Politica

L’O.N.U. accontenta Trump

Andrea Maria Labruna

Andrea Maria Labruna

Autore di +Plus! Magazine

New York, L’O.N.U. accontenta Trump, il miliardario americano, in questo modo riesce a sviare in piccola parte l’attenzione mediatica focalizzata sul suo potenziale coinvolgimento nel dossier Epstein.

Il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite ha approvato una risoluzione americana per Gaza con 13 voti favorevoli e l’astensione della Russia e della Cina
Si tratta di un testo storicamente importante, perché sancisce formalmente parte del piano di pace proposto da Donald Trump, dando mandato a una fase di stabilizzazione, governance transitoria e ricostruzione nell’enclave.

Cosa prevede la risoluzione

  • È prevista la creazione di una forza internazionale di stabilizzazione (ISF), composta in larga parte da paesi musulmani, con il compito di garantire la sicurezza, disarmare Hamas e distruggere le infrastrutture militari dell’organizzazione.

  • Viene istituito un organo di governance transitoria chiamato “Board of Peace”, che gestirà Gaza fino al 31 dicembre 2027.

  • Il “Board of Peace” sarà presieduto da Donald Trump.

  • Il testo stabilisce che, dopo una riforma dell’Autorità Nazionale Palestinese (ANP) e significativi progressi nella ricostruzione di Gaza, «potrebbero crearsi le condizioni per un percorso credibile verso l’autodeterminazione e la sovranità palestinese».

Il ruolo dell’astensione di Russia e Cina

L’astensione di Mosca e Pechino è uno degli aspetti più significativi della votazione.

  • Nei giorni precedenti il voto, la Russia aveva presentato una bozza alternativa che non includeva il riferimento alla smilitarizzazione di Gaza e rifiutava il “Board of Peace” presieduto da Trump.

  • La bozza russa favoriva un approccio più tradizionale, basato su una soluzione a due Stati, affidando al Segretario Generale dell’ONU il ruolo di valutare il dispiegamento di una forza internazionale.

  • L’astensione, piuttosto che un veto, suggerisce che né Russia né Cina volessero bloccare completamente la risoluzione, ma non erano del tutto d’accordo con tutti i termini proposti.

Il legame stretto con il piano di pace di Trump

L’O.N.U. accontenta Trump. La risoluzione approvata non è uno strumento ONU indipendente, ma riprende molti elementi chiave del piano in 20 punti di Trump.

  • Il “Board of Peace” è una delle componenti centrali del piano Trump per governare Gaza in una fase transitoria.

  • L’ISF internazionale è anch’essa un pilastro del piano Trump: senza sicurezza, il progetto di ricostruzione e smilitarizzazione non potrebbe essere realizzato.

  • La parte sulla “autodeterminazione palestinese” non è immediata ma condizionata: serve una riforma dell’ANP e una ricostruzione effettiva — una condizione che ricorda la visione pragmatica di Trump, che non punta a uno “Stato palestinese domani” ma a un processo graduale.

Le reazioni e le implicazioni

  • L’ambasciatore statunitense alle Nazioni Unite, Michael Waltz, ha definito il voto “storico” e ha parlato di un’opportunità per una pace duratura.

  • Diversi Paesi arabo-musulmani hanno espresso sostegno: tra questi Qatar, Egitto, Emirati Arabi Uniti, Arabia Saudita, Indonesia, Giordania e Turchia.

  • L’Autorità Palestinese ha accolto positivamente la risoluzione, vedendola come un possibile trampolino verso una stabilizzazione e una futura statualità.

  • Al contrario, Hamas ha mostrato riserve (o rifiuto) su alcuni punti, soprattutto per quanto riguarda il disarmo.

  • La creazione di una forza internazionale con mandato di disarmare Hamas è particolarmente delicata: i critici avvertono che potrebbe essere vista come una forma di occupazione sotto nuova veste, o un’ingerenza esterna nella sovranità palestinese.

Significato geopolitico

  • L’approvazione della risoluzione rappresenta un’importante vittoria diplomatica per Trump, che vede così parte del suo piano di pace legittimato a livello internazionale.

  • L’astensione di Russia e Cina indica però che il consenso non è unanime: questi Paesi volevano un testo più equilibrato, forse meno egemonizzato dagli USA.

  • La risoluzione segna un cambio di paradigma: non si tratta più solamente di un cessate il fuoco temporaneo, ma di una strategia pianificata di ricostruzione, disarmo e governance che potrebbe ridefinire il futuro di Gaza.

Conclusione

L’O.N.U. accontenta Trump, su Gaza, questo, non è solo un gesto simbolico, ma un documento operativo che riflette in molti aspetti il piano di pace di Donald Trump. L’istituzione di una forza internazionale e di un “Board of Peace” sotto la guida di Trump mostra la determinazione americana nel promuovere una soluzione attiva e non puramente diplomatico-declarativa. Tuttavia, il fatto che Russia e Cina si siano astenute mette in luce le tensioni strategiche: non c’è piena convergenza globale, e alcuni attori vogliono un progetto più multilaterale o “tradizionale”. Il vero banco di prova sarà l’implementazione: se la forza di stabilizzazione riuscirà a operare senza provocare nuove tensioni, e se la ricostruzione sarà efficace, questa risoluzione potrebbe segnare una svolta. Ma i rischi restano altissimi.

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