FondItalia rilancia il FNC 2026: imprese al centro della formazione

FondItalia, Fondo paritetico interprofessionale nazionale, promuove e finanzia attività formative aziendali, interaziendali e individuali, anche in materia di salute e sicurezza sul lavoro. Il Fondo gestisce lo 0,30% del monte salari che le imprese, per legge, possono destinare alla formazione, scegliendo se aderire a un Fondo interprofessionale o lasciare le risorse all’INPS. Con l’adesione a FondItalia, le imprese possono investire direttamente quanto versato nella qualificazione del proprio capitale umano.
Con oltre un miliardo di euro di investimento e più di 23mila istanze presentate nella terza edizione, il Fondo Nuove Competenze (FNC) ha coinvolto oltre un milione di lavoratori, confermandosi uno strumento centrale nel panorama della formazione continua. In vista della quarta edizione, prevista per il 2026, FondItalia, Fondo paritetico interprofessionale, propone una riflessione approfondita sulle prospettive future del Fondo, puntando a trasformarlo in una misura strutturale e non più emergenziale.
«Crediamo convintamente – dichiara Egidio Sangue, direttore di FondItalia – che il FNC 2026 debba svilupparsi su tre direttrici fondamentali: superare l’approccio emergenziale, integrarsi stabilmente con le politiche attive del lavoro e valorizzare le filiere formative, soprattutto attraverso le aggregazioni di imprese».
FondItalia, che ha maturato un’esperienza significativa nelle precedenti edizioni del Fondo, sottolinea l’importanza dell’FNC come leva per l’accesso delle micro e piccole imprese a percorsi di riqualificazione professionale. Lo strumento, istituito nel 2020, si è dimostrato efficace nel sostenere l’aggiornamento delle competenze, grazie alla possibilità di ridurre temporaneamente l’orario lavorativo dei dipendenti a fronte della partecipazione a interventi formativi specifici.
Alla luce dei risultati ottenuti, il Fondo propone ora un’evoluzione del modello. Tra le priorità indicate, spicca la necessità di un approccio co-progettuale, che coinvolga le imprese sin dalla fase di definizione della misura. «Questa metodologia – precisa Sangue – consentirebbe una maggiore aderenza tra fabbisogni aziendali e offerta formativa, permettendo risposte più rapide ai cambiamenti del mercato del lavoro».
FondItalia evidenzia anche la necessità di rafforzare i meccanismi di individuazione, validazione e certificazione delle esperienze pregresse e delle competenze acquisite, con l’obiettivo di aumentare la qualità dell’offerta formativa e la sua utilità in termini occupazionali. Tra le proposte, particolare attenzione è rivolta allo sviluppo delle competenze richieste dai nuovi scenari tecnologici e ambientali, nonché al potenziamento dei cluster di imprese come strumenti per una formazione di sistema.
Un altro elemento centrale della visione di FondItalia è l’integrazione del FNC nella programmazione ordinaria delle politiche attive del lavoro, in un’ottica di continuità e stabilizzazione dello strumento. «Il passaggio a una misura strutturale – aggiunge Sangue – è fondamentale per offrire alle imprese strumenti permanenti con cui affrontare le sfide della trasformazione digitale e della transizione ecologica, rendendo la formazione continua parte integrante della strategia aziendale».
In vista dell’edizione 2026, FondItalia suggerisce infine un miglioramento della gestione delle risorse e delle tempistiche, ritenuti aspetti cruciali per garantire l’efficacia del programma. Il maggiore coinvolgimento delle filiere formative nate da aggregazioni d’impresa rappresenta, secondo il Fondo, uno dei punti qualificanti del nuovo modello auspicato.
«Il sistema della formazione continua in Italia funziona – conclude Sangue – perché è realmente connesso con le esigenze delle imprese. I Fondi Interprofessionali hanno dimostrato di sapere offrire l’infrastruttura tecnica e l’ecosistema necessari per percorsi formativi efficaci. Un patrimonio che va valorizzato nella progettazione della quarta edizione del Fondo Nuove Competenze».
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