La “Lucia” al San Carlo: trionfo del Belcanto con Rosa Feola
NAPOLI – Al Teatro di San Carlo, l’appuntamento con Lucia di Lammermoor non è mai un evento ordinario; è un confronto con il proprio DNA artistico. La produzione andata in scena lo scorso 11 marzo ha confermato con forza come il capolavoro di Donizetti possa ancora oggi, se sorretto da un’esecuzione di caratura internazionale, scuotere le fondamenta del sentire tragico.
Sul podio, Francesco Lanzillotta ha offerto una lettura tesa e vibrante della partitura, restituendo quella dimensione notturna e “ossianica” tanto cara al romanticismo europeo. Di particolare rilievo la scelta filologica della glass harmonica, affidata a Sascha Reckert, che ha conferito alla scena della pazzia un’aura di spettrale bellezza, assecondando l’alienazione della protagonista con un suono etereo e ultraterreno.
Il successo della serata ha ruotato attorno al fulgore di Rosa Feola. La sua Lucia è un miracolo di equilibrio tra agilità virtuosistica e scavo introspettivo: una voce che si fa luce per esplorare le tenebre del dolore.
Accanto a lei, l’Edgardo di René Barbera ha svettato per squillo e nobiltà d’accento, trovando nel dramma dell’innamorato tradito, momenti di autentico lirismo. Di grande spessore l’Enrico di Mattia Olivieri, la cui presenza scenica e solidità baritonale hanno restituito con incisività la durezza del carnefice, mentre Alexander Köpeczi ha dato autorevolezza e profondità al ruolo di Raimondo.
Il cast è stato completato con eccellenza dai talenti dell’Accademia del Teatro San Carlo: l’Arturo di Sun Tianxuefei, l’Alisa di Sayumi Kaneko e il Normanno di Francesco Domenico Doto, a testimonianza di una fucina di voci sempre più competitiva.
Sotto il profilo visivo, lo spettacolo ha ritrovato la classicità dell’allestimento storico di Gianni Amelio, ripreso per l’occasione con mano sensibile e rigorosa da Michele Sorrentino Mangini. Le scene cupe e imponenti di Nicola Rubertelli, hanno dialogato magistralmente con i preziosi costumi di Maurizio Millenotti (ripresi con perizia dalla Sartoria del Teatro di San Carlo), creando un quadro d’insieme di struggente eleganza. Fondamentale, in questa architettura d’ombre, il disegno luci di Pasquale Mari, ripreso da Gianni Bertoli, capace di ritagliare nello spazio la solitudine dei singoli personaggi.
La serata è stata ulteriormente impreziosita dagli interventi del Corpo di Ballo, con le coreografie di Renato Zanella, e dalla prova impeccabile del Coro diretto da Fabrizio Cassi, pilastro fondamentale della tenuta drammaturgica dell’opera.
In un teatro gremito, che ha tributato dieci minuti di ovazioni a Rosa Feola e all’intera compagnia, questa Lucia ha dimostrato che la tradizione, quando servita da artisti di tale rango e da una cura meticolosa in ogni reparto creativo, non è un museo, ma una materia viva, pulsante e, in definitiva, necessaria.
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