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Francesco Solimena: dalle radici di Serino all’immortalità artistica

Luigia Salomone

Luigia Salomone

Specializzata in Arte Moderna, faccio dell’arte il fulcro di ogni racconto, utilizzandola come chiave per restituire frammenti di una tradizione che rischia di diventare fuggente. Attraverso le opere ricostruisco memorie collettive ma anche narrazioni bizzarre, amo l’occulto, ciò che può essere ritenuto stravagante, l’altro, il diverso. Il mio sguardo attraversa contesti artistici diversi, con una particolare attenzione all’arte e agli artisti campani e, in particolar modo, al territorio irpino, per riscoprire e rafforzare le nostre radici culturali.


Figlio di Angiolo Solimena, famoso pittore, il quale find alla sua tenera età dimostrò talento di apprendere qualsivoglia scienza; ed infatti giunto all’età d’anni 12[…] nascostamente si pose a disegnare con acquerello e chiaroscuro, con tanta maestria e franchezza, ch’era stupore di chi l’ammirava”[1]


[1] O. Mitigano, La vita del Solimena di Antonio Roviglione nelle aggiunte all’ “abecedario dell’Irlanda, in “bollettino di storia dell’arte, Salerno, 1951, p. 50

Francesco Solimena nacque nella frazione Canale di Serino il 4 ottobre 1657, figlio dell’artista Angelo Solimena, con il quale collaborò a diverse opere nei primi anni della sua carriera. Inizialmente avviato agli studi umanistici, ben presto li abbandonò per seguire la propria vocazione artistica nella bottega paterna.

Figura centrale per comprendere questo contesto è Angelo Solimena, suo padre e allievo e collaboratore di Francesco Guarino, probabilmente anche nei cicli pittorici solofrani. Negli anni in cui Francesco muoveva i primi passi nella bottega paterna, Angelo aveva già sviluppato una propria poetica figurativa, svincolata dal naturalismo più rigoroso e orientata verso atmosfere maggiormente barocche.

Questa sensibilità, attenta agli effetti emotivi e alla costruzione scenografica dell’immagine, sembra aver esercitato un’influenza riconoscibile anche su alcune opere del padre di Francesco, lasciando intravedere un dialogo stilistico interno alla bottega.

Tra le sue opere giovanili si ricordano la tela per la chiesa di San Domenico a Solofra, identificata con la Visione di San Cirillo d’Alessandria e il ciclo di affreschi che decora la cupola del Duomo di Nocera.

A soli diciassette anni lasciò l’ambiente familiare per trasferirsi a Napoli, avvicinandosi inizialmente allo stile e alla scuola di Francesco Di Maria (1623-1690). L’esperienza accademica non lo soddisfò pienamente, così si ritirò presto nella propria casa per intraprendere un percorso di formazione più autonomo, dedicandosi allo studio dei grandi maestri napoletani e sviluppando  gradualmente un linguaggio pittorico personale.

Determinante fu l’influenza di Luca Giordano, evidente soprattutto nella fase iniziale della sua produzione, caratterizzata da una tavolozza vivace e da un uso dinamico della luce. Solimena divenne così uno dei massimi esponenti della scuola napoletana, che rappresentò una delle più alte espressioni dell’arte italiana del Seicento.

A Napoli, Solimena orientò definitivamente il proprio linguaggio verso il pieno Barocco, maturando uno stile più solenne e teatrale, caratterizzato da ampie composizioni, cromie luminose e un uso scenografico della luce. La città partenopea, allora uno dei centri artistici più vivaci d’Europa, gli offrì un terreno fertile per affermarsi come protagonista della scena pittorica.

La sua fama oltrepassò presto i confini del Regno, consentendogli di lavorare per importanti committenze aristocratiche e per diverse corti europee. Tra gli incarichi più prestigiosi si ricorda la serie di dipinti realizzata su commissione di Carlo di Borbone per il Ritratto di Filippo V e il Trionfo di Carlo di Borbone alla battaglia di Gaeta, opere celebrative che esaltano la dinastia borbonica attraverso un linguaggio monumentale e carico di enfasi retorica.

Nonostante il successo internazionale, Solimena rimase profondamente legato a Napoli, città in cui trascorse la maggior parte della sua vita e dove si spense nel 1747, nella sua villa, lasciando un’eredità determinante per la pittura napoletana del Settecento.

