Morte accidentale di un anarchico
“Anarchia non vuol dire bombe, ma giustizia, amor e libertà”
Nel cuore pulsante di Napoli, dove il teatro ancora sa scuotere coscienze e smuovere memorie, Antonio Latella riporta in scena al Teatro Bellini Morte accidentale di un anarchico di Dario Fo e Franca Rame, consegnandoci uno spettacolo che è al contempo rito civile, atto politico e vertigine teatrale.
Latella non si limita a dirigere: egli si confronta. Entra in un conflitto creativo con un testo incandescente, eredità ingombrante di un autore Premio Nobel che aveva saputo trasformare la tragedia italiana in farsa grottesca, e la farsa in grido civile. Il regista prende le distanze da ogni intento celebrativo per costruire invece un dispositivo scenico che è una trappola per lo sguardo, un ingranaggio visivo e concettuale che inchioda lo spettatore a una responsabilità: guardare, capire, riconoscere.

Il palcoscenico si fa corpo del delitto: una piattaforma lignea sagomata come il profilo umano lasciato dalla caduta, quasi una reliquia laica, un simulacro che non è soltanto Pinelli, ma ogni corpo caduto – metaforicamente o realmente – dalla finestra della Storia. Attorno a questa assenza parlante si muove un coro di figure deformate, pubblici ufficiali-fantocci che portano con sé, legati come zavorre, i propri ruoli e le proprie maschere, in un gioco attoriale che svela e amplifica la funzione teatrale del potere.
Su tutti domina il Matto, incarnato da un magistrale Daniele Russo. È lui il cuore pulsante dello spettacolo, l’elemento perturbatore che non solo destabilizza l’azione scenica, ma mette in crisi l’architettura stessa della verità. Russo abita il ruolo con una fisicità straripante, multiforme, capace di attraversare registri e maschere con una precisione che ricorda i giullari antichi e le intelligenze brucianti del teatro dell’assurdo. È un fool shakespeariano, certo, ma anche un hacker della narrazione, colui che inserisce il dubbio là dove sembrava esserci certezza.

Intorno a lui, si muove un ensemble compatto e rigoroso: Caterina Carpio (la giornalista), Annibale Pavone (il questore), Edoardo Sorgente (primo commissario e secondo agente) ed Emanuele Turetta (secondo commissario e primo agente).
Ogni attore è chiamato a un tour de force fisico e vocale, a tratti quasi acrobatico, in un montaggio serrato di scene che travolge lo spettatore con la forza di un’inchiesta travestita da commedia.
La macchina scenica – ideata da Giuseppe Stellato – amplifica questa dinamica: la scenografia non è cornice ma enigma, superficie su cui scivolano e precipitano le verità rimosse. I costumi di Graziella Pepe, le luci di Simone De Angelis, e il paesaggio sonoro firmato da Franco Visioli completano un’operazione drammaturgica potente, firmata con intelligenza da Federico Bellini.
Latella non riscrive Morte accidentale di un anarchico – e non sarebbe possibile, né lecito – ma lo rilegge nella carne del nostro presente. La morte di Giuseppe Pinelli, ferroviere anarchico, è il fulcro di un meccanismo storico mai risolto, un trauma che torna sotto forma di farsa. E se la sentenza parlò di “morte accidentale”, lo spettacolo mostra quanto poco vi sia di accidentale nella violenza del potere.

Più che un omaggio a Dario Fo, questa regia è un’esortazione a non voltarsi dall’altra parte. Una risata non come consolazione, ma come colpo d’ascia nel legno dell’ipocrisia. E quando il Matto proclama che “siamo immersi nella merda fino al collo, ma camminiamo a testa alta”, non è solo teatro: è un’istantanea amara, lucidissima, del nostro stare al mondo.
Uno spettacolo necessario. E profondamente vivo.
Morte accidentale di un anarchico di Dario Fo e Franca Rame regia Antonio Latella con Caterina Carpio, Annibale Pavone, Daniele Russo, Edoardo Sorgente, Emanuele Turetta drammaturgia Federico Bellini scene Giuseppe Stellato costumi Graziella Pepe musiche e suono Franco Visioli luci Simone De Angelis movimenti Isacco Venturini assistente alla regia Mariasilvia Greco foto di scena Flavia Tartaglia pupazzi realizzati presso il Laboratorio Alovisi Attrezzeria costumi realizzati presso il Laboratorio di Sartoria del Piccolo Teatro di Milano – Teatro d’Europa produzione Fondazione Teatro di Napoli – Teatro Bellini.