Di: Carmela D’Auria

Munno era, munno è. E non è latino. Ci sarà sempre qualcuno che sbircia nella vita altri e non solo da dietro i vetri. A’ ‘mbaccera è una figura mitologica: metà donna e metà finestra, possibilmente occhialuta, per scrutare lontano. Quando decisi di ritornare a casa, cioè nel mio sud profondo, abitai con una vecchia zia, per un certo periodo, ottenendo l’ approvazione di mio padre con un bieco ricatto: – Se non mi lasci andare, non vado più a scuola .Fu così che iniziò la storia del mio primo treno e delle prime scelte. Zi’ Eleonora fu categorica: scuola e casa.Ah, dimenticavo…e chiesa.In quel tempo ero secca secca e amavo indossare le minigonne, e per non urtare la sua morigerata sensibilità, prima di uscire dal vicolo, arrotolavo la gonna in vita, trasformandola in mini, ma la poca malizia dell’ età mi faceva trascurare un elemento fondamentale : ‘e mbaccere appunto, che scrutavano ogni mio movimento, annotando scrupolosamente ciò che potessero raccontare minuziosamente a mia zia.- Nepoteta, quanno esce si aza ‘avesta ! – corsero a raccontarle, facendo a gara per chi avesse visto di più.Da quel giorno mi accompagnò al pullman, fino a quando, per sfinimento, decisi di indossare solo pantaloni.È passata una vita da allora; in paese non vado quasi mai, ormai.Qualche mese fa, dovetti andare al comune per sbrigare delle faccende, camminavo con il naso per aria, passai davanti alla bottega di mio padre, pensando a come tutto fosse cambiato, eppur restato struggentemente uguale nella memoria. Il martello di zi’ Michele ‘o ferraro, Masto Davide ‘o sarto, la macelleria ‘e Liberato, Gemma ‘a magliara, l’edicola di Dante con i giornali esposti nella vetrina un po’ boemiene, ” ronna Telina” e il suo negozio di tutto un po’ con i confetti alla cannella, che con dieci lire me ne riempiva un sacchetto di carta, “Cicciantuno”‘ ‘o barbiere, Nennella ‘ a poteara , zia Ida con i merletti nella vetrina, il bar di Vizzone, quello ro’ Fanciullo, Luisa ‘a tabaccara.E poi la bottega di mio padre, Masto Mustino.Altro che centro commerciale!Ma sto divagando.Torniamo alle ‘mbaccere.Ero così assorta alla guida la macchina spaziotemporale della nostalgia che mi ritrovai davanti alle sentinelle di quello che ora si chiama gossip, senza accusarne la presenza: altre figure mitologiche, metà donna , metà sedia, a guardia dello ‘nciucio locale.Sembrava un plotone di esecuzione.- Ma tu si ‘a figlia ‘e Masto Mustino ? – mi apostrò una. – No – risposi.Calò il gelo.E continuai per la mia strada, lasciando a loro, uno scenario su cui poter ricamare.Mi avrebbero sottoposta ad un interrogatorio peggio di quello della Gestapo, con conseguenze disastrose alla mia salute tipo ‘l’ uocchi coglieno chiù re scoppettate’.Esistono vari tipi di ‘mbaccere: quelle chiaroveggenti, che quando ti incontrano, la domanda è :- Non t’ aggio visto chiù …mi penzavo che stivi poco bona – perché una malattia fa più audience di un paio di corna o di un trasferimento. Perché la commedia del dolore ha più intrecci melodrammatici e sei poi ha un epilogo tragico, tanto meglio.Naturalmente, ogni riferimento a fatti, luoghi o persone è effettivamente reale.

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