L’8 marzo dovremmo tutte sentirci un po’ “Donna Matilde”…
Care lettrici preparatevi un bel un caffè, mettetevi comode e lasciate perdere per un attimo le solite mimose. Oggi nel mio salotto voglio parlarvi di una fuoriclasse che la “Festa della Donna” l’ha costruita un articolo alla volta molto prima che diventasse una ricorrenza sul calendario. Se oggi noi Donne e Giornaliste abbiamo una voce, lo dobbiamo a un uragano di nome Matilde Serao. Non vi annoierò raccontandovi una polverosa biografia, oltre le date e i fatti storici, c’è il ritratto di una donna che è diventata il manifesto di ciò che vorremmo essere: anime libere, cuori coraggiosi e, soprattutto donne autentiche.

Dalle Poste alla gloria: Una vita controcorrente
Matilde il suo destino se l’è costruito da sola, sfidando un mondo che la voleva spettatrice e mai protagonista. Nata a Patrasso nel 1856, portava nel sangue il fuoco della ribellione del padre Francesco, giornalista antiborbonico in esilio, e la dignità decaduta della madre, la nobile greca Paolina Borely. Tornata in Italia, prima di diventare la “regina della stampa”, Matilde è stata una di noi: una lavoratrice. Il 1° settembre 1874 entra come ausiliaria ai Telegrafi dello Stato a Napoli. Immaginatela lì, tra i tasti che battono e l’ansia delle multe se cadeva la linea. Da quell’esperienza nacque Telegrafi dello Stato Sezione femminile, dove raccontò con una modernità incredibile la vita delle telegrafiste: le sveglie al buio, i turni a Natale, la fatica di essere veloci. In quel mondo rigido, irruppe la sua risata fragorosa e la sua voglia di scrivere, che presto la portò lontano da Palazzo Gravina, dritta verso i salotti di Roma.
L’amore, lo scandalo e la nascita de “Il Mattino”
A 26 anni, Matilde arriva nella capitale e pubblica Fantasia. Il successo è immediato, ma attira l’attenzione di un giovane e severissimo critico Edoardo Scarfoglio. Proprio da quella critica spietata nasce un amore che diventerà leggenda. Insieme sono una forza della natura editoriale: sfidano la sorte e i debiti finché, nel marzo del 1892, non coronano il loro sogno comune fondando Il Mattino.
Mentre Edoardo faceva brillare la sua stella, Matilde era il motore pulsante. Nacque la rubrica Mosconi, un mix di arguzia e pettegolezzo colto che teneva incollati aristocratici e borghesi. Fu lei a portare tra le pagine del giornale i grandi come Dostoevskij e D’Annunzio, trasformando il quotidiano in una macchina da guerra dell’informazione, tra il rumore delle prime rotative, una rete di corrispondenti da tutto il mondo e una visione editoriale che parlava già la lingua del futuro.
Una forza della natura (anche nel dolore)
Ma la grandezza di Matilde come Donna esplose nel momento più buio. Quando il marito ebbe una relazione con una cantante francese, Gabrielle Bessard, e quest’ultima si tolse la vita davanti alla loro porta lasciando una neonata, Matilde fece qualcosa di incredibile. Nonostante avesse già quattro figli maschi e fosse una moglie tradita, decise di allevare quella bambina, chiamandola Paolina come sua madre, e amandola come se fosse sua. Una lezione di sorellanza e umanità che ancora oggi ci lascia senza fiato.

Dopo la separazione da Scarfoglio nel 1903, non si fermò. Fondò da sola Il Giorno, che diresse fino alla fine, morendo nel 1927, alla sua scrivania, proprio mentre scriveva. Pochi mesi prima aveva sfiorato il Premio Nobel per la Letteratura (andato poi a Grazia Deledda), ma per noi il suo premio è la libertà che ci ha lasciato in eredità.
Quindi, care amiche, quest’anno invece di una mimosa, regaliamoci un pizzico di quella forza che Matilde sprigionava in ogni riga, brindiamo a Donna Matilde e a tutte noi, che ogni giorno scriviamo la nostra storia, una riga di coraggio alla volta.
“Chi non è curioso non è giornalista, è solo un impiegato della notizia.” Cit. Matilde Serao
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