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Ernesto Lama: tra palcoscenico, emozione e verità

Fortuna Addivinola

Fortuna Addivinola

Autore di +Plus! Magazine

Plus Magazine ha avuto il piacere di intervistare uno dei volti più amati e versatili del panorama teatrale e cinematografico italiano: Ernesto Lama. Attore, regista e interprete appassionato, Lama ci ha raccontato con sincerità e ironia come è iniziata la sua carriera, cosa rappresenta per lui il teatro e come guarda oggi alle nuove generazioni che si affacciano al mondo dello spettacolo.

teatro

Come nasce la tua passione per il teatro, per il cinema, ma soprattutto: come inizia la tua carriera?
«In realtà, è nata quasi per caso. O, meglio, malgrado me, come mi piace dire. Avevo appena 13 anni, mi trovavo in spiaggia quando incontrai Antonella Morea, storica attrice della Nuova Compagnia di Canto Popolare. Stavano cercando uno scugnizzo per uno spettacolo, e lei pensò subito a me. Mi portò a fare un provino con Roberto De Simone. Lo superai pienamente, e da lì tutto ebbe inizio.»
È stato un destino che ha catapultato Ernesto Lama nel mondo del teatro e dello spettacolo, un mondo dal quale non si è mai allontanato e al quale ha dedicato completamente la sua vita.

Oggi, grazie ai social, i giovani hanno un accesso molto più diretto al mondo dello spettacolo. Un tempo era tutto più difficile. Cosa ne pensi?
«Sì, oggi sicuramente è più semplice entrare in questo mondo. Ma una volta era più difficile, ed era anche più “importante” in un certo senso. Perché bisognava costruire le fondamenta, come quando si costruisce un edificio: si parte dal basso. Oggi questo passaggio sembra mancare.
Attenzione, non voglio fare una critica ai social, ci mancherebbe. È solo un’osservazione. Ma il palcoscenico ha bisogno di altro: di esperienza, di sperimentazione, di domande, di ascolto, di errori. Stare in scena significa giocare con il pubblico, osservarlo, sentire le sue reazioni. Solo così capisci fin dove puoi arrivare, fin dove ti puoi spingere.
Dietro uno schermo, invece, questo contatto diretto si perde. È proprio per questo che, personalmente, ho sempre preferito il teatro al cinema: perché il teatro ti mette in connessione profonda con le emozioni del pubblico, con le sue sensazioni più autentiche. Ed è lì che, secondo me, nasce davvero l’arte dell’attore. »

Ernesto Lama

A livello teatrale, hai mai tratto ispirazione da qualcuno in particolare?
«Ridendo e scherzando, avrò preso parte a quasi 180 produzioni tra teatro e cinema… Proprio per questo, posso dire di aver tratto ispirazione da chiunque abbia incontrato lungo il mio percorso. I miei maestri sono stati tutti.
Naturalmente, ci sono figure che mi hanno lasciato un segno più profondo: penso, ad esempio, a Gennarino Palumbo, Glauco Mauri, Eduardo De Filippo, Nello Mascia, Massimo Ranieri
Per quanto riguarda la mia formazione teatrale, i riferimenti fondamentali sono stati Roberto De Simone e Armando Pugliese. Il primo ha rappresentato per me l’inizio, la scoperta; il secondo, una guida nella maturità artistica.
Ma, davvero, considero maestri tutte le persone con cui ho condiviso il palcoscenico, a prescindere dal loro nome o dal ruolo che ricoprivano. Bisogna sempre osservare, imparare, restare in ascolto. Ogni incontro lascia qualcosa, se si ha l’umiltà di guardare.»

Ernesto Lama

C’è un ruolo che hai interpretato e che ti ha segnato particolarmente?
«Ce ne sono diversi, a dire la verità. Alcuni li ho interpretati con Roberto De Simone, come i vari Masaniello, che hanno rappresentato momenti fondamentali nel mio percorso. Uno dei ruoli che più mi ha lasciato il segno è stato sicuramente Chantecler – un’esperienza intensa, profonda.
Ma se devo pensare a un autore che mi ha davvero formato, che mi rappresenta e con il quale sento un legame profondo, quello è Raffaele Viviani. Ogni volta che porto in scena un testo di Viviani, è come se mi sentissi completo. È un autore che sento visceralmente vicino, nelle parole, nei ritmi, nell’umanità dei personaggi.

