IL VOLTO CHE IL TEMPO NON È RIUSCITO A CANCELLARE

Prata di Principato Ultra | Storia, archeologia e memoria
Dal sottosuolo della Chiesa dell’Immacolata riaffiora Maria Macrina Grillo, morta a soli ventisei anni nel 1843. Una scoperta che va oltre l’archeologia: restituisce una storia, un’identità e un’emozione a un’intera comunità. Ne parliamo con lo storico, ricercatore e saggista Fiorentino Pietro Giovino.
di Diletta Campanile
Ci sono storie che si cercano per una vita tra archivi ingialliti, antichi registri e pagine consumate dal tempo. E poi ce ne sono altre che decidono di riemergere da sole, nel momento in cui nessuno se lo aspetta.
È quello che è accaduto a Prata di Principato Ultra, durante i lavori di adeguamento sismico della Chiesa dell’Immacolata, finanziati dal PNRR. Sotto l’area dell’altare, gli archeologi hanno riportato alla luce il corpo perfettamente mummificato di una giovane donna.
Non un semplice reperto archeologico. Una persona. Una vita. Una storia rimasta in silenzio per quasi due secoli.
Una piccola epigrafe ha permesso di restituirle il nome che il tempo non era riuscito a cancellare: Maria Macrina Grillo, morta il 22 aprile 1843, a soli ventisei anni.
Quel ritrovamento ha immediatamente acceso la curiosità degli studiosi, ma soprattutto ha emozionato un’intera comunità. Perché quando il passato torna a mostrarsi in modo così vivido, non appartiene più soltanto alla storia: diventa memoria condivisa. Per comprendere il valore di questa scoperta abbiamo incontrato Fiorentino Pietro Giovino, storico, ricercatore e saggista, autore di numerose pubblicazioni dedicate alla storia di Prata di Principato Ultra. Da anni ricostruisce con rigore e passione le vicende delle famiglie, delle chiese e delle tradizioni del territorio, restituendo voce a chi il tempo aveva relegato al silenzio.
Oggi, però, non sono stati i documenti a parlare. È stata la terra.
Ed è proprio da questa emozione che nasce il nostro dialogo.
INTERVISTA
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Fiorentino Giovino, chi dedica la propria vita a ricostruire il passato difficilmente immagina di trovarselo davanti in modo così tangibile. Quando ha saputo del ritrovamento di Maria Macrina Grillo, qual è stata la prima emozione che ha provato? Lo stupore dello studioso o quello, più intimo, di un uomo profondamente legato alla storia della sua comunità?
“La notizia relativa allo stato di conservazione dei resti di Maria Macrina Grillo ha, come ovvio, provocato meraviglia e una indiscutibile curiosità relativa alle condizioni di quella sepoltura, rimasta intatta per quasi due secoli. Nessuno poteva certo immaginare tutto ciò, sebbene il loculo fosse specificatamente indicato dalla lapide sepolcrale.”

- Ci abituiamo a pensare alla storia come a un insieme di date, documenti e cronologie. Poi, improvvisamente, ci ritroviamo davanti al volto di una giovane donna che sembra essersi semplicemente addormentata. Cosa ha provato guardando Maria Macrina per la prima volta?
“Immagino che la scoperta, per lo stato di conservazione, abbia stupito non poco la bravissima archeologa Albina Moscariello e tutta l’equipe presente in quel momento. La domanda andrebbe rivolta a loro, come testimoni oculari. Per quanto riguarda il sottoscritto, le sole immagini viste sul web hanno provocato il brivido di toccare con mano il nostro passato.”
- È stato sufficiente leggere poche parole incise su una piccola epigrafe perché quella che poteva essere soltanto una mummia tornasse a essere una persona. Quanto è importante, per uno storico, riuscire a restituire un’identità a chi il tempo aveva reso anonimo?
“La lapide era stata segnalata, insieme alle altre presenti (come quella con piccolo emblema della famiglia Semenza), negli studi effettuati negli anni passati. Il dato materiale si rivelava importante alla luce della documentazione orale e scritta pervenutami dall’archivio familiare dei Grillo. A tal proposito devo ringraziare la signora Maria Rosaria che, in tempi non sospetti, mi ha consentito lo studio di molte memorie dei suoi antenati, guidandomi nella lettura e nella comprensione dei dati documentari. Il materiale mi fu utile per la stesura di una breve storia della confraternita, poi consegnata al parroco di allora, Andrei Rezvan Cadar.”
- Lei conosce profondamente la storia delle famiglie di Prata di Principato Ultra. Chi era Maria Macrina Grillo? Che cosa raccontano gli archivi della sua vita, della sua famiglia e del contesto sociale in cui visse?
“Va sottolineato e ribadito che la figura di Maria Macrina, risulta fortemente penalizzata rispetto a quelle di altri membri -maschi- della famiglia dal punto di vista documentario. Del resto il monachesimo domestico, tranne per i casi più significativi, è spesso avvolto dal silenzio anche a causa della sua stessa natura. Certo è che la presenza di una religiosa domestica, tenuta in gran considerazione dalla popolazione per spiritualità e dedizione, doveva essere considerata in quel tempo una benedizione per la famiglia stessa. In sintesi i resti perfettamente conservati di Maria Macrina fanno luce anche su una storia dimenticata: quella delle donne che scelsero Dio fuori dalle regole conventuali. Viceversa, come accennavo, nell’ambito della tradizione orale si conservava un ricordo, trasmesso di generazione in generazione, legato alla Grillo, come donna nota per la sue fede.”

