I colori degli antichi
un sogno tutto archeologico
Le opere d’arte ed i monumenti degli antichi romani ma anche dei greci, degli egiziani e degli etruschi erano completamente diverse da come le possiamo ammirare oggigiorno. Oggi, infatti, tutte le statue ci appaiono nel loro emozionate biancore, che tanto ha affascinato Goethe e Canova, ma una volta queste opere erano coloratissime, dipinte con colori che, se proposte allo spettatore moderno, apparirebbero quasi kitsch…
I veri colori dell’antichità sono tornati in vita anche grazie alla rivoluzionaria ricerca di Vinzenz e Ulrike Koch-Brinkmann, tutti e due archeologi classici che, per oltre 40 anni, hanno esplorato il tema della policromia (nrd. più colori) nella scultura greca in particolare.
Grazie al meticolosissimo approccio di questi studiosi i colori, che un tempo ornavano le sculture antiche in marmo ma anche quelle in bronzo, sono stati “ripristinati” ovvero riprodotti su copie dei grandi capolavori antichi: il risultato è un vero e proprio stravolgimento della nostra comprensione dell’arte e della cultura classica in grado di mostrare la statuaria in modo vivo, espressivo e profondamente umano.
Vediamo insieme qualche esempio di statuaria antica ricolorata su copie.
Addentrandosi nelle sale di Musei Vaticani, visitando in particolare la galleria del Braccio nuovo è possibile ammirare il capolavoro risalente agli inizi del I secolo d.C. raffigurante “Augusto di Prima Porta”. Nell’immagine (foto 1) a sinistra vediamo la statua così come appare agli occhi dei visitatori moderni mentre a destra, sempre opera del già citato prof. Vinzenz Brinkmann, una copia della stessa statua è stata ricolorata così come, probabilmente, l’avrebbero ammirata in passato.
Bisogna usare in effetti concedere il beneficio del dubbio a questi studi perché che questa statua fosse effettivamente così colorata non vi è prova certa: per ottenere una comprensione più accurata dei colori originali dell’ “Augusto di Prima Porta”, gli studiosi hanno ovviamente condotto studi scientifici, tra cui analisi al microscopio e spettroscopia, ma non su questa opera bensì su altre sculture romane ben conservate sulle quali è stato possibile rinvenite tracce di colorazione. Queste ricerche hanno rivelato che i colori utilizzati includevano il blu, il rosso, il giallo e il verde, oltre a colori metallici come l’oro e l’argento ed è proprio con alcuni di questi colori che la statua del primo imperatore è stata “ricolorata”.
Altra celebre “ricolorazione” (foto 2) è stata quella effettuata partendo dal ritratto dell’imperatore Caligola, risalente al 37-41 d.C. e conservato alla Ny Carlsberg Glyptotek di Copenhagen. Qui gli studiosi hanno “approfittato” di evidenti resti di colore sulla statua originale per realizzare la copia a “colori”: l’originale conserva ancora infatti le ciglia sull’occhio sinistro ma anche il sopracciglio e l’iride dello stesso occhio, mentre alcune delle frange dei capelli sulla fronte sono stata anticamente delineate con sottili tratti di pennello. Ricreando la colorazione completa gli studiosi sono riusciti così a far rivivere il volto dell’imperatore e a donare al suo sguardo, ora vividissimo, ancor di più solennità e rigore.
Eccezionalmente e, oseremmo dire, quasi miracolosamente ancora visibile, è invece il “bikini” di questa Venere che si scioglie i lacci di un sandalo prima di accingersi ad un bagno: il colore oro degli intrecci sul corpo della dea è ancora infatti ben visibile. La statua, rinvenuta nel 1954 sepolta tra le pomici della città antica di Pompei, è una copia romana, datata tra I secolo a.C. e I. secolo d.C., da un modello di epoca ellenistica (copie identiche a questa statua sono state infatti trovate nei centri ellenistici dell’Oriente e l’Egitto). Questo piccolo capolavoro è conservato oggi al Museo Archeologico di Napoli (MANN) dove, vista la nudità del soggetto, era stata posta al momento del ritrovamento nel “gabinetto segreto” che, fino a pochi decenni fa era accessibile solo agli adulti e solo previa autorizzazione del direttore…
In ultimo prendiamo ad esempio il Colosseo.
Ecco (foto 4) come appare (oggi a sinistra) e come appariva un tempo (a destra). Tutti gli archi di ingresso erano in origine decorati con stucchi a bassorilievo colorati. Di questi colori non si trova alcuna traccia visibile ma grazie al disegno di ricostruzione possiamo capire ancora di più quanto fosse maestoso e affascinante il colosseo!
In conclusione: oggi celare i preziosi marmi antichi e privarli del loro candore ci sembrerebbe quasi un delitto. Nelle nostre menti e nei nostri occhi le statue antiche sono e resteranno bianche e quei colori che, a causa del trascorrere del tempo e degli agenti atmosferici, sono scomparsi, restano per lo più solo nella mente e nel cuore degli archeologi.
Di colori antichi e di altre meraviglie si parlerà durante le visite guidate organizzate (in compagnia dei più piccoli) dalle guide dall’Associazione Culturale Progetto Ligeyas.
A questo link troverete info (date/costi) per la visita guidata al COLOSSEO: https://www.progettoligeyas.it/prodotto/il-colosseo-con-i-bambini/
A questo link, invece, troverete info (date/costi) per la visita guidata ai MUSEI VATICANI (+ CAPPELLA SISTINA) : https://www.progettoligeyas.it/prodotto/i-musei-vaticani-con-i-bambini-2/
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