Ernesto lama

Anche Fronte del porto, che ho fatto con Alessandro Gassman negli anni della pandemia – prima e dopo quel periodo così difficile – è stato un lavoro che mi ha toccato molto.
A dire il vero, potrei citarne molti altri. È raro che uno spettacolo mi abbia annoiato o non mi abbia lasciato nulla. Ogni personaggio, ogni testo, ogni palcoscenico mi ha insegnato qualcosa e mi ha reso, un pezzo alla volta, l’attore che sono oggi.»

Hai qualche progetto futuro che puoi anticiparci?
«In questo momento sto portando in scena uno spettacolo straordinario, diretto da Filippo Gentile, che si intitola Buio. A fine gennaio sarò a San Nazzaro, ma lo spettacolo sarà in tournée e gireremo un po’ in tutta Italia.
È davvero un progetto che sento molto e che considero speciale. Parallelamente, continuerò con il mio spettacolo personale, che mi sta dando tante soddisfazioni. Sarà una stagione intensa, e non vedo l’ora di incontrare il pubblico nelle varie città.»

Cosa cambia tra l’esibirsi a teatro, al cinema o in televisione?
«Ovviamente, la differenza c’è e si sente. A teatro hai la possibilità di sperimentare, di modificare, di vivere il testo sera dopo sera. Puoi persino cambiare le battute, adattarle, sentire il pubblico e reagire di conseguenza. È un processo vivo, in continua evoluzione.
In televisione – ma anche al cinema – questo non accade. Lì devi “funzionare” subito. Hai meno margini di libertà, tutto dev’essere preciso, efficace, pronto. Quindi dai comunque il massimo, sempre, ma in un contesto molto più rigido.
Detto questo, qualunque sia il mezzo, l’obiettivo resta lo stesso: mettere in scena il meglio di te stesso, con professionalità e verità.»

Ernesto Lama

Oltre ad attore, sei anche regista. Trovi delle difficoltà nel dirigere?
«È inevitabile che, nel ruolo di regista, ci si scontri con il materiale che si ha tra le mani, con gli attori, con le scelte fatte. Dirigere significa anche questo: confrontarsi, adattarsi, mettersi in discussione.
Personalmente, quando mi trovo dall’altra parte, cerco di azzerare completamente ciò che penso da attore. Mi spoglio del mio punto di vista e mi affido al pensiero altrui, anche quando non lo condivido pienamente.
È una forma di rispetto e anche un modo per crescere: accettare che la visione dell’altro possa portare valore, anche se diversa dalla tua.»

La tua personalità è sempre forte, travolgente e ironica. Ma come sei davvero, lontano dai riflettori?
«Spero, semplicemente, di essere un bravo papà. Tutto il resto viene dopo. Il lavoro, la scena, il pubblico… sono importanti, certo, ma nella vita privata credo che la cosa più preziosa sia riuscire a essere presente, vero. Se riesco in questo, allora va bene così.»

 Lama

Cosa consiglieresti ai ragazzi che vogliono avvicinarsi al mondo del teatro?
«Dovete organizzarvi, farvi vedere, mettervi in gioco. Createvi un pubblico, costruite occasioni per esibirvi. Non serve essere perfetti: serve fare.
Fate spettacoli, performance, laboratori… tutto quello che vi aiuti a emergere, a farvi notare. Fatevi sentire, fatevi vedere.
E se posso, verrò a vedervi anch’io. E magari, se ci sarà occasione, vi darò anche qualche consiglio. Tutto qui. L’importante è iniziare.»

Con Ernesto Lama,  dunque, il teatro non è solo arte, ma è verità che si fa voce, corpo, emozione. In un mondo sempre più veloce e filtrato dai social, la sua storia ci ricorda che l’anima dell’attore si costruisce sul palcoscenico, un applauso alla volta, cadendo e rialzandosi, imparando dagli altri e restando sempre in ascolto.

E per chi sogna questo mestiere, il suo messaggio è chiaro: non aspettate il momento perfetto, createvelo. Il teatro è vivo. E finché ci sarà qualcuno disposto a crederci, a salirci sopra con coraggio e passione, continuerà a raccontare storie che lasciano il segno. Come quelle di Ernesto Lama.

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