- Maria Macrina aveva appena ventisei anni. Un’età in cui si costruiscono sogni, famiglie e progetti. Guardando quel volto perfettamente conservato, le è mai capitato di chiedersi quali fossero le sue speranze, le sue paure o ciò che il destino le ha impedito di vivere?
Dobbiamo pensare che immedesimarsi nelle donne della prima metà del 1800 è estremamente arduo, dal momento che la loro vita era spesso caratterizzata da una quasi totale subordinazione giuridica, economica e sociale. Difficile quindi ipotizzare uno degli aspetti elencati per la nostra concezione di indipendenza, autodeterminazione ed uguaglianza. Dobbiamo quindi pensare di immergerci in una realtà completamente diversa dalla nostra, in cui l’identità personale di una ragazza era quasi interamente determinata dalle scelte della sua famiglia. A maggior ragione ciò avveniva nei ceti più elevati di un piccolo paese di provincia.
- Il fatto che il suo corpo sia stato rinvenuto proprio di fianco all’altare della Chiesa dell’Immacolata lascia immaginare una sepoltura speciale. Cosa racconta questa collocazione? Era un privilegio riservato a poche famiglie o potrebbe nascondere una storia ancora tutta da scoprire?
“Nelle chiese, l’area dell’altare maggiore è quella considerata più sacra. Un’area solitamente riservata a personaggi illustri sia religiosi, sia civili. Per Maria Macrina, credo di non sbagliare affermando che la collocazione abbia un significato teologico per la vicinanza al Cristo, peraltro ricordato come “sposo” anche nella lapide. In sintesi le sue spoglie collocate vicino all’altare testimoniano il suo legame con la fede. Va anche aggiunto che lei scomparve quando suo fratello Pasquale ricopriva l’incarico di Padre Spirituale presso la Confraternita dell’Immacolata. Sul lato opposto compare un’altra lapide, quasi speculare a quella della Grillo, dedicata ad una donna della famiglia Semenza: l’ambito della piccola nobiltà pratese è lo stesso.”
- La conservazione del corpo è straordinaria. Dal punto di vista storico e scientifico, quali informazioni potrà ancora offrirci Maria Macrina? Quanto può raccontare, ancora oggi, una giovane donna vissuta quasi due secoli fa?
“Le analisi in corso potranno definire molti aspetti finora sconosciuti e di sicura rilevanza scientifica. L’operato della Soprintendenza e della Diocesi è stato encomiabile. Le spoglie mummificate di Maria Macrina sono state affidate al Dott. Marco Samadelli, esperto di fama internazionale dell’Eurac Research di Bolzano. Sono ansioso di leggere relazioni e dati.”

