Politica

Il Risiko di Trump

Andrea Maria Labruna

Andrea Maria Labruna

Autore di +Plus! Magazine

Il dado, o meglio i dadi sono tratti, il Risiko di Trump promette un effetto domino a livello mondiale per tutte le rivendicazioni extraterritoriali delle varie superpotenze.

L’arresto del presidente venezuelano Nicolás Maduro, catturato dalle forze statunitensi e trasferito negli Stati Uniti per affrontare accuse federali, ha provocato una tempesta diplomatica di portata globale, con reazioni forti da parte di leader e istituzioni di tutto il mondo.

Da Washington, il presidente Donald Trump ha difeso con fermezza l’operazione militare, definita una mossa necessaria per combattere il narcotraffico e portare stabilità nell’ emisfero occidentale. La sua amministrazione ha affermato che gli Stati Uniti “controllano” il Venezuela e che potrebbero guidare una transizione politica sotto supervisione americana.

Gran parte della comunità internazionale ha però espresso profonda preoccupazione. La Cina ha dichiarato che il Venezuela è uno Stato sovrano e che gli Stati Uniti stanno violando il diritto internazionale, soprattutto sulle risorse naturali, criticando le pretese su petrolio e risorse venezuelane.

All’interno dell’Unione Europea, leader come Pedro Sánchez hanno condannato non solo l’arresto di Maduro ma anche le recenti dichiarazioni di Trump riguardo alla Groenlandia, definendo pericolosi i precedenti che tali azioni potrebbero creare per l’ordine mondiale basato sulle regole.

In America Latina si è registrata una forte contrapposizione: il presidente colombiano Gustavo Petro, preso di mira dalle dichiarazioni di Trump che hanno suggerito un possibile intervento anche in Colombia, ha respinto con fermezza ogni accusa di narcotraffico e ha ribadito che i conflitti devono essere risolti pacificamente dai popoli stessi. La tensione è tale che Petro ha evocato – secondo alcune dichiarazioni – persino la possibilità di “riprendere le armi” pur di difendere la sovranità nazionale.

Anche il Messico ha risposto con nettezza alle critiche americane: la presidente messicana ha sottolineato che “l’America non appartiene a una dottrina o a una potenza” e che ogni Paese del continente ha pari diritto alla propria sovranità.

In America Latina si è registrata una forte contrapposizione: il presidente colombiano Gustavo Petro, preso di mira dalle dichiarazioni di Trump che hanno suggerito un possibile intervento anche in Colombia, ha respinto con fermezza ogni accusa di narcotraffico e ha ribadito che i conflitti devono essere risolti pacificamente dai popoli stessi. La tensione è tale che Petro ha evocato – secondo alcune dichiarazioni – persino la possibilità di “riprendere le armi” pur di difendere la sovranità nazionale.

Anche il Messico ha risposto con nettezza alle critiche americane: la presidente messicana ha sottolineato che “l’America non appartiene a una dottrina o a una potenza” e che ogni Paese del continente ha pari diritto alla propria sovranità.

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