Fotografia e arti visive

La ricerca fotografica di Donatella Donatelli tra Dante e leopardi

Antonia Di Nardo

Antonia Di Nardo

Per me la vita è un continuo stupore, sarà la mia tendenza al surrealismo. Sarà la convinzione, come diceva Frida Kahlo, che "Il surrealismo è la magica sorpresa di trovare un leone in quell'armadio in cui si voleva prendere una camicia.

Per i lettori di Plus magazine, questa settimana ho fatto una chiacchierata con la fotografa Donatella Donatelli. Nata a Napoli 1970 Donatella usa la fotografia come veicolo per comunicare idee, cercando di descrivere percorsi interiori attraverso progetti.

L’ultima ricerca fotografica di Donatella Donatelli riscopre Dante e Leopardi e ne svela l’attualità della poetica.

Ha esposto in vari luoghi di cultura fra cui il MANN Museo Archeologico Nazionale di Napoli, la Sala del Lazzaretto Ex Ospedale della Pace (Napoli), Villa di Donato (Napoli), Salone dei Marmi (Salerno), Palazzo Genovese (Salerno), Abbazia del Goleto (Sant’Angelo dei Lombardi), Museo Archeologico di Avellino ed altro luoghi. Le sue fotografie sono comparse in siti e riviste di settore e in progetti editoriali.

Chi è Donatella Donatelli? Da dove ha origine il percorso artistico e la formazione culturale?

Più che di un percorso artistico mi piace parlare del mio perché artistico che è nato dall’esigenza di rappresentare idee attraverso lo scatto fotografico. Nella  fotografia, a differenza della videoarte, è tutto giocato in uno scatto. In un frame si concentra la vera scommessa di riuscire a  raccontare l’idea che si ha in merito al soggetto e/o al progetto che è in essere in quel momento.

Qual è il ruolo della fotografia oggi, in un mondo di artefazione digitare. C’è ancora necessità di scattare  fotografie?

Credo ci sia un abuso del mezzo fotografico, perché ci sono scatti di ogni genere, ma le foto restano l’unico segno autentico del tempo che si vive. La contraddizione sta nel fatto che, attualmente tutto può essere modificato, anche e soprattutto la fotografia stessa. La medesima intelligenza artificiale, tuttavia, è testimonianza del nostro tempo, se usata in modo etico.

La mostra fotografica in corso al Museo Irpino presso il Complesso del Carcere Borbonico, dal 4 luglio scorso al 6 settembre, dal titolo Dante + Leopardi parla di contemporaneità e di capacità di questi autori di parlare all’uomo di ogni tempo e di ogni età. Ci spieghi il suo punto di vista ed il perché di questa mostra?

La mostra Dante+Leopardi, vuole parlare decisamente di contemporaneità.

Ristudiando questi due autori, per trarre nuova linfa per gli scatti che andavo a sviluppare, mi sono resa conto che continuano a comunicare con noi e la loro grandezza è nei versi che rinnovano in idee eterne ed attualissime.

Un esempio per tutti: uno degli scatti del progetto di Leopardi, il dialogo della moda e della morte tratto dall’operetta morale omonima del poeta, affronta il tema della moda e dell’ossessione, in alcuni casi, cui sono disposti i proseliti, i rischi cui si sottopongono pur di riuscire ad entrare in abiti ristretti. Questo accade quando ci si illude che il corpo possa adeguarsi ad un’idea, ad un disegno e quasi svanisca e le sue forme diventano iconiche e ideali.

Questo aspetto della mostra mi ha consentito di  parlare della magrezza eccessiva, della anoressia, e di tutti i  problemi alimentari, che sono sempre problemi di identità e visione di se stessi.

Attualmente tutto questo si rafforza con l’affanno a seguire degli influencer che sono dei stereotipi e che assolutamente poche volte ci rappresentano davvero.

Lei definisce la fotografia racchiusa in questa esposizione, differente, perché immersiva e tattile. Quali sono le novità?

La fotografia tattile rende la foto interattiva ed abbatte qualche muro. Mi spiego. Con il progetto di Leopardi ho provato una nuova tecnica di stampa, in cui alcuni particolari sono a rilievo e questo rende la foto interattiva. Le foto si possono toccare!

Già l’idea incuriosisce molto, visto che siamo abituati alle esposizioni di un’era precedente in cui era proibito toccare le opere. Questo rende più partecipi all’idea dello scatto. Si diventa nuovamente bambini che stanno sviluppando il senso del tatto, uno sconosciuto senso di fruizione dell’estetica. Tale tipo di stampa consente, inoltre, di rendere l’opera accessibile agli ipovedenti, e questo linguaggio democratico mi somiglia. Per ora sono solo dei dettagli a rilievo, non si tratta insomma di stampa 3D vera e propria perché la foto deve conservare un lato estetico, ma mi auguro si riesca presto ad unire la bellezza e la fruibilità grazie alla moderne tecnologie per rendere la fotografia accessibile a tutti.

Quanto è importante vivere il proprio tempo come artista, pur affrontando temi classici che sono parte fondante di un’identità tutta italiana?

È importantissimo vivere il nostro tempo ricordando gli autori del passato o affrontando i temi classici. Per me, per quanto riguarda questi due autori, è stato un grandissimo piacere rispolverarli e riscoprire tanti  particolari che negli anni scolastici si tralasciano. Grazie a questo studio ho potuto recuperare, rivivere la mia identità già formata una volta in adolescenza su questi testi che vengono studiati nel programma scolastico italiano.

