ArteNews

Il collezionismo in età contemporanea: alcuni casi esemplari

Fortuna Addivinola

Fortuna Addivinola

Autore di +Plus! Magazine

 

Collezionare, è un gesto arcaico che si tramanda da sempre e che contribuisce alla salvaguardia di opere, oggetti e documenti. Ma come è cambiato nel corso del tempo l’arte del collezionare nel mondo contemporaneo? Storicamente, si deve ai mecenati l’onere di aver fatto accrescere il prestigio artistico e culturale mediante la commissione di opere d’arte, in particolar modo, questo termine proviene da Gaio Cilnio Mecenate, consigliere dell’imperatore romano Ottavio Augusto che sostenne e contribuì ad incensare l’immagine di Roma, successivamente, nel medioevo, il collezionismo fu riservato a personalità di spicco come cardinali, papi, principi e duchi, i quali, presso le loro dipendenze cominciarono a raccogliere oggetti rari e di ogni tipo provenienti da tutto il mondo. Collezionare è un’esperienza personale, incentivata dalle passioni o dal senso di possessione nei confronti degli oggetti, un’azione che affonda le radici in diversi significati ma propedeutica alla conoscenza dei motivi che portano il collezionista ad acquistare opere. Analizzando il collezionismo contemporaneo, si evince che, l’intervento di privati è stato determinante per la promozione e la valorizzazione della cultura grazie alle loro azioni filantropiche; è dunque rilevante analizzare il loro profilo sociale, le motivazioni e le strategie di investimento che hanno adottato nel tempo. La nascita del collezionismo italiano ha origini diacroniche e non può essere datato in maniera sincronica, ma si estende in un orizzonte vasto come la stessa genesi dell’arte contemporanea, che non si evince da un singolo episodio, ma è il susseguirsi di quanti più eventi progressivi, anche se, convenzionalmente, il collezionismo italiano lo disponiamo usualmente a partire dal 1968. Con lo sviluppo industriale dei primi del Novecento, anche nel contesto italiano, nasce una nuova forma di società, la borghesia, è così che uomini abbienti quali, industriali, banchieri e imprenditori iniziano a dominare i mercati dell’arte; a quel tempo Milano era una città favorevole alla diffusione della cultura, aperta alle novità, il punto di partenza per grandi investimenti artistici a carattere internazionale; tra cui ricordiamo Gianni Mattioli (1903-1977) che a partire dal 1920, riservò il suo interesse al gruppo dei Futuristi, spinto anche dall’ amicizia con Fortunato Depero, andando a costituire una collezione di 26 opere che oggi si trovano presso il Museo del Novecento, divenendo così il museo sul Futurismo più significativo. La prima opera che entra a far parte della sua raccolta è il bozzetto definitivo di Boccioni del 1910, La città che sale. Materia, in seguito acquista Dinamismo di un ciclista del 1913, rientrano nella sua collezione anche opere di Russolo, Severini, Balla e Carrà, raccogliendo molteplici capolavori dei pittori fondatori del Futurismo italiano. Mattioli è stato il più attento a dare una dimensione pubblica alla propria raccolta, con l’ottica di tracciare quanto più possibile la storia dell’arte italiana degli inizi del Novecento e di sopperire alle carenze delle istituzioni pubbliche che bloccate nel passato e dagli eventi bellici, non avevano fatto crescere l’interesse culturale per l’arte italiana. Le sue opere non rimasero solo in Italia, ma viaggiarono anche oltreoceano e furono esposte presso i più importanti musei.

L’ingegnere Giorgio Franchetti (1920-2006) discendente da una ricca famiglia di banchieri, nonché finanziatori delle campagne risorgimentali, anche suo nonno fu un noto collezionista dell’Ottocento, tanto che nel 1894, acquistò il palazzo veneziano di Cà D’Oro, sede delle sue raccolte. Franchetti, appassionato non solo d’arte ma anche di auto d’epoca, donò numerose vetture e documenti al Museo Storico Militare della Cecchignola a Roma. La sua collezione iniziale si identifica nell’arte americana, prediligendo artisti come Pollock e Rothko. A Franchetti si deve il merito di aver presentato e fatto conoscere il pittore Cy Twombly, uno dei più grandi artisti contemporanei ed è proprio grazie a Cy che entra in contatto con l’arte statunitense. Negli anni ’60 del Novecento, cambia rotta e inizia a dedicarsi agli artisti italiani tra cui Pino Pascali e Giacomo Balla, in cui, vi rintraccia le radici dell’arte italiana, dovuti dallo studio dello spazio e della luce ma in particolar modo dal dinamismo che si irradia nelle sue opere.

L’imprenditore Riccardo Gualino (1879-1964), espande le sue molteplici attività imprenditoriali all’estero, ed è grazie alle sue notevoli risorse economiche che intraprende l’attività di mecenate e collezionista. La sua raccolta viene inizialmente concepita come un semplice oggetto d’arredo, ma è grazie al sostegno di uno dei capisaldi della critica dell’arte italiana come Lionello Venturi che la collezione dei Gualino entra a far parte della sfera pubblica. In seguito ad una crisi finanziaria avvenuta nel 1931, fu costretto dal regime fascista a recarsi a Lipari e la sua collezione venne disgregata, ciò fa comprendere come l’arte ed il collezionismo siano stati per lungo tempo fortemente legata agli esiti politici e mutano inevitabilmente insieme ad essa.

 

 

-A. Zorloni, Musei privati. La passione per l’arte contemporanea nelle collezioni di famiglia e d’impresa,
Egea, Milano 2018.

-Polveroni A., Agliottone M., Il piacere dell’arte. Pratica e fenomenologia del collezionismo contemporaneo in Italia, Johan & Levi Editore, Milano 2012.