Intervista ad Andrea Pinto
Dopo l’uscita del suo ultimo singolo “Can’t Cry No More”, una canzone che grida contro la guerra, di cui abbiamo pubblicato un articolo che vi invitiamo a leggere qui https://www.plus-magazine.it/cant-cry-no-more-il-nuovo-singolo-di-andrea-pinto/ .
La redazione di Plus Magazine ha avuto il piacere di intervistarlo, di seguito ecco la sua intervista.

1. Cosa ti ha spinto a tornare a parlare in modo così diretto della guerra proprio in questo momento storico?
Sicuramente è stato un bisogno morale che si è fatto istinto, di fronte a una situazione in cui il riarmo, unito alla logica corrotta della guerra, miete vittime ogni giorno. Penso a quello che sta accadendo a Gaza, in Medio Oriente, in Ucraina e in molte altre parti del mondo. Vedere la sofferenza di popoli diversi, ma uniti dallo stesso destino di dolore e distruzione, mi ha spinto a denunciare questa follia che non sembra avere confini.
2. C’è un episodio, una notizia o un’immagine che ha acceso la scintilla creativa di questo pezzo?
Diciamo che la canzone era già dentro di me da parecchio tempo, in una sua forma embrionale, ma l’episodio che l’ha fatta esplodere è stato assistere allo sterminio di un popolo, a un genocidio in diretta, sotto gli occhi indifferenti del mondo. Vedere civili massacrati e i corpi di donne e bambini dilaniati mi ha procurato una rabbia e una tristezza infinite, aggravate dalla consapevolezza che troppi crimini contro l’umanità restano tragicamente impuniti. Ho deciso quindi di scrivere questo brano per rompere il silenzio che spesso ci viene imposto.
3. Il verso “Killers crowned as heroes” è molto potente: a chi o a cosa ti riferisci in particolare?
“Gli assassini incoronati come eroi” descrive la tendenza della propaganda a travisare la realtà: vieni celebrato come un eroe quando, nei fatti, sei solo un carnefice. Accade oggi come in passato, quando i guerrieri tornavano dai conflitti e venivano encomiati dopo aver commesso i crimini più miserevoli e le peggiori atrocità in nome di una causa. La storia si ripete in tutta la sua disumana mostruosità.
4. Scrivere un testo così crudo è stato più un atto di denuncia o una necessità emotiva?
In questi tempi violenti ho sentito la necessità di denunciare, senza fronzoli, la crudeltà e l’indifferenza di un mondo in malora. Ho usato la forza trainante della musica per dare slancio al testo, rendendolo ancora più emotivo e tagliente.
5. Nel brano emerge una forte critica alla propaganda: quanto pensi che influenzi ancora oggi l’opinione pubblica?
La propaganda è il pilastro della disinformazione e influenza pesantemente le scelte delle persone. Tuttavia, oggi, grazie a internet, chi è più attento riesce a informarsi meglio e a sfuggire, in un certo senso, alla morsa del controllo del pensiero e alle narrazioni imposte dall’alto.
6. Hai scelto di pubblicare il singolo in inglese: è stata una decisione artistica, strategica o entrambe?
In realtà non è la prima volta che pubblico singoli in inglese. La canzone è nata spontaneamente in questa lingua nella mia mente; una scelta che ho assecondato volentieri perché rende il messaggio più universale, essendo la lingua più parlata al mondo e permettendo al grido di denuncia di arrivare ovunque.
7. Sei da sempre impegnato nel sociale: quanto è importante per te usare la musica come mezzo di attivismo?
Io nasco come poeta impegnato nel sociale. Credo che la poesia sia l’unica forza capace di cambiare il mondo in modo pacifico e consapevole. Arriva però un momento in cui la sola parola non basta più a esprimere ciò che sento: è lì che incontra la musica e diventa canzone. Per me, la musica è l’unica arma a disposizione per fronteggiare le ingiustizie di questo mondo rapace.
8. Che mondo pensi stiamo lasciando alle nuove generazioni?
Credo che stiamo lasciando emergere la parte peggiore di noi. Finché gli interessi dei potenti prevarranno su quelli dei popoli non ci sarà mai vera pace; l’ipocrisia delle ‘guerre necessarie’ rimarrà lo slogan di un futuro purtroppo guerrafondaio e dispotico, se non invertiamo rotta immediatamente. Per non parlare dei danni ambientali che stiamo causando al nostro povero pianeta, che tra poco diventerà invivibile.
9. C’è un’evoluzione nel tuo modo di scrivere rispetto ai lavori precedenti?
Più che un’evoluzione tecnica, c’è una nuova consapevolezza e l’esigenza di descrivere la realtà che mi circonda secondo la mia sensibilità. Non posso rimanere indifferente di fronte al collasso della ragione umana e alle logiche di potere che generano solo morte, distruzione e povertà in ogni angolo del globo.
10. Se potessi far arrivare una sola frase di questo brano ai leader mondiali, quale sarebbe e perché?
Farei ascoltare loro l’intera canzone, ma se dovessi scegliere un’unica frase sarebbe: “We can’t get used to violence in this empty world”. Non possiamo e non dobbiamo assuefarci alla violenza in un mondo svuotato di valori, dove i giochi di potere e gli interessi economici sembrano prevalere sulla vita umana. Ed infine, una domanda vorrei farla io: “Vale forse la pena continuare a farsi guerra sotto l’egida di una bandiera, rinunciando a godere del creato e distruggendo noi stessi e la terra che calpestiamo, quando cenere siamo e cenere molto presto ritorneremo?”
Grazie mille Andrea per la tua sentita intervista e per il tuo impegno nel sociale, spero che le parole della tua canzone arriveranno lontano e che si faranno sentire. Speriamo possa esserci davvero un cambiamento di rotta in questo mondo che sta perdendo la ragione e il valore di essere umano.
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Articolo di Ludovica De Falco