- Lei ha trascorso anni tra archivi e documenti. Questa volta, però, è stata la terra stessa ad aprire un nuovo capitolo della storia di Prata. Quanto è raro vivere un momento del genere nella vita di uno storico?
“Rarissimo, per l’importanza e l’eccezionalità del ritrovamento. Non mi stancherò mai di dire che Prata conserva buona parte della sua storia nascosta nel sottosuolo. Deve pensare che nemmeno l’area dell’arcibasilica dell’Annunziata ha avuto il privilegio di uno scavo archeologico condotto in maniera moderna. I dati provenienti dai ritrovamenti, durante la campagna di restauro del prof. Antonino Rusconi, negli anni ’50 del 1900, sono il frutto di un saggio preliminare, mancando una logica scientifica basata sul metodo stratigrafico. Nessuna documentazione si conserva infatti al riguardo. Credo che, viceversa, questa indagine archeologica condotta dalla d.ssa Moscariello porterà una nuova luce sul passato di Prata.”
- Ogni comunità custodisce la propria identità nella memoria. Ritiene che questa scoperta possa rappresentare un nuovo punto di partenza per valorizzare la storia di Prata di Principato Ultra e avvicinare anche i più giovani alle proprie radici?
“Come Console emerito del Touring Club Italiano- Club di Territorio Paesi d’Irpinia credo fermamente che questa scoperta possa essere un potente volano per il turismo futuro di Prata. In questo senso può innescare un circolo virtuoso che va dalla riqualificazione urbana e paesaggistica del territorio alla nascita di un’economia legata al turismo culturale. Tutto, poi, può essere utile alla ricostruzione di uno smarrito senso di appartenenza. Le scoperte archeologiche, del resto, possono attirare i più giovani, in quanto rendono il passato un mistero tangibile. È stato proprio un ragazzo di Prata, Gianni Cecere, a dare il via ad una serie di iniziative per la salvaguardia del monumento.”
- Viviamo in un tempo che corre veloce e spesso dimentica il valore del passato. Che insegnamento può lasciare ai cittadini il ritorno di Maria Macrina Grillo, dopo centottant’anni di silenzio?
“Per dirla senza giri di parole credo che la Grillo abbia già fatto il “miracolo” (tra virgolette) di aver ridestato l’interesse verso questo edificio religioso, abbandonato e dimenticato dal sisma del 1980. L’attenzione si è poi allargata a tutto il centro storico di Prata e negli ultimi tempi è stato tutto un fiorire di articoli e brevi pubblicazioni in tal senso. Ho visto finanche circolare gli studi, datati ma insuperati, di Cannaviello e del preside Landri sull’adesione di alcuni membri della famiglia Grillo alla Carboneria. Certo l’evento ha destato una lecita curiosità a tutti i livelli e ciò è stato un bene per Prata. Il rischio di una sovraesposizione dell’argomento, causato da un eccesso di informazioni non sempre verificabili è però dietro l’angolo.”

- Dopo aver dedicato una vita a ricostruire la memoria di questo territorio, oggi è la memoria stessa ad aver bussato alla sua porta. Le è mai passato per la mente che, forse, Maria Macrina abbia semplicemente aspettato il momento giusto per essere ritrovata?
Lo spero vivamente. Viceversa mi auguro che non diventi oggetto di culto ma testimonianza ulteriore dell’illustre passato di Prata.
- Vorrei concludere con una domanda che esce dal ruolo dello storico e si rivolge all’uomo. Se oggi potesse sedersi accanto a Maria Macrina Grillo per qualche minuto, lontano dalle telecamere, dagli studi scientifici e dagli archivi, cosa le direbbe? E quale domanda sentirebbe il bisogno di farle, dopo quasi due secoli di silenzio?
“Non credo entrerei nella sua sfera personale. Mi limiterei a chiedere lumi su Prata nel suo tempo. Del resto erano gli anni dell’ultimo barone Zamagna e delle famiglie in forte ascesa politica ed economica come i Grillo. Preferirei una sorta di esperienza immersiva. Per chi ama la storia, poter interagire con i protagonisti del passato sarebbe il massimo.”
Conclusione
Ci sono scoperte che arricchiscono la conoscenza e altre che riescono a toccare qualcosa di molto più profondo. Il ritrovamento di Maria Macrina Grillo non è soltanto una straordinaria testimonianza archeologica: è un invito a fermarsi, ad ascoltare e a riconoscere il valore della memoria.
Perché la storia non vive soltanto nei libri.
Vive nei luoghi che attraversiamo ogni giorno, nelle pietre delle nostre chiese, nei nomi dimenticati e nelle vite che il tempo, a volte, sceglie di restituirci.
E forse il dono più grande che Maria Macrina Grillo lascia oggi a Prata di Principato Ultra è proprio questo: ricordarci che nessuna vita, finché qualcuno continua a raccontarla, è davvero destinata all’oblio.