L’open concert dedicato a Johann Strauss junior
A Manocalzati in provincia di Avellino a pochi metri dal centro di Atripalda, sabato 28 giugno 2025 alle ore 19,30 nel ridente giardino della sede dell’ Associazione Musicale Igor Stravinsky, diretta dal Maestro Nadia Testa, si è tenuto l’open concert “A tutto Strauss 200” dedicato al grande Johann Strauss junior , a duecento anni dalla nascita. Il pubblico interessato ed interattivo ha potuto “viaggiare” attraverso i suoi brani più famosi in un’epoca ammaliata dal suo estro musicale, fatto di note leggere e dense ad un tempo che hanno immortalato il valzer e Vienna nel mondo e nel tempo.
L’Associazione Igor Stravinsky è ubicata in una struttura immobiliare che riproduce lo strumento più affascinante e complesso, il pianoforte, così come la forma della Reggia di Caserta ricorda quella del violino.

Visione dall’alto della Reggia di Caserta
La sede dell’Associazione è corredata di un ampio parcheggio auto per tutti coloro che da anni trascorrono in questo luogo serate indimenticabili dedicate alla musica, alla letteratura ed all’incontro tra le persone. Nadia Testa, pianista, coadiuvata dal Dott. Michele Aquino, responsabile di Marketing e Comunicazione, accoglie tutti con il suo largo sorriso ed offre sempre in ogni evento un repertorio variegato di brani musicali eseguiti dai migliori musicisti provenienti da tutto il mondo.

Logo dell’Associazione Igor Stravinsky
Ogni incontro si trasforma in un’occasione di benessere personale e comunitario: i partecipanti trascorrono un tempo in cui, attraverso la musica, respirano arte e pace, assaporando al termine anche un sobrio apericena dolce e salato, che favorisce la conoscenza tra le persone e la convivialità.
L’open concert dedicato a Johann Strauss junior è stato introdotto dal Workshop intitolato “L’espressione del violino nel ruolo e nei generi musicali trasversali dal Classico al Klezmer” a cura del Maestro Gen Luckaci, che ha presentato il violino come uno strumento versatile, protagonista in tutte le performance musicali, che riesce a interpretare emozioni e sentimenti al pari della poesia e dal quale lui stesso non riesce a separarsi.
La serata è stata allietata dalla leggiadria dell’attrice lettrice Sabrina Gasparini, che ha presentato gli artisti ed i brani, calibrandoli sapientemente nell’ interessante ed intrigante biografia del genio Strauss padre e figlio. Attraverso la sua voce espressiva e mai tediosa il pubblico si è addentrato nella vita del grande musicista austriaco, scoprendone le vicissitudini che ne hanno costellato la carriera e la vita privata.
Al pianoforte il Maestro Alessandro Di Marco ha accompagnato l’amico violino del collega Gen Luckaci con i tocchi magici delle sue dita sulla tastiera. L’atmosfera dal tramonto alla sera incipiente si è tinta di note e di pace nei cuori, mentre lontani gli echi delle guerre in atto turbavano lo spirito umano che anela invece alla gioia.
Intervista impossibile a Johann Strauss Junior
Immaginiamo ora di condurre un’ intervista a Johann Strauss Junior nato a Vienna il 25 ottobre 1825 e morto il 3 giugno del 1899 nella città natale, che lo ha omaggiato nel suo ultimo viaggio.
– In che termini, Maestro, la sua vita è stata determinata dai suoi genitori?
-Sul piano affettivo i loro litigi e l’infedeltà di mio padre mi hanno fatto soffrire moltissimo. Ho temuto per tutta la vita che si separassero e proprio per questo ho sempre detestato restare da solo. Da piccolo ero molto legato a mia madre, cui devo tutto. Il suo sostegno contro l’opposizione di mio padre è stato per me determinante. Da mio padre, Johann Strauss Senior, ho ereditato il genio e da mia madre, Anna Streim, l’amore per la vita, la costanza e la determinazione.
– Maestro Strauss, cosa intende per opposizione paterna?