Le sue opere in giro per il mondo

L’arte di Francesco Solimena continuerà ad essere apprezzata anche dopo la sua morte e negli ultimi decenni si è assistito ad una rinomata valorizzazione della pittura napoletana del Seicento e Settecento. Tra le opere dell’artista, conservate in vari musei italiani ed europei, è presente L’incontro di Ratchis re dei Longobardi e di papa Zaccaria durante l’assedio di Perugia, opera che testimonia la capacità di fondere storia e composizione scenica con la qualità pittorica.

Inizialmente destinata alla decorazione della cappella distrutta di San Carlomanno, l’opera è custodita alla Pinacoteca di Brera. Quest’opera, insieme a San VIllibaldo chiede la benedizione di papa Gregorio III prima di recarsi ad evangelizzare i Sassoni, conservate insieme, erano bozzetti preparatori per un ciclo pittorico dedicato alla storia del complesso benedettino dell’abbazia di Montecassino.

Di proprietà della National Gallery di Londra, uno dei musei più importanti per la qualità e la varietà delle opere conservate dal Medioevo al contemporaneo, è il dipinto Un’allegoria di Luigi XIV, a lungo associato all’opera conservata allo State Hermitage Museum di San Pietroburgo del 1690. L’opera di Londra è considerata un “ricordo”, una copia dell’originale che Francesco Solimena teneva nel suo studio.

La differenza principale tra i due dipinti risiede nello scudo indicato da Minerva. Nel dipinto di San Pietroburgo, lo scudo è decorato con un’iscrizione e un ritratto: oggi vi si vede il ritratto dell’imperatrice Caterina la Grande ma originariamente era realizzato in onore del re di Francia Luigi XIV, a cui il dipinto fu donato dal cardinale Gualtieri, rappresentante del papa in Francia.

L’opera esalta così la figura del sovrano attraverso riferimenti alla mitologia greca, dimostrando la versatilità stilistica e tematica del pittore irpino.

Queste due opere rappresentano un esempio della straordinaria capacità di Solimena di adattarsi alle richieste dei committenti, spaziando tra diversi soggetti e stili, spesso con uno stile scenografico e spettacolare.

Celebre pittore, Solimena fu anche un eccellente maestro: numerosi allievi seguirono le sue orme nel suo atelier, tra cui Francesco Vaccaro e Ferdinando Sanfelice, contribuendo a consolidare la sua influenza nella pittura barocca napoletana.

Non solo in Europa, ma anche all’estero le sue opere sono molto apprezzate e acquistate. Al Metropolitan Museum, ad esempio, è conservata una vasta collezione di studi preparatori che testimoniano la cura meticolosa con cui realizzava i suoi progetti per le opere più imponenti.

Tra questi Lo Studio per la caduta di Simon Mago, un disegno preparatorio datato 1690, eseguito con penna e inchiostro marrone e acquerelli grigi, verdi e rosa su grafite, che mostra il primo stadio di elaborazione dell’affresco della Sagrestia della Basilica di San Paolo Maggiore a Napoli.

La sua casa

Bernardo De Dominici, nelle sue celebri Vite de’ pittori, scultori ed architetti napoletani, traccia la biografia del maestro, commettendo però un piccolo errore sul luogo di nascita, che indica con Nocera, in provincia di Salerno. La tradizione e le fonti locali confermano invece che l’artista nacque a Serino, nella frazione di Canale, in provincia di Avellino. Non molti sanno, però, che è ancora possibile scorgere ciò che resta della sua casa natale, un edificio che, pur trasformato dal tempo, è stato restaurato in seguito al terremoto e rappresenta oggi una delle poche testimonianze materiali legate alle sue origini.

Un luogo immerso nella quiete e nel verde, che conserva un valore non soltanto architettonico ma anche simbolico perché restituisce un legame diretto con il contesto familiare e culturale in cui egli si formò. Un’artista che nasce in un piccolo paesino d’irpinia ma che, con le sue opere, ha viaggiato il mondo ed è diventato immortale.


Bibliografia

  • F. Abbate, Storia dell’Arte nell’Italia meridionale, volume 4, Roma, Donzelli, 1997
  • RncS. Carotenuto, Francesco Solimena dall’attività giovanile agli anni della maturità (1674-1710), Roma, Edizione Nuova Cultura, 2015
  • G. Chierici, La Reggia di Caserta, La libreria di stato, 1937
  • B. De Dominici, Vite dei pittori, scultori ed architetti napoletani, Napoli, Tipografia Trani1843
  • C. De Seta, Sulle strade delle lettere e delle arti, Milano, Neri Pozza, 2020
  • N. Spinosa, Francesco Solimena (1657-1747) e le Arti a Napoli, Roma, Ugo Bozzi Editore, 2018

Fotografia e Sitografia

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