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La partecipazione di Mario Altavilla a Sanremo Writers

La Redazione

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Autore di +Plus! Magazine

La Redazione di Plus Magazine ha avuto il piacere di intervistare Mario Altavilla che ha partecipato a Sanremo Writers 2026 e ci racconta così la sua esperienza. Leggete l’intervista…

  1. Come nasce l’idea di scrivere il libro “Come un cuore d’Africa – diario di un viaggio”? C’è stato un momento preciso che ti ha spinto a raccontare questa esperienza?

L’idea del viaggio in Africa nasce qualche settimana dopo il mio rientro dal Camerun. In realtà, tutto comincia proprio durante quel viaggio: ogni sera mi fermavo a scrivere sul mio quaderno, cercando di fissare sulla carta le emozioni, gli incontri e i momenti vissuti durante la giornata. Tornato a casa, ho riletto quelle pagine e le ho trascritte su Word, arricchendole con fotografie e alcune lettere. È stato proprio in quel momento, rileggendo quei ricordi così vivi, che è nata l’idea di trasformare tutto in un libro. Non solo per raccontare quell’esperienza, ma anche perché potesse diventare un piccolo gesto concreto: destinare i proventi del libro al sostegno delle attività dedicate ai bambini e agli adolescenti del Camerun. Successivamente ho contattato un’amica ed editor, la professoressa Angela Vitale, che ha accolto con grande entusiasmo il progetto e mi ha aiutato a rivedere e perfezionare il testo con le necessarie correzioni.

2. Nel libro racconti di un incontro casuale con Suor Victorine che cambia tutto. Quanto è stato determinante questo incontro nel tuo percorso personale e nel viaggio in Camerun?

L’incontro con Suor Victorine è stato una vera svolta nel mio percorso di volontario in Camerun. Grazie a lei ho avuto la possibilità di vivere un’esperienza autentica e profonda, non solo come volontario ma come persona. Mi ha aiutato a realizzare un sogno che custodivo da tempo, ma soprattutto mi ha fatto sentire parte della loro comunità: non un ospite di passaggio, ma qualcuno che condivideva la loro vita quotidiana. Da quell’incontro è nato un cambiamento importante anche nella mia vita personale. Mi ha insegnato a guardare la vita con più gioia, ad avere maggiore disponibilità verso gli altri e, soprattutto, a non dimenticare chi vive nel bisogno, cercando nel mio piccolo di offrire sostegno e vicinanza.

3. Il tuo viaggio non è stato solo geografico ma anche interiore. Qual è stata l’emozione o la lezione più forte che l’Africa ti ha lasciato?

L’esperienza in Africa è stata prima di tutto un’esperienza di vita autentica, vissuta a passi lenti, capace di entrare nel cuore e restare nell’anima. Ciò che mi ha colpito di più è stata la straordinaria umanità che si respira ogni giorno: un’umanità semplice, essenziale, fatta di gesti piccoli ma profondi. È una terra che, nonostante la sua umile povertà, sa ancora rendere grazie e insegnare il valore delle cose più vere della vita.

4. Uno degli obiettivi del viaggio era coinvolgere bambini e adolescenti in attività sportive e didattiche. Che tipo di attività avete realizzato e che risposta hai ricevuto dai ragazzi?

In Camerun sono state organizzate diverse attività sportive rivolte a bambini e adolescenti, sia a corpo libero sia con l’utilizzo di piccole attrezzature. La mattina ci ritrovavamo all’oratorio, dove partecipavano circa 130 bambini, mentre nel pomeriggio le attività proseguivano presso il convento delle suore Domenicane con un gruppo di circa 40 bambini. Accanto allo sport abbiamo affrontato anche temi importanti come l’alimentazione e l’igiene, trasformando ogni incontro in un momento di crescita e condivisione. Ciò che mi ha colpito di più è stata la loro straordinaria partecipazione: non solo l’entusiasmo durante le attività sportive, ma anche la grande curiosità dimostrata attraverso le tante domande. Bambini e adolescenti desiderosi di conoscere, di capire le differenze con la nostra realtà italiana e, soprattutto, di imparare per costruire nuove possibilità per il loro futuro.

5. Nel libro parli di un’umanità straordinaria che hai incontrato. C’è un episodio o una persona che rappresenta meglio questo spirito?

Sono stati tanti gli episodi che mi hanno fatto scoprire il significato più autentico dell’umanità. Piccoli gesti, semplici ma profondi: i bambini che con naturalezza mi offrivano la loro merendina, i loro modi spontanei di aiutarmi nella comunicazione, la loro capacità sincera di dire grazie. A questo si aggiungevano la premura e l’attenzione costante delle suore nei miei confronti, segni concreti di una cura quotidiana fatta di delicatezza e fraternità. Porto nel cuore gli abbracci dei bambini al termine delle attività, le tantissime letterine scritte su semplici fogli o su piccoli pezzetti di carta, e i piccoli doni preparati con affetto prima della mia partenza: gesti che raccontano più di tante parole e che rimarranno per sempre nella mia memoria.

6. Il libro ha anche uno scopo solidale: raccogliere fondi per sostenere progetti in Camerun. Quali sono i progetti che stai sostenendo e come possono contribuire i lettori?

