Il giullare e il matto: dall’iconologia alla realtà del XVI secolo
“L’unico fatto certo è che senza il condimento della follia non può esistere piacere alcuno.
— ERASMO DA ROTTERDAM, Elogio della Follia, 1511
Il giullare di corte
Il giullare di corte era la figura incaricata dell’intrattenimento de Re e della sua corte. Il termine stesso richiama l’idea di follia e di comportamento eccentrico, elementi che caratterizzavano il suo ruolo. In diversi casi si trattava di individui affetti da disabilità fisiche o cognitive, condizioni che contribuivano a delineare un comportamento percepito come bizzarro o immaturo.
Dal punto di vista iconologico, il giullare è raffigurato con il suo caratteristico abito variopinto e un cappello arricchito con orecchie d’asino e campanelle. Questo elemento sottolineava la sua natura burlesca: il tintinnio richiamava simbolicamente il suo parlare continuo e il suo blaterare insensato.
Un altro attributo ricorrente è il bastone sormontato da una testa che riproduce, in forma caricaturale, i tratti del giullare stesso: una sorta di parodia dello scettro regale. Questo dettaglio allude al rapporto privilegiato che il giullare intratteneva con il sovrano: pur occupando una posizione marginale nella gerarchia di corte, egli godeva di un’eccezionale libertà di parola; attraverso lo scherzo poteva esprimere verità scomode che nessun altro avrebbe osato pronunciare, senza temere conseguenze.
L’incisione, realizzata da Hendrick Hondius su disegno di Pieter Bruegel il Vecchio, raffigura due folli intenti a danzare. Le figure compiono movimenti buffi e scomposti; uno dei due accompagna la scena suonando il liuto, accentuando il tono festoso della composizione.
Alcuni dettagli richiamano l’iconografia del giullare: la figura a destra indossa il cappello con orecchie d’asino e a terra compare lo scettro, qui abbandonato come oggetto di scena. Il personaggio a sinistra porta, invece, un animale sulla schiena, probabilmente un gatto. Il felino, tradizionalmente associato a furbizia e indipendenza, introduce un ulteriore livello simbolico: può rappresentare un ironico contrasto tra l’astuzia dell’animale e la stoltezza dell’uomo oppure un’allusione alla natura ambigua e sovversiva del folle stesso.
Il matto nei tarocchi
Il Matto, The Fool, arcano maggiore dei tarocchi, è comunemente contrassegnato dal numero zero anche se, in alcune tradizioni, gli viene attribuito il numero Ventidue.
Nella cartomanzia, il matto rappresenta l’energia primordiale, l’impulso, la follia e l’innocenza. È la figura di spontaneità e slancio vitale. Lo Zero, che lo identifica, è il principio di ogni numerazione ma, allo stesso tempo, indica il vuoto: un nuovo inizio, a volte imprevedibile. Incarna l’irrazionalità, l’abbandono all’istinto, la pazzia come rottura degli schemi ma anche il potenziale ancora indeterminato, pronto a prendere forma.
Nell’iconografia tradizionale è raffigurato come un viandante: con una mano regge un bastone al quale è legato un fagotto, segno di viaggio senza meta definitiva. Il suo abito multicolore, spesso lacerato, richiama la figura del giullare.


Un cane lo accompagna, talvolta nell’atto di morderlo o strattonargli la gamba. L’interpretazione di questo dettaglio varia: può indicare la marginalità del personaggio oppure l’istinto che lo richiama alla realtà. Le rappresentazioni del Matto variano nei diversi mazzi storici. Tra le più antiche e celebri vi sono i tarocchi della Famiglia Visconti (sinistra), risalenti al XV secolo, nei quali la figura appare come un vagabondo o un mendicante. La raffigurazione più nota resta tuttavia quella dei tarocchi di Marsiglia (destra), diffusi a partire dal XVII secolo, dove il Matto assume tratti più vicini alla figura del giullare di corte, consolidando quell’ambivalenza tra follia, libertà e sottile astuzia che ancora oggi lo contraddistingue.
Ritratti di giullari
La storia di Claus Narr von Ranstadt (1455-1515), il cui soprannome Narr in tedesco significa “folle”, è documentata fin dai suoi nove anni, quando il principe Ernesto di Sassonia lo notò per il suo comportamento stravagante e chiese al padre di poterlo condurre con sé a corte. La reazione paterna fu tutt’altro che riluttante: l’uomo si mostrò sollevato all’idea di affidare il figlio al principe, poiché il ragazzo gli causava continui problemi e disordini, prendendosi gioco dell’intero villaggio.
