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Marra Stadi 25: Marracash infiamma il Maradona

Matteo Sorrentino

Matteo Sorrentino

Sono una foglia trasportata dal vento. Sono un autore di romanzi, racconti e poesie, ho iniziato da piccolo. Scrivo di cinema e ne parlo continuamente.

È passata ormai una settimana dalla seconda tappa di Marra Stadi 25 al Maradona di Napoli. Il tour di Marracash che porta in giro per sette stadi italiani la celebre trilogia discografica composta da Persona (2019), Noi, loro, gli altri (2021) e È finita la pace (2024). Dopo la data zero a Bibione, l’artista sbarca su suolo partenopeo. È giunto il momento che anche noi di Plus Magazine, vi diamo la nostra retrospettiva dell’evento.

Più che di concerto, sarebbe più corretto parlare di vera e propria messa in scena. Marra Stadi 25, infatti, si apre con una cornice ben definita che non viene mai abbondanata durante tutto lo spettacolo. L’idea è semplice, ma ben sviluppata: Marracash è il personaggio, mentre Fabio è la persona. Veniamo accompagnati con ogni performance in un viaggio che si trasforma in lotta di dualismi, esplorando sempre più nel profondo queste due identità.

Ad accompagnare Fabio durante tutte le date di Marra Stadi 25, è Francesca, Madame. La sua Anima, che tenta di lenire e congiungere le maschere protagoniste. Non poteva esserci scelta migliore per una serie di eventi del genere, che non sono propriamente strutturati per intrattenere il pubblico, o, meglio, non solo, ma per mostrare una parte più intima e personale dell’artista. Questo è evidente se pensiamo alle poche tracce in scaletta non facenti parte della trilogia.

Bastavano le briciole, contenuta nell’album del 2008, Marracash, è la prima di queste tracce. Il brano, uno dei più intimi, ripercorre attimi di vita di Fabio dall’infanzia fino alla prima giovinezza, una lettera d’amore verso i genitori, una visione nostalgica di ciò che fu, con un messaggio di speranza per chi si ritrova nel testo, una delle barre più profonde: “E nel quartiere non hai niente, ma hai i veri amici / Non possedere ti rallenta, ma puoi riuscirci”. Seguono l’iconica Brivido (re-arrangiata e con la strofa di Guè tagliata), Niente canzoni d’amore (con Madame ai cori) e Nulla accade. L’altra eccezione è Per il tuo bene, unico momento in cui l’artista cede interamente il palco a Madame, che ci regala una delle sue performance migliori.

Altra chicca è stata la presenza di Paola Zukar, figura leggendaria del Rap italiano, ancora non riconosciuta abbastanza per i suoi contributi. La manager, che, oltre agli stessi Marracash e Madame, gestisce anche artisti come Fabri Fibra, Clementino, Nitro, Neffa, Shablo e tanti altri, si presta a una scena in cui cerca di risvegliare Fabio. L’ultima presenza di Marra Stadi 25 è l’IA, che gestisce i valori, le emozioni e le varie intensità di Marra. Questa figura inquietante ci farà compagnia tutto il tempo, interfacciandosi con il personaggio di brano in brano.

Marra Stadi 25

Come detto prima, tutto scorre perfettamente, non si esce mai dalla cornice, dalla bolla in cui ci porta Marra. L’unico momento in cui si è tornati alla realtà è stato quando il rapper ha voluto fare un discorso in merito al conflitto in Palestina.

Ho sempre creduto nell’importanza di far sentire la propria voce. Ne ho fatto proprio una professione, per me è fondamentale. Sono contento che sempre più artisti e personaggi famosi si espongano contro le guerre, contro il massacro di civili che vediamo succedere nel mondo. Ovviamente sono d’accordo, ma intanto mi chiedo: è abbastanza? Fermeremo davvero le stragi scrivendo i post? Gridando dal palco “Free Gaza” o qualche altro slogan? Serve davvero questa cosa? Certo, tutto serve, no? Ma quando uno esprime la propria voce e non viene ascoltato, dopo un po’ si sente impotente. Io so che tutti voi vi sentite impotenti, perché così mi sento anch’io. Io lo so che non andate a votare perché tanto non cambia un cazzo, perché ormai ci sentiamo tutti non in grado di cambiare quello che sta succedendo. Allora io dico che far sentire la propria voce è importante, ma sentirci impotenti vuol dire essere privi di potere e questa è una bugia. Noi non siamo privi di potere. Quando noi alziamo la voce e non viene ascoltata, forse è arrivato il momento non di far sentire la nostra voce ma di far sentire il nostro potere. Perché il potere capisce soltanto il potere.

Queste parole, che resteranno impresse nella memoria dei presenti all’evento e, si spera, di tanti altri, sono quasi necessarie in un momento storico come questo, dove sembra ci si stia sempre più rassegnando alla legge del più forte, dimenticando che è il popolo a detenere la sovranità della propria terra. Un grido rivolto ai giovani, atto ad aprire gli occhi, a ribellarsi, a far sentire la propria voce e a farla prevalere contro ogni forma di silenzio.

Marra Stadi 25

L’evento termina con Happy End, ultima traccia della trilogia, che rimanda il pubblico a casa ancora scosso e agitato, senza tutte le risposte, ma con un senso di pienezza che pone fine a quel viaggio iniziato in un 2019 che sembra già così lontano.

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