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Francesca Di Sauro: L’equilibrio tra rigore ed istinto.

Luca De Lorenzo

Luca De Lorenzo

Bass/Baritone, nato a Napoli nel 1987,si è diplomato presso il Conservatorio San Pietro a Majella ed in scenografia all' ABANA. Ha debuttato come cantante in diversi ruoli in teatri italiani ed esteri, dirige Festival musicali, si occupa di scenografia e regia. Come Attore ha lavorato per il teatro e la televisione. Si occupa di divulgazione musicale in teatro e nelle scuole.

Intervista a cura di Luca De Lorenzo

Dall’esordio fulminante sotto la guida di Riccardo Muti alla versatilità che la vede spaziare dal barocco al belcanto, Francesca Di Sauro si racconta come un’artista in costante ascolto: del testo, della musica e della propria evoluzione interiore.

Hai debuttato giovanissima, a soli 25 anni, in un ruolo “monumentale” come quello di Santuzza in Cavalleria rusticana sotto la direzione di Riccardo Muti. Cosa si prova ad affrontare un debutto così oneroso con un Maestro che non ammette compromessi filologici, e come ha influenzato questa esperienza il tuo modo di studiare i ruoli successivi?

È stata un’esperienza da far tremare i polsi. Quando mi proposero Santuzza con il Maestro Muti ero, comprensibilmente, emozionata e al contempo intimorita. Avevo lavorato mesi prima con sua moglie, la signora Cristina Mazzavillani, che aveva creduto fortemente in me tanto da propormi un debutto così incredibile.
A 25 anni ero all’inizio del percorso e l’idea di confrontarmi con il Maestro mi ha spinta a dare il massimo. Di natura sono sempre stata molto attenta allo studio — è una delle fasi che preferisco di questo mestiere — dunque ho scandagliato con cura meticolosa ogni angolo dello spartito, documentandomi e analizzando la musica, il libretto e la psicologia del personaggio. Da lì, ho avuto la fortuna di lavorare molte altre volte con il Maestro su repertori diversi, e proprio un anno fa ho cantato nuovamente Santuzza diretta da lui in Cina: è stato affascinante osservare come quel ruolo sia maturato in me nel corso degli anni.

Nelle tue interpretazioni di Serpina (La serva padrona) e Vespetta (Pimpinone), la critica ha lodato la tua capacità di risolvere tessiture quasi sopranili con eleganza e agilità. Come riesci a conciliare queste “incursioni” nel registro acuto con la tua natura di mezzosoprano lirico, e qual è il repertorio in cui oggi senti che il tuo timbro “autentico” si espanda meglio?

Avendo iniziato a cantare in teatro a 24 anni, ho potuto sfruttare sin da subito la versatilità del mio strumento. Ho affrontato ruoli come Serpina, Vespetta, Despina e Zerlina lavorando sulla mia natura di mezzosoprano lirico, ma mantenendo una naturale facilità verso l’acuto.
Non nego che questo abbia richiesto molto studio e dedizione, ma l’ho trovato stimolante: credo mi abbia aiutata molto nell’approccio a ruoli più “comodi” per la mia voce. Al momento, sento che il repertorio a me più congeniale sia quello che spazia da Mozart a Donizetti, dove il mio timbro può esprimersi con maggiore pienezza.

Ti sei diplomata con lode al Conservatorio San Pietro a Majella di Napoli per poi perfezionarti al Maggio Musicale Fiorentino. In un mondo globalizzato, esiste ancora una “identità vocale napoletana”? Come sono cambiate la tua tecnica e la tua consapevolezza stilistica passando dai templi del Nord alla solarità delle tue radici?

Credo che la scuola napoletana continui a essere un biglietto da visita importante nel panorama internazionale. La mia tecnica si è evoluta con me, crescendo e affrontando sfide diverse, ma ho sempre tenuto a mente l’eredità del mondo musicale in cui è avvenuta la mia prima formazione. Le radici napoletane portano con sé una solarità e un’espressività che cerco di preservare, arricchendole con il rigore e la consapevolezza stilistica maturata nelle grandi accademie.

Il tuo 2025 e 2026 sono segnati da Mozart: sarai Dorabella in un tour nei teatri veneti e tornerai a collaborare con Muti per Don Giovanni a Tokyo. Qual è il segreto per rendere moderni e “umani” questi personaggi senza tradire il rigore del Classicismo?

Credo che i personaggi mozartiani vadano analizzati alla luce della moderna psicologia. All’epoca della composizione non esisteva ancora la disciplina psicologica per come la intendiamo oggi, ma i personaggi possiedono già tutti gli elementi per un’analisi profonda.

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