Arte

La Fille du Régiment al San Carlo: l’opera di Donizetti divide e incanta

Luca De Lorenzo

Luca De Lorenzo

Bass/Baritone, nato a Napoli nel 1987,si è diplomato presso il Conservatorio San Pietro a Majella ed in scenografia all' ABANA. Ha debuttato come cantante in diversi ruoli in teatri italiani ed esteri, dirige Festival musicali, si occupa di scenografia e regia. Come Attore ha lavorato per il teatro e la televisione. Si occupa di divulgazione musicale in teatro e nelle scuole.

La Fille du Régiment

Dopo decenni di assenza, La Fille du Régiment di Gaetano Donizetti è tornata sul palco del Teatro di San Carlo, questa volta in versione originale, in francese. Una produzione che ha saputo far discutere, emozionare e, per certi versi, spiazzare. Un titolo che, nella sua veste originale francese, raramente trova spazio nei cartelloni italiani, e che stavolta è stato affidato a una squadra artistica giovane e audace, a partire dalla direzione musicale del venticinquenne Riccardo Bisatti.

ll regista Damiano Micheletto, noto per la sua capacità di rompere le convenzioni senza rinunciare alla coerenza drammaturgica, ha firmato un allestimento sospeso tra la leggerezza della commedia e il bisogno di raccontare l’identità come costruzione sociale e affettiva. Il risultato è una narrazione fluida, talvolta ironica, talvolta malinconica, in cui la scena si trasforma in un grande spazio metateatrale.

Il personaggio della Duchessa – ampliato e rivisitato – funge da filo conduttore, affidato alla presenza scenica vivace e autorevole di Marisa Laurito, capace di catalizzare l’attenzione con misura e intelligenza.

Ma è sul piano musicale che l’opera ha rivelato le sue luci e le sue ombre. Alla guida dell’orchestra, Riccardo Bisatti ha saputo restituire con energia e chiarezza il colore brillante della partitura donizettiana, mantenendo un ritmo incalzante e valorizzando le sfumature più liriche senza appesantire l’impasto sonoro. Il coro, ben preparato e partecipe, ha contribuito in modo determinante all’equilibrio dell’insieme.

Nel ruolo di Marie, Pretty Yende ha offerto una prova tecnicamente solida, giocata su toni affettuosi e delicati. La sua vocalità agile e il fraseggio curato hanno delineato una protagonista sensibile, anche se in certi passaggi è apparsa un po’ sacrificata da scelte registiche che ne hanno limitato la proiezione vocale.

Meno convincente il tenore Ruzil Gatin, che ha affrontato con determinazione l’impervia scrittura di Tonio. La celebre aria “Ah! mes amis” è stata accolta con favore dal pubblico, ma la prestazione complessiva ha lasciato trasparire qualche incertezza sia sul piano timbrico che scenico. Il suo impegno, tuttavia, è stato evidente e apprezzato.

Solido e ben centrato l’apporto del baritono Sergio Vitale nel ruolo del sergente Sulpice, figura chiave dell’intreccio e spalla efficace per la protagonista. La sua interpretazione, giocata su una vocalità rotonda e una recitazione asciutta ma espressiva, ha saputo infondere al personaggio un tono umano e credibile, contribuendo in modo decisivo alla coesione dell’ensemble.

Buone le prove di Sonia Ganassi, misurata e ironica nel tratteggiare la Marquise, e degli altri comprimari, tra cui Eugenio Di Lieto e Salvatore De Crescenzo, precisi e funzionali alla costruzione del quadro d’insieme.

L’allestimento scenico, curato da Paolo Fantin, ha scelto la strada della sintesi visiva: pochi elementi ben distribuiti, capaci di evocare ambienti e atmosfere senza appesantire la scena. I costumi di Agostino Cavalca, sobri ma caratterizzanti, e le luci di Alessandro Carletti hanno rafforzato l’impianto visivo. Menzione meritata anche per la coreografia di Thomas Wilhelm, perfettamente integrata nel racconto.

Alla fine, il pubblico ha risposto con entusiasmo: lunghi applausi e sincero apprezzamento per uno spettacolo che ha saputo rinnovare un classico del repertorio comico senza tradirne lo spirito. La Fille du Régiment è così tornata al San Carlo come un piccolo evento, capace di offrire spunti di riflessione e momenti di autentico divertimento.

Come Marie che scopre le sue nobili origini, anche i nostri lettori possono scoprire nuovi territori culturali: il nostro Plus Magazine vi aspetta con un caleidoscopio di storie, recensioni e approfondimenti che attraversano arte, letteratura, cinema e musica. Perché la curiosità intellettuale, come l’emozione teatrale, non dovrebbe mai conoscere frontiere.