di grande talento, il quale fu molto apprezzato in tutta Europa, ottenendo grandi risultati anche attraverso pochi mezzi a disposizione. Abbiamo fatto qualche domanda all’autore del libro, Emilio Ricciardi, di seguito l’intervista.

  • Da dove nasce l’interesse per il tema medico nell’Ottocento e come ha conosciuto la figura di Angelo Maffucci.

“Angelo Maria Maffucci nacque a Calitri ed è considerato una delle glorie del paese. Essendo anch’io originario di Calitri, la figura di Maffucci mi è nota da quando ero ragazzo.”

  • Di cosa è maggiormente orgoglioso del suo libro?

Sarei felice se fossi riuscito a raccontare in modo semplice e chiaro i motivi che rendono Maffucci un uomo degno di essere conosciuto”.

  • C’è qualche scoperta o dettaglio emerso dalla ricerca che l’ha particolarmente colpita o sorpresa?

“La straordinaria abilità come ricercatore, frutto di una metodologia scientifica moderna e rigorosa, è l’aspetto di Maffucci che più mi affascina. Tra le carte superstiti del suo archivio sono conservati progetti e resoconti di esperimenti che dimostrano una grande chiarezza di idee nell’organizzare il lavoro di indagine.”

  • Quali difficoltà ha incontrato nel ricostruire la vita di uno scienziato dell’Ottocento poco noto al grande pubblico?

La difficoltà maggiore è stata la quasi completa perdita dell’archivio privato di Maffucci. La sua opera scientifica è nota, soprattutto tra gli specialisti; è più arduo tentare di ricostruirne la personalità e la vita privata, di cui si conosce molto poco.”

  • In che modo Angelo Maffucci si inserisce nel panorama medico e scientifico del suo tempo?

Anche se ebbe una vita professionale breve, Maffucci fu molto stimato sia dai suoi maestri, sia dai medici della sua generazione, la prima dopo l’Unità d’Italia. Sono note le parole di apprezzamento rivoltegli da Robert Koch, il più famoso studioso della tubercolosi, al congresso di Berlino del 1890. L’ammissione all’Accademia dei Lincei, nel 1903, fu il giusto riconoscimento al suo valore come scienziato.”

  • Quali aspetti della personalità o del metodo scientifico di Maffucci ritiene più moderni o ancora attuali?

L’eccellente padronanza delle materie di base, la capacità di muoversi tra discipline diverse e il rigore con cui conduceva le ricerche sono i motivi per cui molti risultati da lui ottenuti non hanno perso validità. E poi la sua attenzione verso i problemi sociali, requisito fondamentale per affrontare nel modo migliore patologie complesse come la tubercolosi.”

  • Quando affronta un nuovo progetto, da cosa parte: da un personaggio, da un documento, da un territorio o da una suggestione personale?

Credo di avere sperimentato tutti i modi elencati.

  • Che cosa spera rimanga al lettore dopo aver terminato la lettura?

Aver approfondito la conoscenza di un uomo che merita di essere ricordato.

  •  C’è una figura storica che le piacerebbe raccontare in futuro?

In questo momento sto studiando Giustino Fortunato, anche se di solito preferisco occuparmi di personaggi meno noti. Poi si vedrà.

 

Articolo di Ludovica De Falco 

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