Libertà a caro prezzo
Il 10 aprile il libro Libertà a caro prezzo, Gioacchino Gesmumdo e le Fosse Ardeatine, scritto da Giovanni Capurso, è stato presentato da Comunicati e cultura.
Il nuovo libro di Giovanni Capurso edito da erf edizioni ha come protagonista la storia di Gioacchino Gesmundo che fu uno dei primi martiri delle Fosse Ardeatine. Il libro è innanzitutto una narrazione vera in quanto l’Autore da storico meridionalista quale è ha attinto da fonti e documenti reali nonché da testimonianze.
Molto importanti alcune lettere che consentono proprio di entrare nella personalità specifica del protagonista. Il percorso, infatti, di Gioacchino Gesmundo è quello di un uomo che ha sacrificato innanzitutto la sua vita per la libertà. Un uomo del Sud, uscito dalla sua condizione di arretratezza, ignorante e povero, per studiare e diventare insegnante. Ed è all’interno di questa sua evoluzione che noi dobbiamo guardare all’uomo che diventa poi antifascista, anarchico e comunista.
Oggigiorno ci sembra un po’ tutto scontato, non ci scandalizziamo più davanti alla negazione della libertà di alcuni popoli e ci nascondiamo dietro un falso progresso che poco ha a che vedere con la dignità umana.
Perché leggere un libro come quello di Giovanni Capurso? Perché ha il pregio di raccontare un fatto storico in maniera non accademica ma semplice e comprensibile a tutti. È un libro che può insegnare senza influenzare perché non fa propaganda politica ma si mantiene sempre nella giusta obiettività. Il libro inserisce una storia in quella “ampia” storia che furono il nazismo e il fascismo dando esempio di una personalità caparbia, così tanto da perdere la sua libertà.

Libertà a caro prezzo, Giovanni Capurso
Giovanni Capurso mi ha ancora una volta gentilmente concesso un’intervista che mi auguro possa essere di gradimento ma anche da insegnamento ai lettori di Plus Magazine.
Leggendo il suo nuovo libro ho avuto l’impressione che lei evidenzi, oltre al fatto storico, anche la funzione cardine dell’istruzione come elemento di levatura morale ed etica. Nella vita di Gesmundo, infatti, l’educazione scolastica gli ha consentito di emergere dall’ignoranza di origine per diventare docente. Ci può commentare questa mia considerazione?
«Non è secondario osservare come la vita di Gesmundo sia stata una costante lotta contro gli stenti materiali. Sicuramente l’istruzione per lui fu una leva sociale. Dopo il conseguimento del diploma presso l’Istituto magistrale “Bianchi Dottula” di Bari si traferì a Roma, dove prestò servizio in diverse scuole elementari iscrivendosi contemporaneamente all’Istituto Superiore di Magistero. Nel corso degli studi, Gesmundo incontrò e frequentò docenti di altissima caratura. Questi eserciteranno una profonda influenza sulle sue idee e contribuiranno non poco alla maturazione della sua personalità, da Giovanni Modugno a Guido De Ruggiero, da Giuseppe Lombardo Radice a Pietro Silva: saranno questi “maestri” ad aiutarlo a emanciparsi dall’ingenuo idealismo dell’età giovanile, ma soprattutto a educarlo all’anticonformismo, all’autonomia di pensiero, alla coerenza con i propri convincimenti.»
Le fosse ardeatine sono un capitolo della nostra storia di cui non andare fieri. Sempre rimanendo nel campo dell’istruzione qual è a suo parere il modo giusto per far comprendere ai giovani la gravità di quanto accaduto e come prendere le giuste distanze per non ripetere gli errori del passato?
«L’educazione può essere un argine contro le violenze ma il lavoro da fare è ancora tanto e impegnativo. Un modo per veicolare dei valori positivi può essere quello di raccontare la storia di uomini virtuosi che hanno lottato per la liberà, come nel caso di Gioacchino Gesmundo. Il professore pugliese è sicuramente un esempio di virtù etiche e civili di certo oggi drammaticamente inattuali in una fase in cui la vita pubblica è caratterizzata dal diffondersi del servilismo, dell’opportunismo, del trasformismo.»
Nel libro spesso lei fa riferimento alla storica e scontata, si può dire, arretratezza del meridione. Come scrive lei nel libro, un’emancipazione che costava sudore e fatica. Il tema resta di attualità ma oggigiorno il meridione vanta i suoi primati e i suoi successi. Che ne pensa?
«Sì, il tema è ancora oggi molto attuale. Mi limito a dire che parlare delle enormi differenze tra Nord e Sud del paese, di questione meridionale, è sempre complesso perché si rischia spesso di fare della facile retorica, di riportare questioni ormai arcinote a tutti. La questione meridionale è stata sempre presente, a parole, nell’agenda politica di tutti i governi dall’unità d’Italia ad oggi. Mai nessuno, o quasi, ha negato l’esistenza di una questione meridionale ma allo stesso tempo nessun governo, dall’unità di Italia ad oggi, è mai stato in grado di colmare questo profondo gap. Oggi si cerca addirittura di accentuare il divario tra le due parti d’Italia con una riforma scellerata come quella dell’Autonomia differenziata.»
Infine parliamo di libertà. Oggi quale significato assume la parola libertà o meglio su quale aspetto di questo diritto fondamentale è necessario soffermarsi?
«Oggi anche da noi la libertà di espressione e la circolazione delle idee è minacciata sotto varie forme. Faccio un esempio: il controllo politico sulle emittenti televisive pubbliche che veicola alcune notizie e ne oscurano altre. Ad esempio il 5 e il 6 giugno ci sarà un importante referendum sul tema della precarietà del lavoro e della cittadinanza per gli immigrati. Eppure le emittenti pubbliche, la RAI per intenderci, non sta facendo passare la notizia. Questo è un modo come un altro per impedire che si eserciti un diritto costituzionalmente garantito.»
Grazie a Giovanni Capurso per la sua opera divulgativa.

Libertà a caro prezzo