ModaSu misura per trend

HAUTE COUTURE SPRING-SUMMER 2026

Chiara Tamburrino

Chiara Tamburrino

Chiara Tamburino è una studentessa di giurisprudenza, da sempre appassionata di fashion design. Scrive per creare uno spazio in cui ogni trend trovi la sua misura: cucito su chi lo indossa, oltre il bagliore dei flash. "Ti ho riservato un posto in prima fila, per guardare le tendenze prendere forma."

L’essenza dell’essenziale

Quando corpo e arte imparano il linguaggio dell’altro, il loro dialogo diventa magia

L’ELEGANZA PARLA A VOCE BASSA

C’è un ritorno alla ricerca della bellezza nella sua forma più eterea, un richiamo agli elementi firma di ogni maison immersi con coerenza ed eleganza nella contemporaneità. Se fino a poco tempo fa la volgarizzazione della creatività sembrava l’unica risposta possibile alla necessità di superare il rumore della concorrenza, con questa couture abbiamo assistito ad una nuova, antica rivelazione: “less is more”. La sobrietà che qui ci viene proposta assume però le sembianze di texture inaspettate, di tessuti educati punto per punto al corpo, e di silhouette scultoree, che sembrano una naturale estensione di chi le indossa.

OCCHI CHE POSSONO TOCCARE

Se la bellezza torna a farsi eterea è perché il corpo smette di essere strumento e diventa collaboratore del processo creativo. Questa lezione ci viene impartita con maestria da Matthieu Blazy per Chanel, che rende protagonista assoluta la trasparenza della mussola di seta: un tessuto che sceglie di danzare con ciò che scopre, liberandolo dal peso della materia. Eppure non si tratta di un esercizio di stile ma di una vera e propria rivoluzione della relazione tra corpo e materia che non li vede più sovrastarsi vicendevolmente ma collaborare in un’esplosione di sinuosità. È in questa relazione rinnovata che si intravede una delle tendenze più rilevanti e ricorrenti della Couture SS26: la continuità e riconoscibilità della firma, nella qualità del contatto con la pelle.

E così gli abiti mostrati da Dior, che nelle loro forme scultoree, ricercano la perfezione sartoriale nel rispetto della figura che vestono. Le silhouette sembrano fluttuare, ma ad una altezza che rende possibile ammirarle abbastanza attentamente da comprenderle, senza che i volumi a palloncino sfuggano dal filo che li tiene ancorati alla portata di un pubblico che apprezza la minuziosa precisione dell’artificio, senza però allontanarsi dalla meraviglia che solo la natura può regalare. Anderson unisce questi due mondi e allo stesso tempo ne esalta l’individualità, come si può osservare dai dettagli floreali, che sembrano sbocciare sulle strutture dei tweed screziati lavorati a mano, proprio come fiori spontanei ai piedi di opere in marmo.

QUAL È AD OGGI IL RUOLO DELL’HAUTE COUTURE?

La storica opinione per cui l’haute couture si limiti ad essere un’irraggiungibile e autoreferenziale espressione d’arte, entra oggi in contrasto con l’innegabile tendenza delle passerelle a riflettere una realtà quasi mai patinata. Lontana dall’ignorare le tensioni del presente infatti, la couture trasforma pizzo e chiffon in un vero e proprio codice, e il bisogno collettivo di senso, in una chiave di lettura. Talvolta la moda non risveglia semplicemente un desiderio, ma lo comprende e lo soddisfa. Questa idea è resa alla perfezione da Alessandro Michele che per Valentino, ha rievocato la nostalgia di un mondo ante schermi servendosi prima ancora che degli abiti, della modalità stessa di visione della sfilata: il Kaiserpanorama. E quale mezzo migliore di un antenato del cinema per assecondare il continuo ritorno al passato, che determina sempre di più le tendenze del nostro tempo? In un presente dove non esistono più cerchi ma solo linee rette parallele, la couture diventa uno spazio circolare nel quale, anche se ognuno dal proprio occhiello, tornare ad avere una visione d’insieme, di qualcosa che sembra appartenere a tutti.

Articolo di Chiara Rita Tamburrino

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