Il Sacrificatore: incontro con l’autore Raoul Sandro Margarita
“…La più dolce illusione della natura: il sacrificio della madre, la sopravvivenza della specie.”
Intrighi e misteri avvolgono Il Sacrificatore: un’indagine di Lucia Drusi, il nuovo thriller dello scrittore irpino Raoul Sandro Margarita, che ho avuto modo di incontrare per parlare di questo suo ultimo romanzo.
Laureato in Design della Comunicazione Pubblica e d’Impresa, Raoul Sandro Margarita scopre ben presto nella scrittura non soltanto una passione ma anche il terreno ideale per dare forma al suo interesse per le atmosfere cupe e i meccanismi psicologici del thriller. Nel 2023 pubblica Forse siamo già morti, romanzo in cui racconta il tormento interiore del protagonista Elia Piras, affrontando temi complessi e dolorosi come l’amore, la malattia e la disperazione, attraverso un viaggio intimo e oscuro tra pensieri, fragilità e drammi personali.

Un esordio che, come racconta lo stesso autore, nasce da un’esigenza profondamente personale:
R: «Forse siamo già morti è stato il mio primo romanzo, ma non lo considero soltanto un esordio, per me è stato uno sfogo, una ferita aperta, il tentativo di raccontare quella fase della vita in cui ci si sente invincibili e, allo stesso tempo, completamente sul punto di crollare.
Al centro c’è Elia Piras, un antieroe arrogante, fragile, carismatico e profondamente umano. Un ragazzo che si costruisce una corazza per difendersi dal mondo, ma che lentamente viene consumato dall’amore, dall’amicizia, dalla malattia, dalla disperazione e dalle proprie insoddisfazioni.
Napoli diventa una città fredda, indifferente, quasi teatrale: un luogo capace di amplificare le crepe interiori del protagonista.
Forse siamo già morti è un romanzo crudo, passionale e imperfetto nel senso più vivo del termine: nasce dal bisogno di raccontare il dolore, la rabbia, il desiderio di perdersi e quello, ancora più disperato, di salvarsi.»
Nel 2026 arriva Il Sacrificatore, una nuova storia ambientata a Vallesaccarda, in provincia di Avellino, luogo particolarmente significativo per l’autore, dove ha trascorso una parte importante della sua vita. Un’ambientazione reale e familiare diventa così lo scenario di un’indagine dai contorni inquietanti, in cui misteri e tensioni si intrecciano progressivamente.
Ma prima di addentrarci nei misteri de Il Sacrificatore, vale la pena partire dalle origini: quando nasce il rapporto di Raoul con la scrittura e cosa lo ha spinto, negli anni, a trasformare questa passione in un vero e proprio percorso narrativo?
R: «La scrittura è entrata nella mia vita molto prima che decidessi di pubblicare un romanzo. È nata durante l’adolescenza, tra le pagine dei grandi classici della letteratura, quando ho scoperto che una storia poteva cambiare il modo di guardare il mondo. Da allora ho iniziato a inseguire lo stesso obiettivo: raccontare vicende capaci di lasciare qualcosa a chi le legge.»
È evidente che il thriller occupi un posto centrale nella tua produzione. Cosa ti affascina maggiormente di questo genere?
R: «Il thriller è stato il genere che più di ogni altro mi ha rapito. Dalle atmosfere oscure e dalle paure di Stephen King fino ai labirinti psicologici costruiti da Donato Carrisi, ho trovato in queste opere il desiderio di esplorare la mente umana, le sue contraddizioni e il confine sottile tra il bene e il male.»
La scrittura, però, non nasce soltanto dai libri. Quali altre forme d’arte o esperienze hanno contribuito a costruire il tuo immaginario narrativo?
R: «Accanto ai libri, il cinema ha alimentato la mia immaginazione. Film come Prisoners e i capolavori del brivido firmati da Alfred Hitchcock e Roman Polanski mi hanno insegnato che la suspense non nasce solo da ciò che si vede, ma soprattutto da ciò che resta nascosto. È proprio questa tensione, fatta di misteri, emozioni e verità sepolte, che oggi cerco di trasmettere in ogni pagina che scrivo.»
E una domanda che mi piacerebbe farti é: quali sono i tre romanzi che consiglieresti ai lettori e che, in qualche modo, hanno lasciato un segno nel tuo percorso?
R: «Se dovessi consigliare tre romanzi da leggere almeno una volta nella vita, sceglierei questi.
