La nostra mini-rubrica di psicologia “SorprendenteMente” ritorna puntuale anche questa settimana con un argomento, a mio avviso, un po’ sottovalutato nonostante si sia insinuato in molte case. Parliamo de binge watching.  Che cos’è? La parola “binge” l’abbiamo ritrovata in diversi argomenti tra cui binge drinkink (articolo 13 alcol e minori) ed indica un concetto come quello dell’abbuffata, o meglio, letteralmente, “gozzoviglia”. Il binge watching, dunque, rimanda ad un’abbuffata di programmi tv, soprattutto serie che vengono guardate in modo compulsivo con notevole difficoltà ad interrompere ed incapacità di opporsi allo stimolo. Ovviamente può facilmente evolversi in una dipendenza vera e propria: a tal proposito nel 2014 Janner ha cercato di identificarne la soglia che si riferisce a “l’atto di guardare tre o più ore di contenuto televisivo in una singola sessione”. Ma vediamo cosa accade nel particolare. Il soggetto avverte l’esigenza di guardare delle puntate in modo assiduo e compulsivo baipassando anche il proprio stato psicofisico ed il contesto di riferimento. Ciò comporta un isolamento non solo sociale, ma anche “mentale”. Vero è, infatti, che chiudersi in casa per seguire le sere implica l’allontanamento dalle attività di svago, da quelle sociali e, a volte, da quelle lavorative al fine di rincorrere lo stimolo che comporta il temporaneo appagamento. In una ricerca effettuata su tale argomento da Kubey e Csikszentmihalyi è stato affermato che durante la visione, il soggetto sperimenta una sorta di benessere accompagnato da un senso di rilassatezza che però termina contemporaneamente alla fine della puntata tramutandosi in passività. Inoltre, il livello di attenzione e concentrazione diminuisce sensibilmente allo stesso modo della capacità di essere vigili. È stata riscontrata anche una difficoltà dell’attività onirica e disturbi del sonno veri e propri. Va da sé che iniziando a condurre una vita sedentaria vi sia l’aumento dell’esposizione ai rischi correlati come quelli che interessano l’apparato cardiovascolare ed inoltre, la notevole quantità di tempo trascorsa davanti allo schermo disidrata gli occhi, facilitando la possibilità di problemi alla vista con le relative patologie. 

Ci sono persone che riescono a guardare una stagione di serie tv addirittura in 24 ore a full immersion e per loro le piattaforme hanno coniato il termine di “binge racer”: ciò è stato verificato nel 2017 ove ci sarebbero stati, infatti, “quasi otto milioni e mezzo di utenti che avrebbero finito di vedere la nuova stagione di una serie TV a ventiquattro ore dal rilascio”. Come per alcuni disturbi del comportamento alimentare, in particolare negli adolescenti dilaga il cosiddetto “sneaking” che definisce l’atto di guardare le serie tv di nascosto e sempre in modo compulsivo. Ho scritto “in particolare” perché anche gli adulti attuano questa modalità. L’ultimo elemento di disagio preoccupante, arriva alla fine delle serie, cioè quando termina l’ultima puntata. Si verifica, infatti, il cosiddetto “post-binge watching blues” che rivela un senso di vuoto e di tristezza, in quanto si è perso ciò che era stato individuato come l’unica fonte di appagamento.

Come dico spesso, le storie in tv possono essere molto interessanti, ma pensate a quanto potrebbe esserlo la vostra nel mondo reale.

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