Fulco Pratesi e il WWF Italia: la conservazione della biodiversità
Fulco Pratesi e il WWF Italia: la conservazione della biodiversità, che abbiamo introdotto con il precedente articolo sulla de-estinzione del Mammut lanoso, ci offre lo spunto per ricordare il fondatore del WWF Italia e le sue conquiste a favore della conservazione e protezione degli ecosistemi nel nostro Paese.
Fulco Pratesi, nato nel 1934 a Roma e laureatosi in Architettura nel 1960, si è reso subito conto dei pericoli per l’ambiente e dei danni già visibili con lo sviluppo industriale in Italia proprio a partire dagli anni ’60. Abbandona, quindi, la professione per dedicarsi alla protezione dell’ambiente e al giornalismo, pioniere del movimento ambientalista e parlamentare dal 1995 al 1997, esprime il suo amore per la natura anche come disegnatore e illustratore di piante, animali e ambienti naturali.
La conversione all’ambientalismo
Come lui stesso ha raccontato, la sua seconda vita cominciò nel 1963, quando, nelle foreste dell’Anatolia, assecondando la sua infatuazione giovanile per la caccia, ebbe un incontro “folgorante” con un’orsa e i suoi tre cuccioli. Quell’incontro gli fece cambiare completamente prospettiva tanto che, tornato in Italia, vendette i fucili e acquistò una macchina fotografica.

Fulco Pratesi e l’orso
Comincia così la sua conversione all’amore per tutte le forme di vita che, con dedizione ed entusiasmo, ha portato avanti con la fondazione del WWF Italia nel 1966, di cui divenne vicepresidente e presidente onorario fino alla sua morte e con l’impegno politico il cui contributo portò alla definizione e approvazione di leggi fondamentali per la tutela della natura italiana, dalla legge 157 sulla fauna alla legge quadro del 1991 sui Parchi nazionali.
Fulco Pratesi e il WWF Italia: le oasi
Fulco Pratesi ha reso migliore il nostro Paese con la sua grande vocazione per la divulgazione, grazie alla collaborazione con importanti redazioni e alla pubblicazione di una dozzina di libri; ha curato decine di pubblicazioni anche per ragazzi, trasmettendo la sua grande passione a milioni di italiani attraverso testi accattivanti e disegni dal tratto unico. Ha viaggiato in tutto il mondo, dall’India all’America latina, e tutti i suoi incontri con la natura sono documentati nei suoi inseparabili taccuini e riportati nei calendarietti del WWF.

Fulco Pratesi
Ma la sua eredità più grande, prima azione del WWF Italia appena nato, è la nascita delle Oasi di protezione e del “modello Oasi”, che contraddistingue il WWF Italia dagli altri WWF nel mondo. Partendo con l’acquisire i diritti di caccia della laguna di Burano, si è arrivati a gestire più di 100 aree, anche di proprietà, e a proteggere circa 27.000 ettari di natura.
Emblematico ciò che, nel 1985, l’Associazione riuscì ad ottenere: con un “crowdfunding ante litteram” raccolse oltre 600 milioni di lire per l’acquisto dell’area di Monte Arcosu, con l’obiettivo di salvare il cervo sardo dal bracconaggio e dall’estinzione.

Oasi Monte Arcosu (CA)
Rimarranno nella memoria le sue battaglie contro la caccia ma anche quelle per la salvaguardia delle creature marine, dai cetacei alla foca monaca, dalle reti spadare. Altra importante campagna per la tutela della biodiversità è stata l’Operazione San Francesco, lanciata dal WWF e dal Parco nazionale d’Abruzzo, il cui protagonista è il lupo, oggi salvo grazie al suo impegno e di chi, come lui, ha creduto e crede che sia possibile trasformare un sogno per pochi in una realtà consolidata.
L’amore per la natura: il messaggio di Fulco Pratesi
Appassionato degli uccelli che osservava per ore e che ritraeva con i suoi acquerelli, dal 1975 al 1980 fu anche presidente della LIPU, la Lega Italiana Protezione Uccelli, e l’impegno per la loro tutela e per gli ambienti palustri in cui vivevano lo portò a modificare nelle persone la considerazione delle paludi come ambienti malsani a favore di una visione realistica di ecosistemi ricchissimi di biodiversità e per questo da tutelare.

Ecosistema palustre
La forza del suo messaggio sta nella denuncia delle aggressioni alla natura e al paesaggio mostrando sempre il bello del mondo, la meravigliosa complessità della biodiversità, quanto quella del giardino di casa non sia poi così distante da quella della foresta amazzonica.
Ci ha lasciato, nella sua ultima intervista, un messaggio su cui riflettere e da cui partire per essere tutti noi attori del cambiamento: «Se considereremo la natura e il nostro Pianeta come un posto da conquistare e dominare, allora sarà la nostra fine… invertiamo la rotta e facciamo sì che questo sia solo l’inizio ».
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