Ho cominciato a studiare il carattere di Dante e Leopardi e alcune vicende determinanti della loro vita, a prescindere dai versi,  ed  stato molto importante rappresentarli fotograficamente. L’ho fatto con pudore, attenzione, cura e non è stata una cosa facile. Inizialmente mi sono sentita in netta difficoltà.

Il 17 luglio scorso una magia è accaduta nella percezione dell’arte in un gruppo di ragazzi. Sotto il mantra “io immagino per interpretare” un gruppo di giovani ha visitato la sua mostra scoprendo che l’arte può avere feedback immediati e divertenti. Può parlarci nello specifico di questa esperienza?

Grazie al Museo Irpino ho accompagnato un gruppo di ragazzi e persone adulte, in collaborazione con La Goccia Cooperativa e l’organizzazione The Offline Garden, a vedere la mostra. Un’esperienza forte, forse più per me che per loro, perché sono riuscita ad avere feedback diretti ed immediati. Ho potuto sperimentare l’importanza della visita di una mostra per l’autore stesso ed ho potuto spiegare il perché di dettagli inseriti negli scatti, cosicché gli osservatori si sono interessati non solo alla fotografia finale ma al lavoro che c’è stato dietro.

Lei sostiene che l’arte può sopperire alla povertà educativa di alcuni contesti formativi?

L’arte  può fare avvicinare ad autori come Dante e Leopardi in un modo diverso, meno scolastico e può fare incuriosite in modo nuovo.

Oggi forse, solo la lettura dal libro non basta. Si può dare soprattutto ai giovani, un input in più in modo che la curiosità e l’immaginazione  proiettino altrove lo studente, oltre il contesto scolastico classico. Inoltre in un modo coinvolgente e totalizzante dei sensi, forse si recepisce maggiormente e si conserva  più a lungo nei ricordi  il messaggio di questi autori.

Nelle sue precedenti esposizioni ci ha abituati a cercare i protagonisti in mondi fiabeschi ed incantati. Ha illustrato ad esempio il libro La danza degli gnomi e delle fate  di Guido Gozzano, a cura di Chiara Reale. Che cosa ricerca nella sua poetica attraverso questi personaggi fatati?

Sono una sognatrice.

I personaggi fatati, onirici per me sono qualcosa che mi riportano alle immagini di quando ero bambina. Riuscire a ricordarli, rappresentarli nuovamente, nelle forme inventate dalla mia immaginazione, dare loro un nuovo spazio di vita nelle foto, proietta anche me in un altrove fatato. Un mondo che mi fa stare bene, dove i sogni e le speranze sono integre. C’è tanta sterilità di sentimenti oggi, i miei personaggi onirici mi consentono di fermare la mia anima in un mondo in cui tutto può fiorire e l’umanità ha speranza nei suoi ideali. Forse questo è anche il vero collegamento tra la favola ed il mondo classico di autori come Dante e Leopardi che cerco di raccontare.

La fruizione dell’arte per lei è collettiva o individuale? O all’occorrenza si oscilla tra individualismo e comunità?

Questa domanda, per me la si può intendere in due modi. La fruizione è  collettiva come godimento dell’opera stessa e scambio d idee, mentre nel guardare e  nell’osservare l’impatto intimo resta  individuale. Per me, in qualità di artista, la fruizione si intende anche come cooperazione tra più artisti. Quando si crea un’opera la si oggettivizza offrendola al mondo e a sua volta l‘artista stesso, anche se autore, ne fruisce l’osservazione. Quindi scambiare idee, opinioni e modi di interpretare e vedere le cose, nella collaborazione creativa, non è solo un’azione, ma nel feedback immediato, un nutrimento che amplifica l’opera grazie a più mani e più voci.

Ci sono state in questo progetto collaborazioni con Gianni Papa per i video , le basi musicali  sono state curate da Caterina D’Amore con il suo flauto mellifluo, la voce delle letture è  di Marina Parrilli.

Per chi volesse visitare la mostra, ha un calendario di incontri da condividere con lei o momenti di arricchimento con fruizione di gruppo da non perdere?

Per le visite all’esposizione è  possibile effettuarle durante gli orari di apertura del Museo Irpino, ma se qualcuno fosse interessato ad essere accompagnato da me, sono disponibile.

Inoltre ci sanno incontri fissati da calendario. Il 13 agosto scorso grazie al flauto di Caterina D’Amore e la voce di Marina Parrilli, si vissuto un momento interamente  al femminile: sono stati recitati i versi dedicati alle donne da parte di Dante e Leopardi. Il tutto su musiche contemporanee per risaltare ancora di più l’attualità dei due autori. Ma ci saranno altri appuntamenti.

Il 27 agosto ci sarà la presentazione del catalogo edito da Il papavero con testi di Chiara Reale, che ne è la curatrice, e del giornalista e scrittore Generoso Picone. Il 3 settembre ci sarà il confronto tra me e l’artista Antonia Foschini, che vive  a Bruxelles, ma che per l’occasione esporrà delle opere della raccolta Quadernetti. Per il  finisssage ci sarà la  performance di danza contemporanea a  cura di Hilde Grella.

Saluto Donatella con l’augurio che la sua fotografia e le sue produzioni continuino ad avere il successo che meritano, data la grande capacità espressiva dell’artista, citando le parole di Chiara Reale, di costruire ponti: fra culture o generazioni differenti, fra differenti visioni del mondo. Donatella Donatelli, con la sua incredibile sensibilità artistica, riesce a trasmettere la forza e la bellezza della poesia attraverso l’immagine, creando un ponte tra le parole scritte e le emozioni visive.