Moda mare: la storia. PARTE PRIMA

Il XX secolo verrà certamente ricordato come l’epoca delle rivoluzioni che hanno modificato le abitudini  ed il modo di pensare. Basti pensare ad internet ed all’uso degli smartphone, all’uomo sulla luna ed alla tv.

Questi piccoli e grandi cambiamenti hanno interessato anche la moda, settore in continua innovazione. 

Il costume da bagno, interpreta più di ogni altro capo di abbigliamento, l’evoluzione del pensiero e delle abitudini.

I primi bikini appaiono raffigurati in un mosaico romano ritrovato in Sicilia, ma dobbiamo attendere gli anni 50 per ritrovarlo sulle nostre spiagge.

L’abitudine di immergersi in acqua è poco diffusa nel Medioevo e Rinascimento. 

Verso la metà del 700 inizia a diffondersi in Francia  la moda di fare il bagno in corsi d’acqua naturali ed inizia a scoprirsi il benessere regalato da una bella giornata in spiaggia e da una nuotata in mare. 

Ovviamente l’abbigliamento era molto castigato e si evitava accuratamente di abbronzarsi, perché la pelle scura era il simbolo dei ceti più bassi. 

Sino agli anni 20 la moda mare non presenta importanti cambiamenti, salvo la rinuncia alle calze e la concessione delle prime scollature ed ai vestiti da bagno stile Impero. 

In Italia, nascono  i primi stabilimenti balneari e compaiono i primi costumi interi più comodi ma in lana, perché anche bagnata, non aderiva al corpo. L’evoluzione continua negli anni successivi, la lana viene sostituita da materiali più leggeri come il lino, adornato con rouches, ed in spiaggia o alle terme è di moda, indossare cappellini e proteggersi con  ombrellini parasole.
La tintarella inizia ad andar di moda. 

Negli anni ‘30 i costumi sono aderenti, vengono confezionati in Jersey o in seta elasticizzata e sono coperti da un pareo o da vestaglie lunghe. Il costume intero è sostituito dal due pezzi: calzoncini e reggiseno

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