Anche oggi la mini-rubrica “SorprendenteMente” si allinea al tema del numero speciale di plus magazine che questa volta riguarda il carnevale. Del resto, non c’è occasione migliore per far riferimento alle maschere, anche in senso metaforico.

Tutti hanno indossato una maschera. La domanda interessante è: la maschera serve per nascondersi o per mostrarsi?

Partiamo dal presupposto che la maschera sia un filtro che separa il sé dagli altri e che, soprattutto, serve ad adattarsi alle circostanze prendendo le distanze da ciò che, se pur appartenendo alla propria persona, viene valutato penalizzante. Già dall’infanzia, infatti, si utilizza una sorta di maschera non appena si comprende che per ottenere l’accettazione dei genitori, ad esempio, bisogna comportarsi diversamente da ciò che si desidera fare. Nella letteratura scientifica diversi studi hanno convenuto che la maschera sia una modalità reattiva difensiva a seguito di un vissuto particolarmente doloroso. Tra questi, ne sono stati identificati 5 che conducono ad altrettante tipologie di maschere. In sintesi, il rifiuto genera la maschera da fuggitivo, l’abbandono determina la maschera da dipendente, l’umiliazione comporta la maschera da masochista, il tradimento la maschera del controllo e l’ingiustizia porta alla maschera del rigido. In questi casi, dunque, essa fornisce un ruolo diverso da quello che si è avuto nella situazione ove si è provato dolore ed offre “preparazione “ e controllo garantendo la sopravvivenza emotiva

La maschera può essere, invece, anche lo strumento utilizzato come viatico per poter esprimere la propria personalità: essendo “coperti” dalla maschera, infatti, si possono contattare parti dl Sé a cui non era “concesso” arrivare. Questo è un concetto delicato e sottile che merita di essere ben specificato. Il sentirsi autorizzati a tirare fuori determinate parti di sé, viene dettato dal fatto che con una maschera è come se non fosse la persona stessa a compiere l’azione appena descritta, ma lo facesse un’altra: proprio perchè trattasi di “altro da Se” questi lo può fare in quanto non ne subirà “conseguenze”. Queste conseguenze riguardano l’idea, o, meglio ancora, la rappresentazione mentale dell’immagine che si ha di se stessi e che si vuole dare agli altri. Ciò detto, non posso non cogliere l’occasione per citare il grande Oscar Wilde, il quale sosteneva che: “Ogni uomo mente, ma dategli una maschera e vi dirà la verità

 Ma perché queste proprio certe parti emergono e certe no? a questa domanda non si può rispondere in modo univoco e generalizzato, in quanto bisogna far riferimento alla propria storia familiare, alle proprie esperienze, ai “non detti”, ai patti impliciti ed alla propria personalità. E sicuramente, appena letta questa frase, alcuni di voi saranno andati con la mente a ciò che ea “lecito” fare o no per essere “bravi bambini”, o “bambini forti” o “bambini ben voluti” ecce cc. Ma tra le cose “lecite e non lecite” in merito ai comportamenti, soprattutto con l’avanzare delle diverse tappe del ciclo vitale, entrano in gioco anche il buon senso, il rispetto delle regole comuni e il “savoir faire”.

Ci si può “smascherare”? Assolutamente si. Il problema infatti, non è indossare la maschera, ma adottarla come unica immagine di Se fino a perdere del tutto la propria identità. Quando già dall’infanzia si crea il cosiddetto falso se, come struttura adattiva all’ambiente, è evidente che quest’ultimo non viene percepito come focalizzato sulle esigenze del bambino del quale non avalla le specifiche inclinazioni. Successivamente, la maschera si indossa in modo inconscio oppure consapevole soprattutto in relazione alla socialità le cui regole dettano i criteri di accettazione e desiderabilità: ciò favorisce la limitazione della personalità perché ne baratta la certezza del risultato e sappiamo tutti che è più “comodo” muoversi sulle “certezze”. Ma bisogna essere consapevoli, però, che le certezze, la routine e gli schemi compulsivi conducono ad una sorta di gabbia senza sbarre che limiterà sempre più le possibilità espressive e prosciugherà il vero Se come accennato pocanzi. Non è vietato o dannoso utilizzare la maschera, ma bisogna far sì che sia solo uno strumento e non la parte di Se che lo definisca ed, ancor più, bisogna lasciare al Se tutte le possibilità espressive sane di cui è capace. A tal proposito, vi esorto a mascherarvi per il carnevale sia per esprimervi, sia per concedevi un momento goliardico e di leggerezza: a mio avviso, la maschera più rigida ed attaccata alla pelle la possiede chi non si maschera.

Un pensiero su “Maschere e Psiche”
  1. Una disamina attenta e puntuale della problematica affrontata. Lo stile narrativo di gradevole lettura. Complimenti vivissimi.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.