-Mio padre avrebbe voluto per me una carriera diversa da quella musicale, più stabile e sicura e si è sempre opposto acché non seguissi le sue orme. Un giorno addirittura durante una discussione ha scaraventato il violino sul pavimento. Ricordo ancora il mio malessere in quel momento, che riuscii a superare grazie alla musica. Trovavo nella composizione una via di fuga ed il mio spirito respirava leggerezza. Mia madre aveva intuito il mio talento ed ha sostenuto i miei studi a sua insaputa. Con questo non voglio dire che io non fossi fiero di mio padre, in fondo lui è stato per me un modello, anche se poi non ho avuto modo di dirglielo. Erano altri tempi ed i sentimenti non dovevano essere manifestati. Subivamo un’educazione molto rigida.
-Lei ha affermato una volta di non amare vivere da solo, come mai? Di solito gli artisti preferiscono la libertà.
– Certo, l’introspezione favorita dalla musica, mi ha permesso di interrogarmi. La presenza fedele di mia madre accanto durante la mia vita prematrimoniale e il suo incoraggiamento costante hanno fatto in modo che scegliessi donne che in qualche le assomigliassero.
-Suo padre è l’autore de La marcia di Radesky che lo ha immortalato tra i musicisti più famosi al mondo e per lei deve essere stato arduo emularlo e superarlo. Può raccontarci a grandi linee la sua ascesa al trono, tanto da conseguire il titolo di Re del valzer?
-Non ero consapevole certamente di volerlo emulare. A me piaceva moltissimo suonare e comporre. Nella musica trovavo pace e benessere. Avevo modo di esprimermi nella maniera a me più congeniale. Ho avuto poi l’idea di costituire una mia orchestra nel 1844 ed alla morte di mio padre, avvenuta l’anno successivo, ho unificato la sua con la mia. Da quel momento è stato un crescendo fino ad essere consacrato il principale musicista di balli e concerti della capitale dell’Impero Asburgico. Attraverso l’energia sprigionata dai valzer ho animato il mondo;la grazia melodica e la brillante orchestrazione hanno caratterizzato le mie creazioni.
– Quali sono i suoi brani che ha amato di più?
-Sul bel Danubio blu, Voci di primavera, Il Valzer dell’imperatore, ma anche l’operetta teatrale Il pipistrello mi ha dato grandi soddisfazioni. Il nostro fiume rappresenta il filo conduttore della civiltà celtica che ancora riecheggia nel nostro popolo. La grandiosità dell’Impero si respira nei miei valzer e la mia musica è un omaggio ai miei sovrani, gli Asburgo Lorena, che hanno amato tanto le mie composizioni, tanto da nominarmi Direttore della musica da ballo della corte imperiale nel 1863, se ben ricordo.
– Lei ha sposato tre donne che ha molto amato ed ha avuto sei figli da altre relazioni. Non le è dispiaciuto non avere un figlio che seguisse le sue orme?
-No, i figli hanno bisogno di chi li guidi ed io con la mia attività non avrei potuto dedicarmici. Avevo bisogno io per primo di chi si occupasse di me, curando i miei interessi. Infatti Jetty Treffz, mezzosoprano, molto più grande di me sostenne la mia carriera. Angelina Dittrich molto più giovane non mi ha saputo comprendere e la nostra vita insieme è finita tra gelosie e accuse pubbliche. Adele Deutsch, l’ultima mi è stata accanto nella vecchiaia. Insomma credo di essere stato comunque fortunato ad averle incontrate: il rapporto genitoriale purtroppo così instabile e burrascoso ha inciso anche nei miei rapporti.
-Maestro, non voglio trattenerla oltre, ma mi conceda un’ultima domanda: se dovesse consigliare ai giovani la strada per la valorizzazione dei propri talenti, cosa direbbe?
-Direi che non c’è traguardo senza conoscere i propri talenti. Tutti ne hanno, ma pochi ne sono consapevoli. Ci vuole poi tanto esercizio che solo la passione può sostenere. Ho scritto 500 composizioni, come avrei potuto farlo senza costanza e determinazione? Solo così arride la fortuna, la dea bendata che sostiene chi lavora sodo. E adesso la congedo che mi attendono a corte.
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Elena Opromolla