La crisi che attanaglia l’editoria. Una crisi che nessuno nasconde e sulla cui causa principale, ormai, molti sembrano concordare: la disaffezione nei confronti della lettura.

Editoriale – Ben conosciuta è la crisi che attanaglia l’editoria; essa è conosciuta ormai sia dagli esperti del settore sia da chi si accosta per la prima volta a tale mondo. La stessa è stata oggetto di argomento e discussione in innumerevoli tavole rotonde, articoli di giornale e saggi critici.

Una crisi che nessuno nasconde e sulla cui causa principale, ormai, molti sembrano concordare: la disaffezione nei confronti della lettura.

L’Italia è il paese che detiene due record, in contraddizione tra loro infatti, da un lato è tra i principali mercati editoriali europei, dall’altro è il paese col più basso indice di lettura, segno evidente della poca considerazione di tale attività.

Il problema, tuttavia, è più radicato e profondo: si inizia a mal sopportare la lettura fin da giovani, a causa delle modernità di interazione e di modalità di “apprendimento”.

L’utilizzo del libro (come strumento, come passa tempo, come mezzo di conoscenza) sta continuando a venire meno. Tale realtà è purtroppo ben noto ad insegnanti, educatori e genitori che vivono sulla propria pelle ogni giorno tutto ciò.

Di qui la necessità che tale settore non ha molte scelte se non indirizzarsi verso un’editoria di qualità, con scelte coraggiose e di alto livello. Bisogna puntare sulla qualità, che non è solo ciò che è facile, e sul necessario, che non è ciò che è più comodo. Uno degli obbiettivi principali dell’editoria deve essere quella di rappresentare, come è sempre stato fin dagli arbori, il mediatore utile e necessario tra autori e lettori, capace di selezionare e organizzare il sapere per poi poterlo comunicare in modo adeguato.

Per cui, in un mondo dove è sempre più facile accedere alle informazioni, i professionisti della filiera editoriale non possono permettersi di fare scelte al ribasso.

Auspicabile, inoltre, un cambiamento, una nuova attitudine nei confronti delle donne e degli uomini di domani, magari offrendo contributi a famiglie e operatori per progetti di educazione alla lettura; poche sono le iniziative rivolte ai ragazzi, magari utilizzando oggi la pandemia come momento per rimettere in carreggiata un settore così cruciale per la vita formativa dei ragazzi.

Bisognerebbe rieducare tutti alla gioia che sa trasmettere l’atto della lettura; questo sarebbe un modo per trasmettere la passione per i libri. I primi però a doversi ricordare di tutto ciò però devono essere gli operatori del settore che oggi sono dimentichi di talune sensazioni, come quelle provate a mo’ di esempio nelle strade di una grigia e misteriosa Barcellona o lungo la Route 66.

La riscoperta del piacere della lettura, come sostenuto da tanti ed autorevoli scrittori, è il primo passo per non dimenticare il pensiero e l’azione che genera il leggere come le risposte ma soprattutto le domande.

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