Il primo è Lolita di Vladimir Nabokov, il mio romanzo preferito in assoluto. Al di là della storia, che affronta temi profondamente disturbanti, ciò che lo rende un capolavoro è l’incredibile talento di Nabokov: riesce a trascinare il lettore nella mente del protagonista fino a farne comprendere emozioni e ragionamenti, pur senza mai giustificare ciò che fa. È una dimostrazione straordinaria di quanto la letteratura possa esplorare la complessità dell’animo umano.
Il secondo è Cadavere squisito di Agustina Bazterrica. Un romanzo distopico durissimo, spietato, che racconta senza filtri fin dove possono spingersi la crudeltà e la disumanizzazione dell’essere umano. È una lettura che inquieta, provoca e costringe a riflettere molto tempo dopo aver voltato l’ultima pagina.
Infine, per chi ama il thriller, consiglierei Misery di Stephen King. È un perfetto esempio di come la tensione possa nascere quasi esclusivamente dai personaggi e dalla loro psicologia, senza bisogno di inseguimenti o effetti spettacolari. L’angoscia cresce pagina dopo pagina, trasformando una situazione apparentemente semplice in un incubo soffocante. Ho amato moltissimo anche l’adattamento cinematografico, che riesce a catturare con grande fedeltà l’intensità e il senso di claustrofobia del romanzo.»
Arriviamo finalmente a Il Sacrificatore. Senza svelare troppo ai lettori, come nasce la storia e cosa significa per te aver scelto proprio Vallesaccarda come teatro del primo caso di Lucia Drusi?
R: «Sono originario di Vallesaccarda, un piccolo paese dell’Irpinia che porto dentro in ogni storia che scrivo. Per questo ho scelto di ambientare qui il mio primo thriller, non solo per trasformarlo nello scenario di un’indagine, ma per raccontarne l’anima.

Tra vicoli silenziosi, campagne sospese nel tempo e paesaggi che sembrano custodire segreti antichi, ho voluto restituire il fascino decadente di una terra troppo spesso dimenticata, ma capace di esercitare un richiamo profondo su chi la conosce davvero. Ogni luogo descritto nasce dall’affetto per le mie radici e dal desiderio di dimostrare che anche i paesi più piccoli possono diventare teatro di grandi storie.
Se, chiudendo il libro, qualcuno sentirà il desiderio di visitare Vallesaccarda con occhi diversi, allora avrò raggiunto uno degli obiettivi più importanti che mi ero prefissato come scrittore.»
Al centro della vicenda troviamo Lucia Drusi, un personaggio destinato a confrontarsi non soltanto con i misteri delle indagini, ma anche con le proprie fragilità. Chi è Lucia Drusi e quale ruolo occupa nel tuo racconto?
R: «Lucia Drusi è il cuore pulsante de Il Sacrificatore. Un’investigatrice brillante, determinata e profondamente segnata dal proprio passato, costretta ad affrontare non solo i mostri che incontra lungo le indagini, ma anche quelli che porta dentro di sé. È un personaggio destinato a evolversi, a sbagliare, a cadere e a rialzarsi, lasciando che ogni caso cambi qualcosa della sua vita.»
Lucia sembra dunque destinata a essere molto più di una semplice protagonista. Il Sacrificatore nasce come un’indagine autonoma o rappresenta l’inizio di un progetto narrativo più ampio?
R: «Il Sacrificatore rappresenta soltanto il primo capitolo di un progetto narrativo molto più ampio. Ogni romanzo aggiungerà un nuovo tassello a una storia che si espanderà progressivamente, intrecciando casi sempre più complessi, nuovi personaggi e un mistero più grande che accompagnerà Lucia lungo il suo cammino. L’obiettivo è costruire una saga thriller in cui ogni libro possa essere letto come un’indagine conclusiva, ma che, insieme agli altri, componga un disegno molto più vasto e sorprendente.»
Lasciamo così Raoul, con questa ultima domanda e con l’augurio di poter tornare presto tra le pagine delle vicende di Lucia Drusi e di ritrovare, nei prossimi capitoli, quella stessa fascinazione per il mistero e per il crime che ha contraddistinto Il Sacrificatore.
A chi, invece, non ha ancora incontrato la sua scrittura, resta l’invito a lasciarsi conquistare dalla curiosità e a seguire Lucia nel suo primo caso.
“Questo non è solo un omicidio. È una messa in scena”