Esperienza di una lettrice. Il racconto di una forma di razzismo con tanto di pregiudizi e discriminazione

Ritorna puntuale la nostra Mini-rubrica “SorprendenteMente” che oggi vede protagonista l’intervento di una nostra lettrice che mi ha chiesto di pubblicare le sue osservazioni in base alla propria esperienza. Ovviamente, come sempre, eviterò di riportare dati ed elementi che possano ricondurre all’identità della persona in questione. I puntini sospensivi indicano dei passaggi ce ho eliminato per i motivi di cui sopra.

“Gentile Dottoressa Nutolo … vorrei che tenesse conto di quanto le sto scrivendo perché ha a che fare con gli articoli che ha pubblicato di recente su plus magazine. Li trovo veritieri ed interessanti ed è per questo che ho voluto dire la mia rispetto alle forme di razzismo, pregiudizio e discriminazione che ho subìto. … per dirla tutta, la prima volta che sono rimasta veramente fuori dai panni è stato qualche anno fa quando una mia “amica”(che per comodità sarà indicata da me come “xx”)  mi ha detto una frase che io non avrei mai rivolto a nessuno. Si stava organizzando una specie di esta serale in piscina proprio nella villa di questa mia amica che aveva invitato anche ad altri ragazzi. Durante un pomeriggio in cui io avrei dovuto lavorare, sapevo che lei ed altre due si sarebbero incontrate alla caffetteria …. e in questo posto generalmente ci andava spesso ance la persona che i interessava all’epoca. Il caso ha voluto che mi cambiassero turno e quindi approfittai per raggiungere le altre e mi avviai alla caffetteria. Appena arrivai vidi il loro tavolo a cui si erano aggiunti anche dei ragazzi e anche “xy”. Mi avvicinai e salutai tutti presentandomi a quelli che non conoscevo e chiesi se ci fossero novità per l’organizzazione della festa in piscina. “xx” mi disse <<senti, ti potresti sentire a disagio a venire quindi sarebbe il caso che tu non partecipassi>> e io le chiesi ingenuamente “perché?” e lei mi rispose “prima di tutto perché verranno tutte persone laureate con cui non avresti argomenti in più poi dovresti indossare il costume e ti sentiresti a disagio visto che sei in sovrappeso”. Questo davanti a tutti. Mi erano capitate battutine e allusioni, ma questo era troppo. Io non sono riuscita a dire nulla. I sono alzata e sono andata via. Avevo realizzato di essere stata un bersaglio di una cattiveria enorme e credevo di aver fatto la più brutta figura della mia vita, ma poi ho capito che non ero io quella che avrebbe dovuto vergognarsi. …. Questa è una forma di razzismo con tanto di pregiudizi e discriminazione e ‘è tanta gente come “xx” ma per fortuna non era quello ciò che volevo essere. … da allora è passato tanto tempo e io sono cambiata e ho migliorato tante cose, ma non è stata quell’umiliazione a darmi la spinta: sono stata io quando sono stata pronta. Ho fatto salti di qualità nel lavoro e ho avuto tante soddisfazioni anche nelle amicizie, quelle vere e in amore ora sono felice. Ho sempre qualche chiletto in più rispetto allo “standard” ma non sono motivo dì vergona o disagio e poi  di certo non voglio fare la modella.

 Grazie Dottoressa per aver accolto la mia richiesta e soprattutto perché ciò che ha scritto mi ha dato lo spunto per poter tirar fuori queste parole …..  che erano pronte per uscire da un bel po’ e che oggi mi rendono orgogliosa di quello che sono.”

Sono io che ringrazio lei per la fiducia e per aver condiviso la sua importante esperienza: i suoi vissuti ci hanno dato davvero tanto su cui riflettere. Ad maiora.

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