«I don’t care, I Am invisible»: Claudia Piscitelli in mostra a Napoli
Se gli abiti potessero parlare: l’universo femminile e invisibile di Claudia Piscitelli in mostra a Napoli
Provate a pensare a un vestito, non a quello che indossate di routine, ma a un abito speciale, magari dimenticato nell’armadio. Anche se è li lasciato riposare, appeso a una gruccia da oramai troppo tempo, non vi sembra che conservi ancora la forma, il profumo e la storia di chi lo ha indossato ?
È proprio da questa suggestione che nasce «I don’t care, I Am invisible», la straordinaria mostra dell’artista Claudia Piscitelli, curata da Barbara Crespigni. Ospitata nelle sale del Museo della Moda di Napoli – Fondazione Mondragone, l’esposizione ha aperto i battenti a maggio e continuerà a incantare i visitatori per tutta l’estate, fino a settembre.
Dieci tele per dieci donne
Entrando nelle sale, farete un viaggio tra dieci grandi dipinti e un’installazione centrale. Ogni tela rappresenta un abito vuoto, fluttuante, senza un corpo, solo un abito! Eppure, guardandoli, sembra di vedere chiaramente le donne e i corpi che potrebbero indossarli. Ci sono ruoli in cui noi tutte, prima o poi, ci siano riflesse:
- Le romantiche e le sognatrici: La sposa, L’amante e la fiabesca Biancaneve.
- Le inquiete e le solitarie: La vedova, La viaggiatrice, L’amica triste e La bipolare.
- Le complesse: La narcisista e L’intellettuale.

E poi c’è lei, l’installazione centrale intitolata «L’ipnotista». Qui compare l’unica figura maschile della mostra, un uomo che si affanna a fare giochi di prestigio per ammaliare queste donne. Il bello è che il suo è un lavoro del tutto inutile: le proprietarie di quei vestiti sono già scappate altrove, libere e irragiungibili.
«Il vestito vuoto è un tema antico nell’arte – racconta Claudia Piscitelli – ma io volevo raccontarlo dal punto di vista di una donna. C’è ironia, c’è leggerezza, ma si parla anche di cose serie: di come le donne spesso scappino dalle gabbie delle relazioni sentimentali attraverso una danza tutta loro».

L’arte che unisce, dai più piccoli ai più grandi
Il titolo della mostra ha un obbiettivo precis: l’artista fa un passo indietro, diventa invisibile per lasciare spazio solo alle emozioni di chi guarda. Non servono grandi sguardi di esperti o specializzazioni in storia dell’arte per capire queste opere. Grandi e piccini possono divertirsi a giocare con le tele, a immedesimarsi, a ritrovare un pezzetto della propria mamma, di un’amica o di sé stessi in quei tessuti colorati e sospesi.
Come ha giustamente sottolineato il presidente D’Elia della Fondazione Mondragone l’abito qui smette di essere un semplice pezzo di stoffa o una questione di moda passeggera. Diventa uno specchio dell’anima, un modo per capire chi siamo e dove stiamo andando.
Ma non si tratta solo di arte. Dietro questa mostra batte un grande cuore solidale: il ricavato dell’iniziativa sarà interamente devoluto all’Ong Cria, un’organizzazione che si occupa di dare un futuro ai bambini più vulnerabili. La rassegna è infatti una dedica commossa a Tito Piscitelli, che ha passato la vita a insegnare il teatro ai ragazzi di Napoli e del Brasile, convinto che l’arte sia lo strumento più potente per gridare al mondo la propria libertà.
Se vi trovate a passare per Napoli da qui a settembre, fate un salto al Museo della Moda. Troverete un percorso emozionante e ricco di sfumature, profondo ma incredibilmente leggero e gioioso. Un’occasione perfetta per fare del bene agli altri e, perché no, per scoprire quale abito dipinto assomiglia di più alla vostra storia.