Scienze umane e sociali

Media, Società e Devianza: riflessioni per una criminologia critica

Adriano Russo

Adriano Russo

Sociologo, specializzato in criminologia critica, prevenzione e sicurezza sociale. Docente, formatore e progettista in ambito sociale e nei servizi integrati, adotta un approccio umanistico e sociologico nella scrittura e nella progettazione. "Credo nella trasparenza degli animi e delle coscienze".

Da molto tempo anche in Italia assistiamo ad un processo di spettacolarizzazione degli eventi criminali attraverso un processo di amplificazione, banalizzazione e manipolazione mediatica delle definizioni concettuali dei termini che caratterizzano la cosiddetta “questione criminale”. Fatti di cronaca nera ed episodi di microcriminalità (vecchi e nuovi) invadono con forza carta stampata e programmi televisivi, con un conseguente impatto sull’opinione pubblica. È risaputo che i discorsi di senso comune e le dinamiche relazionali degli individui sono influenzabili per effetto delle cornici percettive e cognitive nelle quali viene collocato il fenomeno sociale e/o criminale in questione.

Crimine ed Effetto “Pancia”

Le terminologie che definiscono questi quadri in tema di criminalità sembrano derivare perlopiù da una costruzione sociale della realtà riprodotta dalle agenzie di socializzazione (mass media) e funzionali ai meccanismi del controllo (politico) e della distinzione sociale. Inoltre, è anche attraverso queste influenze che l’individuo costruisce il proprio percorso di rappresentazione identitaria e la propria visione del mondo. L’analisi del crimine, inteso come effetto dei processi di criminalizzazione, non dovrebbe, ad esempio, mai prescindere dall’influenza del contesto storico culturale in cui l’atto deviante si riproduce e dalla interpretazione delle caratteristiche di soggettività, storicità ed imprevedibilità degli attori sociali che lo compiono e di quelli che lo sanzionano.

Al contrario, i messaggi più diffusamente veicolati – infarciti di allarmismo e riconducibili al cosiddetto “populismo penale” – sembrano rinforzare a volte un immaginario collettivo che si orienta tendenzialmente a legittimare gli assetti culturali e operativi che declinano in termini repressivi la “lotta alla criminalità”. La questione criminale presenta in questo senso elementi controversi e andrebbe analizzata sulla base della sua dinamicità, con una ricerca che sia in grado di cogliere la molteplicità di significati e contenuti che la caratterizzano evitando le semplificazioni e le riduzioni di complessità che la costringono in una sorta di calderone olistico (utile solo ad ottenere facili ed effimeri consensi in ambito politico e sociale).

criminologia critica

Teorie Della Criminalità

Da un punto di vista propriamente tecnico, l’interpretazione dello studio degli attori e dell’atto criminale risente dell’influenza da parte degli addetti ai lavori di teorie criminologiche “classiche” ma tuttora contestualizzabili. Alcune di queste teorie definiscono il deviante come outsider, colui che si discosta dai mezzi leciti per raggiungere mete di prestigio e di ascesa sociale in maniera razionale rispetto allo scopo.

In altri casi la devianza appare legata – in chiave criminogenetica – ai meccanismi di apprendimento sociale, quindi intesa come conseguenza di ciò che si impara in contesti sociali più o meno congeniali al potenziale individuo criminale (come i quartieri urbani più “degradati” e le aree territoriali più malfamate). In determinate situazioni, il malessere di colui che delinque deriverebbe da un disagio individuale nei confronti della società e da una situazione di “anomia sociale” (assenza o interiorizzazione problematica di norme e valori sociali di riferimento) che provocherebbe nel soggetto turbamento e disorientamento fino a determinare reazioni inusitate come aggressioni al semaforo di un incrocio stradale, all’uscita da una locale notturno oppure ad una riunione condominiale.

La devianza viene attribuita per altro verso ad una distorta socializzazione avvenuta in ambito familiare e lavorativo, o allo sviluppo di dinamiche gruppali basate sull’imitazione di modelli violenti e prevaricatori del comportamento delinquenziale, come nei casi di bullismo. Oppure ancora alla reazione illecita –a volte violenta- delle classi subalterne o dei gruppi di minoranza che vivono condizioni di discriminazione e svantaggio sociale.

Come si spiegherebbero invece ad esempio la criminalità proveniente dai colletti bianchi, la criminalità economica ( es: gara d’appalto pilotate) la criminalità industriale e ambientale e quella che si sviluppa nelle relazioni di potere e nella sfera politica?

criminologia critica

L’approccio della Criminologia Critica

La devianza e la criminalità ricevono una condanna morale e sostanziale da parte di un sistema penale che tende a ribadire gli stereotipi sul crimine attraverso la sua propria operatività selettiva. Pertanto, i processi di etichettamento, di stigmatizzazione e di criminalizzazione nei confronti del “deviante” e dell’atto criminale andrebbero analizzati in una prospettiva critica e decostruzionista a prescindere dalle riduzioni di complessità del fenomeno e dalla sua spettacolarizzazione mediatica.

L’interpretazione del crimine dovrebbe essere il più possibile libera da giudizi di valore analizzando i fatti in un contesto di significato negoziabile sulla base delle variabili situazionali, sociali ed individuali che definiscono gli atti e gli attori dei processi di criminalizzazione. Essi si possono riferire a fenomeni di microcriminalità, alla criminalità organizzata, al rapporto tra crimine e immigrazione, alla delittuosità minorile, alla violenza di genere: ciò che fa la differenza è l’approccio, ovvero il tentativo di interpretare la questione criminale attraverso quadri teorici e metodologici che affrontino questi fenomeni con riferimento alle determinanti strutturali e al loro darsi in qualità di costruzioni sociali.

criminologia critica

Tale approccio critico e costruzionista spinge ad una riflessione interattiva che vuole rispondere ad una esigenza sociale, nazionale ed internazionale. Un percorso che mira a focalizzare l’attenzione sulle strategie di prevenzione e di politiche di intervento nel campo delle devianze, della criminalità e del disagio individuale e sociale. L’obiettivo è guardare alle manifestazioni di “anormalità” in modo analitico e sistematico, evitando scorciatoie “moralistiche” e “terapeutiche”.

Continuate a seguirci su Plus Magazine