Con ogni probabilità affetto da disturbi mentali e disabilità fisiche, divenne protagonista di numerosi racconti popolari che ne accentuarono il carattere ambiguo. Il poeta e drammaturgo Hans Sachs gli dedicò il testo umoristico “Le tre meraviglie di Claus il Folle nella città di Lipsia”, in cui lo descrive come un personaggio confuso ed eccentrico, incline a discorsi deliranti e a gesti teatrali volti ad attirare l’attenzione.
Nell’incisione sottostante, oggi conservata al British Museum, è raffigurato il volto del giullare, inserito entro una cornice architettonica riccamente decorata. Ai lati compaiono le personificazioni della Verità e della Prudenza, con la Fama posta al di sopra.
Sono numerose le testimonianze visive del giullare di corte di Enrico VIII, Will Sommers (m. 1559), tra i personaggi più popolari dell’ambiente Tudor. Egli servì il sovrano dal 1535 circa fino alla morte del re, avvenuta nel 1547.
Particolarmente amato dal re, fu incluso anche in alcuni ritratti ufficiali della famiglia reale. In uno di questi dipinti, datato al 1545, al centro della composizione compaiono Enrico VIII con la terza moglie Jane Seymour e il loro figlio, il principe Edoardo VI. Ai lati, in posizione più arretrata, si trovano le figlie: la principessa Maria I d’Inghilterra, nata dal matrimonio con Caterina d’Aragona, ed Elisabetta I, figlia di Anna Bolena.
Ancora più esterni, collocati al di fuori dell’edificio, compaiono i due intrattenitori di corte: sulla destra Will Sommers, raffigurato con una scimmia, e sulla sinistra Jane la Folle.
La loro posizione marginale nello spazio pittorico riflette la condizione del giullare: figura periferica nella gerarchia ma intimamente integrata nella vita e nell’immaginario della corte.
Il romanzo storico “Il Re e il suo giullare” di Margaret George ricostruisce la storia di Enrico VIII, integrando anche una serie di annotazioni di Will Sommers. Pur essendo un’opera narrativa, l’autrice è nota per la sua ricerca immersiva ed estensiva sui temi trattati durante la stesura dei testi.
Le aggiunte comiche del giullare rendono la lettura più leggera e divertente: ad esempio, riguardo alla massima privacy del re durante i suoi bisogni, si racconta che avesse un gabinetto portatile rivestito di velluto che si limitava ad utilizzare solo una sola volta al giorno, azione che il giullare commenta con:
“Io mi sarei organizzato per passare metà della giornata su di esso.”[1]
Infine, tra le storie più curiose legate ai giullari di corte, vi è quella di Triboulet (1479-1536), attivo presso la corte di Francesco I di Francia. La sua figura, divenuta leggendaria, ispirò anche Victor Hugo nel suo dramma “Le Roi s’Amuse“.
Si racconta che un giorno, per divertire la corte, Triboulet osò dare uno schiaffo sul sedere al re e per giustificarsi disse di averlo scambiato per la regina. La battuta, però, risultò inopportuna: il sovrano si adirò e ne ordinò la condanna a morte. Dopo aver ripensato al lavoro del giullare, il re gli concesse almeno di scegliere come morire. Il giullare rispose con prontezza:
“Buon sire, per l’amor di Sainte Nitouche e Sainte Pansard, patroni della follia, scelgo di morire di vecchiaia”.[2]
La risposta, tanto assurda quanto divertente, gli salvò la vita.
Bibliografia
- E. Antoine-Koning, Figures du fou, Francia, Editions Gallimard, 2024
- P. V. Connoly, Disability and the Tudors: all the King’s Fools, Barnsley, Pen & Sword History, 2021
- A. Equestri, Shaping intellectual disabilities in early modern culture, Edimburgo, Edimburgh University Press, 2025
- S. L. Gilman, Seeing the Insane, America, University of Nebraska Press, 1996
- R. M. Place, The Fool’s Journey, The History, Art & Symbolism of the Tarot, Stati Uniti, Lulu.com, 2010
[1] M. George, 1998, pp. 64
[2] A. Equestri, 2025, pp. 25
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