Non è solo un libro, ma un ponte concreto tra chi legge e chi, dall’altra parte del mondo, ha bisogno di opportunità. Il progetto nasce con un obiettivo preciso: trasformare il ricavato delle vendite in aiuti tangibili per alcune comunità in Camerun. Negli anni, questo impegno si è tradotto in interventi piccoli ma significativi, capaci di incidere sulla vita quotidiana.

I progetti realizzati toccano diversi ambiti fondamentali:

Igiene
Avviata la produzione locale di saponi, bagnoschiuma, creme per il corpo e candeggina, per migliorare le condizioni igienico-sanitarie di base.

Istruzione scolastica
Fornitura di abbigliamento e materiale didattico, affiancata dalla presenza di un insegnante di sostegno, per garantire a tutti i bambini il diritto allo studio.

Oratorio e attività sportive
Acquisto di attrezzature sportive per favorire momenti di crescita, socialità e sviluppo motorio.

Mobilità
Distribuzione di bicicletta, spesso unico mezzo di trasporto disponibile per raggiungere scuola e luoghi di lavoro.

Sostegno alle famiglie
Supporto concreto attraverso l’avvio di una piccola attività di vendita ambulante di carne, per favorire l’autonomia economica.

Aiuti essenziali
Acquisto di una sedia a rotelle e spedizione di beni di prima necessità, per rispondere a bisogni urgenti e immediati.

Il filo che unisce tutte queste iniziative è semplice: ogni copia acquistata contribuisce, anche in minima parte, a trasformare un bisogno in una risposta concreta. Perché, in questo caso, leggere non è solo un piacere, ma un gesto di solidarietà.

7. Hai avuto l’opportunità di presentare il libro a Casa Sanremo Writers durante il Festival di Sanremo. Che tipo di esperienza è stata confrontarti con altri scrittori e personalità del mondo dello spettacolo?

Sanremo, più che una tappa, è diventata un passaggio decisivo. Un luogo di incontri, di sguardi, di parole condivise con autori e scrittori di rilievo, ma anche con volti del mondo dello spettacolo che hanno saputo cogliere l’essenza più profonda del progetto: non solo un libro, ma una storia che si fa impegno concreto. Tra le luci e il fermento di Casa Sanremo Writers, il confronto si è trasformato in crescita. Il libro ha trovato ascolto, ha suscitato interesse, ma soprattutto ha acceso attenzione verso le sue finalità solidali.

Perché al centro di tutto resta il viaggio: quello in una terra capace di toccare l’anima, di insegnare la gratitudine anche nelle condizioni più difficili, di restituire uno sguardo autentico, essenziale, sulla vita. Non è stato soltanto un evento. È stata un’emozione piena, vissuta intensamente, una conquista personale e collettiva che continuerà a vivere nel tempo, nella condivisione. Un traguardo reso possibile grazie ad Annamaria Picillo di “Avellino Letteraria”, che ha creduto nel progetto fin dall’inizio, offrendo l’opportunità di trasformare un sogno in realtà; a Ignazio Mario Nardone, ponte prezioso per quell’incontro iniziale; e al main sponsor “Molino Scoppettuolo”, insieme alla sua famiglia, per il sostegno concreto e la fiducia in un’iniziativa che unisce cultura e solidarietà. Sanremo, così, non resta solo un ricordo, ma diventa parte di un percorso più grande, fatto di parole che generano azioni e di storie che continuano a camminare.

8. Dopo questo viaggio e la pubblicazione del libro, cosa ti porti dentro oggi e quali sono i tuoi progetti futuri legati all’Africa o alla scrittura?

Ciò che porto con me oggi è, in fondo, il dono più autentico che l’Africa potesse offrirmi: qualcosa di semplice e immenso allo stesso tempo, ricevuto senza confini né interessi. La gentilezza, l’accoglienza, la capacità di ascoltare. E ancora, il valore del saper dire grazie, la gratitudine sincera, i sorrisi che nascono anche dai gesti più piccoli. È un patrimonio invisibile, ma profondissimo, che continua a vivere dentro di me. Il mio desiderio più grande è tornare in quella terra, per ritrovare e nutrire quel bisogno di valori e di umiltà che solo lì ho imparato a riconoscere davvero. E, allo stesso tempo, continuare a raccontare. Mettere per iscritto nuove esperienze, nuove storie, affinché possano trasformarsi ancora una volta in un aiuto concreto, mantenendo vivo quel legame ormai diventato familiare. C’è una canzone africana che racchiude tutto questo in poche parole: “Non ho nulla da darti, posso solo dirti grazie.” Ed è con quello stesso spirito che desidero concludere: grazie. Per l’ascolto, per lo spazio e per questa preziosa intervista.

 

E grazie a te Mario, per questo prezioso messaggio che porti con il tuo libro e tutto l’aiuto concreto che hai dato a questi bambini. Speriamo davvero che il tuo lavoro possa sensibilizzare sempre più persone verso questi temi cosicché possa esserci un cambiamento reale e di valore per tutte quelle persone che ne hanno bisogno. 

 

Articolo di Ludovica De Falco

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